La mia prima infanzia fu disastrosa. Piatti volanti, scene isteriche, sberle, mio padre diventava ogni giorno più aggressivo e paranoico. Con la mia nascita si era rotto qualcosa nel suo cervello, come se fosse partita via una molla. Mia madre era troppo occupata a combattere l'inutile guerra contro di lui per occuparsi di me, quindi, figlia unica, presi questo strano vizio di parlare da sola e con le cose, e costruii una dimensione alternativa dove poter fare tana e salvarmi, mentre fuori imperversava il caos, la casa inghiottita dalle urla.
La prima cosa che dovete sapere sulla nostra lingua è che le parole ti arrivano in ordine sparso. Dialogo tipico:
"La maglia, mettitela!"
"Che la maglia mi devo mettere?"
"Quella una cosa sempre ci vuole la sera."
Se riuscite a mettere in costruzione il foggiano, fare la parafrasi di Guido Guinizzelli vi parrà una bazzecola. L'unica cosa che rende incerta la parentela con lo Stilnovo è la ripetuta presenza di questa misteriosa COSA, di questo IT, di cui è bene imparare da subito il potenziale semantico in modo da poter avere spedite conversazioni. Una COSA può essere una donna ("Ho visto Cosa"), un uomo ("Ho visto Coso"), un fatto eclatante ("Ho visto cose"), un oggetto ("Non trovo il coso"), un cazzo ("E che cosa!"), tutto ("tuttocoso") e, in generale, quanto può tornarti utile quando esci di casa: un pacchetto di crackers, una maglia, un ombrello. Quando esci, si sa, te la devi sempre portare una COSA.
Altrettanto polivalente è il FATTAPPOSTO. Solo che il FATTAPPOSTO è un oggetto di livello tecnologico superiore, di cui, normalmente, si ignora il funzionamento. Il doccino della vasca, l'accendigas, lo spremiagrumi sono delle COSE finchè non si rompono: allora quelli che fino a ieri erano strumenti pratici e affidabili, delle COSE appunto, un giorno ti si ritorcono contro diventando repentinamente dei FATTAPPOSTI, soprattutto se non hai idea di come si aggiustino ("Mi si è rotto il fattapposto della lavatrice"). Ma niente panico: c'è COSO, tuo marito, che bene o male s'intende di FATTAPPOSTI.
"La maglia, mettitela!"
"Che la maglia mi devo mettere?"
"Quella una cosa sempre ci vuole la sera."
Se riuscite a mettere in costruzione il foggiano, fare la parafrasi di Guido Guinizzelli vi parrà una bazzecola. L'unica cosa che rende incerta la parentela con lo Stilnovo è la ripetuta presenza di questa misteriosa COSA, di questo IT, di cui è bene imparare da subito il potenziale semantico in modo da poter avere spedite conversazioni. Una COSA può essere una donna ("Ho visto Cosa"), un uomo ("Ho visto Coso"), un fatto eclatante ("Ho visto cose"), un oggetto ("Non trovo il coso"), un cazzo ("E che cosa!"), tutto ("tuttocoso") e, in generale, quanto può tornarti utile quando esci di casa: un pacchetto di crackers, una maglia, un ombrello. Quando esci, si sa, te la devi sempre portare una COSA.
Altrettanto polivalente è il FATTAPPOSTO. Solo che il FATTAPPOSTO è un oggetto di livello tecnologico superiore, di cui, normalmente, si ignora il funzionamento. Il doccino della vasca, l'accendigas, lo spremiagrumi sono delle COSE finchè non si rompono: allora quelli che fino a ieri erano strumenti pratici e affidabili, delle COSE appunto, un giorno ti si ritorcono contro diventando repentinamente dei FATTAPPOSTI, soprattutto se non hai idea di come si aggiustino ("Mi si è rotto il fattapposto della lavatrice"). Ma niente panico: c'è COSO, tuo marito, che bene o male s'intende di FATTAPPOSTI.
Un certo tasso di menzogna fa parte della vita. Alla vicina di casa che ti chiede come stai, non è certo il caso di rovesciare addosso il tuo barile di sventure, devi rispondere che va tutto bene, mamma e papà stanno bene, il cane bene. Alla collega che ti chiede se è ingrassata, devi rispondere di no, che è rotondetta, che i fianchi le donano. All'uomo che ti chiede se ti è piaciuto, devi rispondere che oh, mio Dio se ti è piaciuto, come se non ti è piaciuto, ti è piaciuto una cifra, un bordello, un casino - ma che domande, certo che ti è piaciuto. Si chiamano convenzioni sociali e si acquisiscono nel momento di passaggio tra l'adolescenza e la vita adulta: in quel momento, evidentemente, io non c'ero. O ero al bagno.
Tra l'altro, bisogna chiedersi se in una relazione di coppia stretta, intima, sincera, salda, le convenzioni abbiano senso di esistere oppure no. Io sono decisamente la persona sbagliata cui porre la domanda...Sono assolutamente persuasa che tutti i nodi vengano al pettine, che il diavolo faccia le pentole ma non i coperchi, che le bugie abbiano le gambe corte. La verità, per me, semplifica la vita.
Tra l'altro, bisogna chiedersi se in una relazione di coppia stretta, intima, sincera, salda, le convenzioni abbiano senso di esistere oppure no. Io sono decisamente la persona sbagliata cui porre la domanda...Sono assolutamente persuasa che tutti i nodi vengano al pettine, che il diavolo faccia le pentole ma non i coperchi, che le bugie abbiano le gambe corte. La verità, per me, semplifica la vita.
Finimmo, naturalmente, avvinghiati in un bacio travolgente, davanti al gate, in mezzo alle valigie. Dopo due minuti, ci tenne a specificare che non intendeva cominciare una relazione perchè non se la sentiva (originale!). Lui, disse, era un tipo che non si impegna. Però ci saremmo potuti vedere, frequentare. Essere buoni amici. Solite palle.
La storia con Michele seguì pedissequamente lo schema. Dopo qualche settimana di amichevoli slinguate, infatti, volle farmi "un discorso"...Il "discorso" era che aveva cambiato idea, si era innamorato di me e voleva stare insieme-insieme.
A me i "discorsi" sulle relazioni fanno sempre un po' ridere. Questo vano tentativo di categorizzare l'incategorizzabile, come avrebbe voluto Kant, questa voglia di infilare un rapporto in uno schema, di chiamarlo, nominarlo, definirlo, perimetrarlo, mi suscita, se va bene, tenerezza, altrimenti, una certa orticaria.
Ovviamente, la nostra relazione non sarebbe cambiata, nei fatti, nel passaggio da "non-proprio-insieme" a "insieme-insieme". Chiamarla con un altro nome non ne avrebbe modificato la sostanza. Ad ogni modo, per evitare rotture di coglioni supplementari, si fa come con il computer: si clicca sempre su OK.
Anche il buon Michele dimostrò nel giro di poco, pochissimo tempo, di non sapere assolutamente cosa cazzo volesse dalla vita, collocandosi così nell'illustre solco dei suoi numerosi predecessori. Il primo segnale arrivò una sera a cena...Nonostante il panorama, lui aveva un'aria come se gli avessi ucciso la mamma.
"Tutto bene?"
"No. In realtà, non sono convinto di questa relazione. Mi sento soffocare."
Diosanto, quante volte ho sentito questa frase? Novemila? Diecimila? Che gigantesca rottura di palle, che noia abissale.
"Allora lasciamoci."
"Oh, no! Sto benissimo con te, non sono mai stato così bene con una ragazza."
"Allora cosa vuoi fare?"
Nessuna risposta, il programma ha eseguito un'operazione non valida e non risponde, salvare le modifiche? OK.
La storia con Michele seguì pedissequamente lo schema. Dopo qualche settimana di amichevoli slinguate, infatti, volle farmi "un discorso"...Il "discorso" era che aveva cambiato idea, si era innamorato di me e voleva stare insieme-insieme.
A me i "discorsi" sulle relazioni fanno sempre un po' ridere. Questo vano tentativo di categorizzare l'incategorizzabile, come avrebbe voluto Kant, questa voglia di infilare un rapporto in uno schema, di chiamarlo, nominarlo, definirlo, perimetrarlo, mi suscita, se va bene, tenerezza, altrimenti, una certa orticaria.
Ovviamente, la nostra relazione non sarebbe cambiata, nei fatti, nel passaggio da "non-proprio-insieme" a "insieme-insieme". Chiamarla con un altro nome non ne avrebbe modificato la sostanza. Ad ogni modo, per evitare rotture di coglioni supplementari, si fa come con il computer: si clicca sempre su OK.
Anche il buon Michele dimostrò nel giro di poco, pochissimo tempo, di non sapere assolutamente cosa cazzo volesse dalla vita, collocandosi così nell'illustre solco dei suoi numerosi predecessori. Il primo segnale arrivò una sera a cena...Nonostante il panorama, lui aveva un'aria come se gli avessi ucciso la mamma.
"Tutto bene?"
"No. In realtà, non sono convinto di questa relazione. Mi sento soffocare."
Diosanto, quante volte ho sentito questa frase? Novemila? Diecimila? Che gigantesca rottura di palle, che noia abissale.
"Allora lasciamoci."
"Oh, no! Sto benissimo con te, non sono mai stato così bene con una ragazza."
"Allora cosa vuoi fare?"
Nessuna risposta, il programma ha eseguito un'operazione non valida e non risponde, salvare le modifiche? OK.














