giovedì 23 ottobre 2008

UOY NAHT RETTEB


I'm so glad I'm better than you,
I'm so glad I'm better than you are.
I'm so glad I'm better than you,
I'm so glad I'm better than you are.

Sit here. Now look in the mirror -
Something's wrong, your face is distorted.
Feel the flow: there's blood in your body.
And you can see clearly every heartbeat you make.

Close your eyes, touch your mouth in the mirror -
That's the wound that is made where the past meets the future.
I'm so glad I'm better than you,
I'm so glad I'm better than you are.

I can see clearly through this veil of reality.
And I can remember the feel of your skin.
No you never knew me and you never will
When nothing's there, nothing is concealed.

I'm so glad I'm better than you,
I'm so glad I'm better than you are.
I'm so glad I'm better than you,
I'm so glad I'm better than you are.

[SWANS - BETTER THAN YOU]
 

giovedì 16 ottobre 2008

Ritratto dell'uomo medio...

NICK HORNBY - ALTA FEDELTA'
 
"[...] Ci vedi forse il tuo nome lì in mezzo, Laura? Ammetto che rientreresti fra le prime dieci, ma non c'è spazio per te fra le prime cinque; sono posti destinati a quel genere di umiliazioni e di strazi che tu semplicemente non sei in grado di appioppare."

 
"[...] In effetti, era talmente una brava ragazza che non mi lasciava mettere la mano non solo sotto, ma nemmeno sopra il reggiseno, e così la lasciai, anche se, chiaro, non le dissi perché. Lei pianse, e io la odiai per questo, perché mi fece stare male."

 
"[...] Leggi una qualsiasi rivista femminile e dappertutto vedrai la stessa accusa ripetuta all'infinito: gli uomini - questi ex ragazzini di dieci, o venti o trenta anni - a letto sono un disastro. Non gli interessano i « preliminari »; non sanno stimolare le zone erogene del sesso opposto; sono egoisti, avidi, goffi, grossolani. Queste lamentele alle mie orecchie suonano un po' ironiche. Prima, all'inizio, noi non volevamo altro che preliminari, ma alle ragazze non interessavano. Loro non volevano essere toccate, carezzate, stimolate, eccitate; anzi, se ci provavi, erano botte. Non stupisce quindi se adesso non siamo un granché in materia. Abbiamo trascorso due o tre lunghi anni, e assai formativi, a sentirci ripetere di togliercelo dalla testa. Poi, fra i quattordici e ventiquattro anni, i preliminari passano dall'essere qualcosa che i ragazzi vogliono e le ragazze no, a qualcosa che le donne vogliono e di cui gli uomini possono tranquillamente fare a meno...Se proprio devo dirlo, la coppia più riuscita sarebbe per me quella formata dalla donna delle riviste femminili e dal ragazzino di quattordici anni."

 
"[...] Fui freddo, con lei, la volta successiva che uscimmo, e quando alla fine del pomeriggio lei fece per baciarmi, me la scrollai di dosso. « Che senso ha? » le domandai. « Così non si arriva a niente. » E la volta dopo, quando mi domandò se volevo vederla ancora, stornai lo sguardo...Lei pianse, allora, e io la odiai perché mi faceva sentire in colpa, mentre era lei che mi obbligava a lasciarla."

 
"[...] La gente si preoccupa perché i ragazzini giocano con le armi, perché gli adolescenti guardano film violenti; c'è la paura che nei giovani finisca per imporsi una specie di cultura della violenza. Nessuno si preoccupa dei ragazzini che ascoltano migliaia di canzoni - migliaia, letteralmente - che parlano di cuori spezzati, e abbandoni e dolore e sofferenza e perdita. Le persone più infelici che conosco, dico in senso amoroso, sono anche quelle pazze per la musica pop; e non sono sicuro che la musica pop sia stata la causa della loro infelicità, ma so per certo che sono persone che hanno ascoltato canzoni tristi più a lungo di quanto non siano durate le loro tristi storie."

 
"[...] Se piaccio alle donne non è per le virtù che ho, ma per i vizi che non ho."

 
"[...] I nostri amici erano tutti accoppiati, le nostre carriere sembravano definite, avevamo paura di restare soli per il resto della vita. Soltanto le persone di una certa indole hanno paura di restare sole per il resto della vita a ventisei anni; noi avevamo quell'indole. Tutto ci sembrava molto più in ritardo di quanto fosse in realtà, e dopo pochi mesi Sarah venne a vivere da me.
Ma lo spazio non lo riempivamo mica. Non voglio dire che ci mancasse la roba...Voglio dire che né lei né io sembravamo abbastanza rumorosi, o abbastanza forti, di modo che quando eravamo insieme, mi rendevo conto che l'unico spazio che occupavamo era quello dei nostri corpi. A differenza di altre coppie, noi non riuscivamo a proiettare niente fuori di noi."

 
"[...] È una cosa che si vede ovunque: giovani della media borghesia, che cominciano a essere delusi dalla vita, e fanno cagnara nei ristoranti, nei club, nei bar. «Guardami! Non sono mica così annoiato come pensi tu! Io lo so come ci si diverte!» Tragico. Son contento di avere imparato a fare il musone e a restarmene a casa."

 
"[...] Lo so che è da stupidi, ma non voglio che Marie venga nel mio negozio. Se viene in negozio, c'è rischio che cominci a piacermi sul serio, e allora starei tutto il tempo ad aspettarla, e se davvero venisse sarei nervoso e stupido e probabilmente finirei col chiederle di uscire con me in chissà quale modo maldestro e tortuoso, e lei o non capirebbe, e io mi sentirei un idiota, o risponderebbe no, chiaro e tondo, ed egualmente mi sentirei un'idiota. E tornando a casa, dopo il concerto, già mi domando se Marie verrà domani. E se venisse domani, significherebbe qualcosa?
Cazzo. Odio tutta 'sta roba. Quanto bisogna diventare grandi perché passi?"

"[...] Io non conosco nessuno Ian. Laura non conosce nessuno Ian. Siamo stati insieme tre anni, e non le ho mai sentito nominare uno Ian. Non c'è nessuno Ian nel suo ufficio. Non ha nessun amico che si chiami Ian, non ha nessuna amica che stia con uno Ian. Non mi spingerò fino a sostenere che non ne ha mai conosciuto uno in tutta la sua vita - potrebbe ben esserci stato uno Ian a scuola, benché Laura abbia studiato in un istituto esclusivamente femminile - ma sono sicuro che dal 1989 a oggi Laura è vissuta in un universo non-ianico.
E questa salda certezza, questo ateismo ianico, dura finché non arrivo a casa. Sul davanzale dove in genere mettiamo la posta, appena dopo il portone d'ingresso, ci sono tre lettere in mezzo ai soliti menù dei pranzi a domicilio e ai bigliettini dei taxi: una bolletta per me, una lettera della banca per Laura... e un sollecito per il pagamento del canone televisivo indirizzato al signor I. Raymond, il tizio che fino a sei settimane fa viveva al piano di sopra."

"[...] Davvero non so mica perché questo aspetto risulti così rilevante. Ian potrebbe essere meglio di me a parlare, o a cucinare, o a lavorare, o a sbrigare il lavoro domestico, o a risparmiare soldi, o a guadagnare soldi, o a spendere soldi, o a capire i libri o i film; potrebbe essere più gentile di me, più bello, più intelligente, più pulito, più generoso, più premuroso, potrebbe essere una persona migliore di me in tutto ciò che più vi sta a cuore... e non m'importerebbe. Davvero. Accetto e capisco che non si può essere bravi in tutto, e io sono tragicamente inabile in diverse, importantissime aree. Ma il sesso è un'altra cosa; sapere che il tuo successore, a letto, è meglio di te è un pensiero assolutamente intollerabile, e non so come mai."

"[...] E io sono qui, in questo piccolo stupido appartamento, da solo, e ho trentacinque anni, e ho un buco di negozio che non va certo a gonfie vele, e i miei amici non mi sembrano affatto degli amici, bensì gente di cui per caso non ho perso il numero di telefono."

"[...] Così mi viene da pensare che sia importante avere qualcosa che funziona, nel lavoro o nella vita privata, altrimenti non è vita, ma sopravvivenza. Probabilmente, se vivessi in Bosnia, non avere la ragazza non mi sembrerebbe la cosa più grave del mondo, ma qui, a Crouch End, sì. Hai bisogno di zavorrarti più che puoi per non andare alla deriva; hai bisogno di gente attorno a te, hai bisogno di vedere camminare le cose, altrimenti la vita è come girare un film e finire i soldi, così non ci sono più scenari, né riprese in esterni, né comparse, ma solo un tizio che fissa la cinepresa senza niente da fare e nessuno a cui parlare, e chi ci crederebbe mai a un personaggio così?"

"[...] Non ho mai avuto una cotta selvaggia per Laura, e questo all'inizio mi dava da pensare circa le possibilità di un futuro a lungo termine: avevo sempre pensato - e visto com'è andata a finire, forse lo penso ancora adesso - che ogni rapporto ha bisogno di quella specie di spintone tremendo che la cotta rappresenta, è essenziale per darti l'abbrivio e farti superare le prime salite. Poi, quando l'energia di quel primo spintone si esaurisce e cominci a rallentare e quasi a fermarti, allora occorre guardarsi attorno e vedere cosa si è ottenuto. Forse una cosa completamente diversa da quella che c'era all'inizio, oppure è all'incirca la stessa, ma più delicata e più calma, oppure ti ritrovi in mano solo un pugno di mosche."

"[...] Capisco che c'è bisogno di incontrare il nuovo per poter eliminare il vecchio - bisogna essere incredibilmente coraggiosi e maturi per lasciare qualcuno solo perché le cose non funzionano più troppo bene."

"[...] Sono contento di essere un uomo, credo, ma certe volte non sono affatto contento di essere un uomo del tardo ventesimo secolo. Certe volte preferirei essere mio padre. Lui non ha mai dovuto preoccuparsi di cosa fare per fare venire una donna, perché non ha mai saputo che c'era qualcosa di particolare da fare; non ha mai dovuto preoccuparsi di che posto occupava nella classifica delle cento più calde notti di tutti i tempi di mia madre, perché lui era il primo e l'ultimo della lista."

"[...] Mi piace un sacco Marie, è spiritosa e vivace, è carina e piena di talento, però chi diavolo è? Non lo dico in senso filosofico. Voglio semplicemente dire che non so niente di lei, allora cosa ci faccio nel suo letto? Ci dovrà ben essere, per me, un posto migliore di questo, più sicuro, più amico, no? Ma so che non c'è, non in questo momento, e la cosa mi terrorizza.
Mi alzo, trovo i miei eleganti boxer, la mia canottiera, vado in soggiorno, rovisto nella tasca della giacca, trovo le sigarette e mi siedo nel buio a fumare. Dopo un po' si alza anche Marie, e viene a sedermisi accanto.
« Stai chiedendoti cosa ci fai tu qui? »
«No. È solo che... »
«Perché, se può aiutarti saperlo, è quello che mi sto chiedendo io. »
« Credevo di averti svegliata. »
« Non mi ero ancora nemmeno addormentata. »
« Dunque ti sei interrogata più a lungo di me. Risolto niente? »
« Non ne sono troppo sicura. Ho avuto una brutta settimana. »
« Cos'è successo? »
« Niente. Una brutta settimana dentro la mia testa, punto e basta. »
Prima che andassimo a letto insieme, c'era almeno una certa pretesa che si trattasse di qualcosa che entrambi desideravamo...Adesso ogni pretesa di questo genere sembra scomparsa, e non ci resta che affrontare il fatto che stiamo seduti qui a parlare."

"[...] Sarebbe troppo lungo spiegarle di Marco e Charlie, e di come siano stati loro, in un certo senso, a creare Sarah, perché senza Marco e Charlie non ci sarebbe stata nessuna Sarah; e di come Sarah e il suo ex, quello che voleva diventare qualcuno alla BBC, hanno creato me; e di come Rosie, la noiosa dell'orgasmo simultaneo, e io abbiamo creato Ian. È solo che nessuno di noi ha avuto la vitalità o il talento di fare canzoni. Noi componiamo solamente con la vita, il che è molto più incasinante, e costa molto più tempo, e non lascia niente che la gente possa fischiettare."

"[...] Cos'è andato storto? Tutto e niente.
Niente: abbiamo passato una serata carina, abbiamo fatto del sesso che non ha umiliato né lei né me, abbiamo avuto persino una conversazione antelucana che io, e probabilmente anche lei, ricorderemo per secoli e secoli.
Tutto: quella stupida faccenda di non riuscire a decidere se andare a casa o no; la brillante partenza e poi la scoperta che non avevamo più molto da dirci; il modo in cui ci siamo separati.
Non si tratta del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto; più che altro è come se avessimo versato mezza pinta in un boccale da una pinta. Ma dovevo vedere quanta birra c'era, e adesso lo so."

"[...] Barry si preoccupa per la piega che ha preso la sua vita; è solo, e le persone sole sono le più amare di tutte."

"[...] Forse noi viviamo troppo protesi verso un apice, dico noi che assorbiamo emozioni da mattina a sera, e di conseguenza non riusciamo mai a sentirci semplicemente contenti: noi dobbiamo essere o disperati, o al settimo cielo, e questi sono stati d'animo difficili da raggiungere in una relazione stabile e solida."



"[...] « Bene. Allora come restiamo intesi? »
« Boh. » E sbatto giù il telefono - non dopo avergli lanciato qualche micidiale frecciata, e nemmeno dopo un torrenziale fiotto di insulti, ma dopo un semplice « Boh ». Questo gli insegnerà qualcosa che non dimenticherà.

lui: Bene. Allora come restiamo intesi?
io: Restiamo intesi che sei una piccola patetica nullità. Liz ha perfettamente ragione sul tuo conto. [Giù la cornetta]
lui: Bene. Allora come restiamo intesi?
io: Nessuna intesa fra noi, Ian. Fossi in te, cambierei il numero di telefono. Cambierei indirizzo. Un giorno non molto lontano ripenserai alle dieci telefonate a notte come a un'età dell'oro. Occhio, ragazzo. [Giù la cornetta.]

 
lui: Se decidesse di non vedermi più, saprei rispettare la sua decisione.
io: Se decidesse di non vederti più, rispetterei la sua decisione. E rispetterei lei. E anche i suoi amici la rispetterebbero. Tutti sarebbero più felici. Il mondo sarebbe un posto migliore. [Giù la cornetta.]

 
lui: Sono Ian. Ray.
io: Vaffanculo. [Giù la cornetta.]

 
Oh, beh.
Oh, beh, un bel niente. Avrei dovuto dirgli una di queste cose qui. Avrei dovuto usare almeno una parolaccia. Avrei dovuto minacciarlo e con violenza. Non avrei dovuto attaccare dopo un « Boh ». Queste cose mi distruggono, mi logorano, e finirò per crepare di cancro o di mal di cuore o qualcosa del genere. Tremo e continuo a tremare, e riscrivo la scena nella mia testa finché non diventa un distillato di veleno, e la cosa non aiuta affatto."


 
"[...] Nell'ultimo paio d'anni, le fotografie di me da ragazzino, quelle che un tempo non volevo che le mie fidanzate vedessero...beh, hanno cominciato a farmi venire un certo pizzicorino. Non si tratta di vera e propria infelicità, è una specie di sommesso, profondo rammarico.
Ce n'è una in cui ho un cappello da cowboy e punto il fucile verso l'obbiettivo, cercando invano di sembrare un cowboy, adesso quasi non riesco a guardarla.
Continuo a provare l'impulso di scusarmi con quel piccoletto: « Mi spiace, ti ho abbandonato. Avrei dovuto aver cura di te, ma ho fallito: ho preso le decisioni sbagliate nei momenti sbagliati, e così tu sei diventato me »."

"[...] « Ma sono tuoi. »
« No, non sono veramente miei. Li hai comprati per me, lo so, e sei stato davvero molto dolce a regalarmeli, ma è stato quando cercavi di farmi diventare te. Non posso prenderli. So che starebbero lì a fissarmi, e io mi sentirei a disagio a vedermeli intorno..."

"[...] La relazione con Laura mi diede un senso di appartenenza a un luogo. E se perdi questo senso di appartenenza, ti viene nostalgia di casa."

"[...] Devi sempre trovar qualcosa, quando uno muore, in modo da sentirti pieno di rimorsi, e torturarti per i tuoi errori e le tue mancanze, e io ci sto provando, sul serio. Ma non riesco a scoprire errori e mancanze. Lui era il padre della mia ex fidanzata, giusto? Cosa dovrei provare?"

"[...] « Mio padre si può dire che mi conosca più adesso, da morto, che prima, quando era vivo. »
« E di chi era la colpa? »
« Sua. Era proprio lo stereotipo del Grande Padre, lui, sempre troppo occupato e troppo stanco. E di questo soffrii molto, sai, dopo che morì, ma alla fine mi sono resa conto che in fondo allora io ero solo una bambina, e in più una brava bambina. La cosa dipendeva da lui, non da me. »."

"[...] « E di Ray che mi dici? »
«Ray è un disastro. Non so proprio come sono finita in questa storia, davvero, senonché certe volte c'è bisogno di qualcuno che, come una bomba a mano, scoppi nel bel mezzo di una relazione malmessa, facendola saltare.»
Mi piacerebbe esaminare, scendendo nei dettagli, le varie cose in cui Ray è un disastro; in realtà, vorrei stendere una lista scrivendola sul retro di un sottobicchiere che conserverei per sempre. Sarà per un'altra volta."

"[...] « Allora cosa dovrei fare? »
« Non lo so. Qualcosa. Lavorare. Vedere gente. Guidare una pattuglia di giovani esploratori, o magari aprire un locale. Qualcosa di più che startene lì ad aspettare che la vita cambi, badando sempre a lasciarti aperte tutte le strade. Continueresti a lasciarti aperte tutte le strade per il resto dei tuoi giorni, se potessi."

"[...] Voglio solo dire che se credi in una relazione monogamica a lungo termine, allora devi accettare che alle persone succedano delle cose, o anche non succedano. Altrimenti, che senso ha?"

sabato 30 agosto 2008

Seguendo sentieri imprevedibili...




...la nostalgia...percorre il ricordo a ritroso, fino a raggiungere le emozioni...seguendo sentieri del tutto imprevedibili!! :-S

sabato 16 agosto 2008

Overburdened




Fate is so unkind
Now I should have known
Blind leading the blind
Reaping what I've sown
If it all amounts to nothing
Why, then, am I standing in this line?

 
Hell is still overburdened
I must stand and wait in line
I may never know for certain
When will be my time
How was I considered evil?
Pleasures taken in this life
Someone granted me reprieval
Decades spent in strife

 
Led to nothing
Repeated in my mind
Led to nothing
If only I was born another time

 
Hell is still overburdened
I must stand and wait in line
Hell is still overburdened
How have I been so determined malign?

 
It's the closing of the curtain
In the play that was my life
Countless chapters left unopened
Tragedies inside
I was fighting for a reason
Holy blessed homicide
Seems I have committed treason
All I've sacrificed

 
Led to nothing
Repeated in my mind
Led to nothing
If only I was born another time

 
Hell is still overburdened
I must stand and wait in line
Hell is still overburdened
How I have been so determined malign?
Hell is still overburdened
I must stand and wait in line
Hell is still overburdened
How I have been so determined malign?

 
Fate is so unkind
Now I should have known
Blind leading the blind
Reaping what I've sown
If it all amounts to nothing
Why, then, am I standing in this line?

 
Hell is still overburdened
I must stand and wait in line
Hell is still overburdened
How I have been so determined malign?
Hell is still overburdened
I must stand and wait in line
Hell is still overburdened
How I have been so determined malign? 


[DISTURBED - OVERBURDENED]

sabato 2 agosto 2008

...Mi piace demolire facciate di cartapesta (4)...

DENNIS LEHANE - PIOGGIA NERA

"Il suo orecchio riusciva a sentire una piuma posarsi sulla superficie della luna."

"Il temporale era scoppiato all'improvviso mentre uscivo dalla macchina, lacrime piovute da una nuvola solitaria sospesa in un cielo altrementi limpido."

...Mi piace demolire facciate di cartapesta (3)...

DENNIS LEHANE – LA CASA BUIA

"Di solito, quando si sta a lungo con una donna, la prima cosa a cui ci si abitua è la bellezza. L'intimità ti spinge a sottovalutarla, tu sai che c'è, ma il suo effetto diminuisce. Come un vino che ti soddisfa ma non ti fa ubriacare. Ma con Angie è diverso. Ci sono ancora dei momenti ogni giorno nei quali, quando la guardo, sento una fitta di dolore nel petto, tanto è dolce quello che suscita in me."

"Sembrava che Dio avesse scelto lei per la parte di Grande Vittima della Vita. A noi tutti non restava che fare un passo indietro adesso. La gara era finita."

"Sai," rispose Big Dave "sei molto eccitante. Se mai volessi fare un giro con un vero uomo, chiamami."
Angie disse: "Ne conosci qualcuno?"

"Una donna intelligente, orgogliosa e bella entra in un posto come questo e gli uomini vedono un barlume di tutto quello che si sono persi, tutto quello che non potranno mai avere. Odio, invidia e rimorso esplodono tutti in un colpo solo nei loro piccoli cervelli. E decidono di far soffrire anche la donna, di farle rimpiangere la sua intelligenza, la sua bellezza e soprattutto il suo orgoglio. Decidono di fargliela pagare, di inchiodarla al bancone e togliersi la voglia."

“Non è prigioniera del suo piccolo mondo, è che non vede niente che la possa interessare.”

“E se sentiva di avere messo a nudo qualche parte di se stessa la notte prima, di essere stata vulnerabile o debole (il che per lei era la stessa cosa), una foschia sottile e fredda la circondava come la nebbia che gravava sul terreno all’alba. Potevi vederla, essere certo che era lì, ma poi le levavi gli occhi di dosso per un secondo e lei spariva, si era ritirata nella sua nebbia bianca, non ne veniva fuori per un po’.”

“L’autunno moriva in technicolor tutt’intorno a noi. Gialli brillanti e rossi infuocati, arancioni e verdi rugginosi dipingevano le foglie che si staccavano dai rami e si adagiavano sull’erba. Quell’odore pungente di foglie morte, così tipico dell’autunno, riempiva le folate d’aria che passavano sui nostri vestiti…Il sole spandeva una tinta pastello che si intonava con le foglie più scure.”

“Se sono veramente arrabbiato, se nella mia testa scatta quell’interruttore, la mia voce cambia, diventa fredda e monotona, mentre un’intensa vampata rossa mi esplode nel cervello e spazza via tutto: paura, razionalità ed empatia. E, più intensamente risplende il rosso, più freddo mi diventa il sangue, finchè si trasforma in un fiume di ghiaccio, e il tono monotono diventa un sussurro…Quel sussurro, solitamente senza preavviso, è poi spezzato dalla furia dei miei muscoli che scattano.”

"Quelli che lo ricordavano, liquidavano con una scrollata di spalle il gelo della memoria, immergevano la testa nella pagina dello sport o la alzavano verso l'autobus che si avvicinava. "Il mondo è un posto terribile" pensavano. "Ogni giorno succedono cose terribili. L'autobus è in ritardo"."

"E' il dover accettare nella tua mente che qualcuno non c'è più, mentre il tuo cuore non si placa mai completamente."

“Non penso che la società abbia il diritto né le capacità per giudicare.
Io mi fido di me stesso. Conosco le conseguenze delle mie azioni. Io non mi fido della società.
Mi piace demolire facciate di cartapesta. Questo non fa di me un brav’uomo. Fa di me un uomo che odia la gente che si nasconde, che fa finta di essere quello che non è.”
“Ma se la società non funziona…come viviamo noi, presunti uomini onesti?”
“Ai margini.”

“Forse era soltanto il fatto che più sono determinato a tenere a distanza certi ricordi, più è probabile che mi concentri sui particolari, piccole cose, una parola o una frase pronunciate casualmente che mi risuonano incessantemente nei pensieri.”

"Per un lungo tempo nessuno disse niente. In quel duro involucro di silenzio, sentivo il mondo scricchiolare sul suo asse."

...Mi piace demolire facciate di cartapesta (2)...

DENNIS LEHANE - BUIO PRENDIMI PER MANO

"Un timido sole cercava di farsi strada attraverso la coltre compatta del cielo, come un'arancia intrappolata sotto la superficie di uno stagno ghiacciato."

"Anche la sua voce era diventata più profonda dall'ultima volta che l'avevo sentita, anche se era ancora lieve e inafferrabile, quasi da far pensare che il vento potesse portarla via prima che le parole avessero il tempo di fermarsi."

"La politica era l'ultima grande casa sull'albero e se si riusciva ad entrarci con gli amici giusti, poi si poteva togliere la scala e non far salire gli scemi che erano rimasti di sotto."

"C'è già abbastanza male in ogni essere umano che si alza al mattino, va a lavorare e si ritiene una persona sufficientemente a posto. Magari tradisce la moglie, forse tenta di fare le scarpe al collega, forse, nel profondo del cuore, pensa che al mondo ci siano una o due razze inferiori alla sua. Molto spesso arriva alla morte senza essere stato costretto ad affrontare le proprie contraddizioni, sicuro di essere nel giusto."

"Tipico di Angie. Con tutti i suoi vàafartifotterenonhobisognodinessuno, Angie non è capace di staccarsi dalle cose e dalle persone. Non sa dire addio a niente. E' la sua debolezza."

"Ma si possono amare più cose o più persone contemporaneamente. Siamo esseri umani, cioè sostanzialmente confusi."