Tratto da: SERENA FOGLIA - IL LIBRO DELLE STREGHE
e VANNA DE ANGELIS - IL LIBRO NERO DELLA CACCIA ALLE STREGHE
e VANNA DE ANGELIS - IL LIBRO NERO DELLA CACCIA ALLE STREGHE
Nel 1484 Innocenzo VIII promulgò la bolla Summis Desiderantes, che sanciva ex cathedra la caccia alle streghe.
Con questa bolla il Papa sanzionava ufficialmente l'opera di due inquisitori domenicani, Jacob Sprenger e Heinrich Kramer (noto come Institor, forma latinizzata del suo cognome), ai quali veniva affidata la repressione della depravazione stregonica.
Il Malleus Maleficarum (Il Martello delle Streghe), compilato dai due domenicani e pubblicato nel 1486, divenne nei due secoli seguenti la summa contra maleficas, il testo fondamentale che stabiliva l'indissolubile legame tra stregoneria e sesso femminile. Divenne anche il testo che, definendo il crimine religioso-sociale compiuto dalle streghe, ne autorizza la soluzione finale (exterminium maleficarum). Usato come corpus iuris (codice di giurisprudenza) su cui si basarono i giudici e gli inquisitori nei processi celebrati fino al 1600, il Malleus è un dotto, pedante, feroce, incredibile documento di ossessiva, fanatica misoginia.
Suddiviso in tre parti, il Malleus argomenta, discute, analizza ogni aspetto della pratica e della teoria stregonica. Nella prima parte, gli autori si impegnano a sostenere che l'esistenza delle streghe è effettiva e reale e che negare il loro potere equivale a commettere crimine di eresia. Si soffermano sulle ragioni per cui le donne hanno tutte le caratteristiche per cedere alla tentazione del demonio, ed esaminano i malefici compiuti dalle streghe, nonchè le pene che i savi giudici devono infliggere a queste sciagurate.
Le argomentazioni usate dai due domenicani a dimostrazione dell'inferiorità, della malignità, della perversità della donna si basano sulla premessa che, essendo essa nata dalla costola di Adamo, che è di forma ricurva, la donna ha una struttura fisica "difettosa", quindi anche la sua indole non può che essere inferiore.
Essere imperfetto per natura, la donna non può che portar sciagure. Nessuna difficoltà a dimostrare la insita perversa stupidità femminile: tutta una schiera di saggi si ingegnarono a dimostrare che la donna è peggio della morte, perchè l'opera della Grande Falciatrice è manifesta, mentre la donna subdolamente agisce per rovinare l'uomo nell'anima e nel corpo, essendo essa -Eva docet- complice e vassalla di Satana. Nel Malleus gli autori ringraziano il Creatore per averli fatti nascere maschi: la peggiore disgrazia che poteva capitare loro sarebbe stata quella di nascere femmina. E quindi di indole cattiva, cervello incapace di distillare una sia pur minima riflessione, lingua sfrenata, curiosità morbosa, inaffidabilità totale e soprattutto lussuria. I nati maschi, pur minacciati dal costante pericolo di venir rovinati da una donna, grazie al loro naturale ingegno e al privilegiato rapporto con il Signore, possono essere santi, asceti, guerrieri, imperatori, papi, teologi, filosofi, artisti. Le donne no, come tutti sanno...
Nella seconda parte del Malleus, gli autori descrivono la prassi usata dalle streghe per rendere operanti i malefici e precisano le regole per impedirne o neutralizzarne gli effetti. Essi attingono alla personale esperienza, che certo non fa loro difetto, poichè entrambi hanno ricoperto il ruolo di inquisitori. Per timore di lasciarsi sfuggire qualche particolare, Sprenger e Kramer distinguono le mulieres pythonicae, donniciuole superstiziose dedite ad arti divinatorie, e le maleficae, vere streghe sataniche che essi ritengono appartenere ad una setta segreta, per accedere alla quale bisogna rinnegare Dio e giurare fede al Demonio. Gli autori precisano di aver ricavato questa convinzione dalle testimonianze rese dalle streghe nei processi da loro istituiti.
Nella terza parte del Malleus, dedicata alle norme da seguire nei processi contro le streghe, gli autori trasformano il loro zelo misogino in un preciso e rigido codice procedurale. Il potere del giudice vi risulta assoluto, la colpevolezza dell'imputata indiscutibile, la sua difesa impossibile, la tortura necessaria e probante della colpa, confessione e pentimento del tutto superflui, condanna ed esecuzione inevitabili. Vengono, in seguito, elencati gli indizi in base ai quali si può sospettare una donna d'essere una strega. Sono indizi che traggono origine dalla delazione, dalla calunnia, dalla vendetta, dai rancori, dall'invidia, in una parola da tutti i possibili vizi dell'animo umano sollecitati ed esaltati dal fanatismo della crociata antisatanica, nonchè dalla struttura sociale e dalle condizioni ambientali dei paesi e villaggi in cui la "caccia" aveva luogo.
Lo stravolgimento della realtà non sembra possibile neppure in nome del fanatismo più estremo. I due domenicani toccano tuttavia il vertice dell'assurdo nei capitoli riguardanti il sesso. Poichè la donna, che è un essere perfido e malvagio, eccelle nei peccati capitali quali l'infedeltà, la menzogna, la lussuria, anche la strega, la quale copula con il Demonio pur non potendo ricavarne piacere, ricava da questa congiunzione carnale dei poteri che le permettono di operare i cosìdetti "malefici venerei". Sprenger e Kramer si affrettano ad enumerarli. Apprendiamo così che le streghe possono impedire le forze generative, spingere l'uomo a dissolutezze sessuali, tramutarlo in bestia, e sono persino in grado di asportare il membro virile. Su quest'ultimo punto gli autori dissertano a lungo per stabilire se il fatto accade veramente oppure se le streghe inducono nell'uomo la convinzione di crederlo mancante. Concludono a favore della seconda ipotesi.
Quanto, infine, alle norme da seguire prima e durante i processi, i due domenicani raccomandano di perquisire accuratamente la casa delle imputate in modo da impedire loro di portare seco erbe, filtri o altri oggetti magici con i quali potrebbero procurarsi il "maleficio del silenzio". Per la stessa ragione l'imputata deve essere condotta in carcere in una gerla. Se toccasse terra potrebbe, anche in questo caso, acquisire la capacità di tacere le sue colpe.
Prima del processo l'imputata doveva essere accuratamente rasata in modo da verificare dove si nascondesse il marchio diabolico, anche trafitta con lunghi spilloni per essere certi che non fosse sfuggito il sigillo diabolico. Se durante questa operazione un punto del corpo dell'imputata non sanguinava, era la prova irrefutabile della sua appartenenza alla satanica congrega. Se durante il processo l'imputata taceva, ciò significava che il Diavolo la sosteneva. Se parlava, negava o si difendeva, la connivenza con il Demonio era dimostrata. Era colpevole sia che sotto tortura gridasse, urlasse, implorasse, sia che stoicamente tacesse. Se per i tormenti inflitti, infine, moriva, la colpa non era dei giudici, bensì di Satana che si era preso la sua preda legittima sottraendola alla pena del rogo.
Gli autori non risparmiano nemmeno ai giudici saggi consigli, esperte raccomandazioni. Sarà opportuno che costoro si muniscano di breviari, di acqua benedetta, di sante croci. Soprattutto dovranno evitare di incontrare lo sguardo delle inquisite che, ammaliandoli, potrebbero muoverli a compiacenza o compassione. Per difendersi dai subdoli incantesimi, che durante i processi le malefiche potrebbero operare, agli inquisitori sarà permesso di pronunciare delle litanie, in cui il nome di Gesù, dei Santi, della Vergine Maria saranno di protezione. Per conto loro, Sprenger e Kramer, si sentono in dovere di informare il pio lettore di essere esenti dai malefici che le molte streghe da essi processate avrebbero potuto esercitare su di loro.
Desidero solo ricordare che questi erano gli stessi anni in cui artisti come il Beato Angelico, dipingendo Cristo e le sue sofferenze, si commuovevano -a quanto dicono- fino alle lacrime: anni del primo Rinascimento, in cui il diritto era quello del più forte, il senso estetico rifiutava ogni principio morale e nessun peccato veniva reputato peggiore della stupidità.
Con questa bolla il Papa sanzionava ufficialmente l'opera di due inquisitori domenicani, Jacob Sprenger e Heinrich Kramer (noto come Institor, forma latinizzata del suo cognome), ai quali veniva affidata la repressione della depravazione stregonica.
Il Malleus Maleficarum (Il Martello delle Streghe), compilato dai due domenicani e pubblicato nel 1486, divenne nei due secoli seguenti la summa contra maleficas, il testo fondamentale che stabiliva l'indissolubile legame tra stregoneria e sesso femminile. Divenne anche il testo che, definendo il crimine religioso-sociale compiuto dalle streghe, ne autorizza la soluzione finale (exterminium maleficarum). Usato come corpus iuris (codice di giurisprudenza) su cui si basarono i giudici e gli inquisitori nei processi celebrati fino al 1600, il Malleus è un dotto, pedante, feroce, incredibile documento di ossessiva, fanatica misoginia.
Suddiviso in tre parti, il Malleus argomenta, discute, analizza ogni aspetto della pratica e della teoria stregonica. Nella prima parte, gli autori si impegnano a sostenere che l'esistenza delle streghe è effettiva e reale e che negare il loro potere equivale a commettere crimine di eresia. Si soffermano sulle ragioni per cui le donne hanno tutte le caratteristiche per cedere alla tentazione del demonio, ed esaminano i malefici compiuti dalle streghe, nonchè le pene che i savi giudici devono infliggere a queste sciagurate.
Le argomentazioni usate dai due domenicani a dimostrazione dell'inferiorità, della malignità, della perversità della donna si basano sulla premessa che, essendo essa nata dalla costola di Adamo, che è di forma ricurva, la donna ha una struttura fisica "difettosa", quindi anche la sua indole non può che essere inferiore.
Essere imperfetto per natura, la donna non può che portar sciagure. Nessuna difficoltà a dimostrare la insita perversa stupidità femminile: tutta una schiera di saggi si ingegnarono a dimostrare che la donna è peggio della morte, perchè l'opera della Grande Falciatrice è manifesta, mentre la donna subdolamente agisce per rovinare l'uomo nell'anima e nel corpo, essendo essa -Eva docet- complice e vassalla di Satana. Nel Malleus gli autori ringraziano il Creatore per averli fatti nascere maschi: la peggiore disgrazia che poteva capitare loro sarebbe stata quella di nascere femmina. E quindi di indole cattiva, cervello incapace di distillare una sia pur minima riflessione, lingua sfrenata, curiosità morbosa, inaffidabilità totale e soprattutto lussuria. I nati maschi, pur minacciati dal costante pericolo di venir rovinati da una donna, grazie al loro naturale ingegno e al privilegiato rapporto con il Signore, possono essere santi, asceti, guerrieri, imperatori, papi, teologi, filosofi, artisti. Le donne no, come tutti sanno...
Nella seconda parte del Malleus, gli autori descrivono la prassi usata dalle streghe per rendere operanti i malefici e precisano le regole per impedirne o neutralizzarne gli effetti. Essi attingono alla personale esperienza, che certo non fa loro difetto, poichè entrambi hanno ricoperto il ruolo di inquisitori. Per timore di lasciarsi sfuggire qualche particolare, Sprenger e Kramer distinguono le mulieres pythonicae, donniciuole superstiziose dedite ad arti divinatorie, e le maleficae, vere streghe sataniche che essi ritengono appartenere ad una setta segreta, per accedere alla quale bisogna rinnegare Dio e giurare fede al Demonio. Gli autori precisano di aver ricavato questa convinzione dalle testimonianze rese dalle streghe nei processi da loro istituiti.
Nella terza parte del Malleus, dedicata alle norme da seguire nei processi contro le streghe, gli autori trasformano il loro zelo misogino in un preciso e rigido codice procedurale. Il potere del giudice vi risulta assoluto, la colpevolezza dell'imputata indiscutibile, la sua difesa impossibile, la tortura necessaria e probante della colpa, confessione e pentimento del tutto superflui, condanna ed esecuzione inevitabili. Vengono, in seguito, elencati gli indizi in base ai quali si può sospettare una donna d'essere una strega. Sono indizi che traggono origine dalla delazione, dalla calunnia, dalla vendetta, dai rancori, dall'invidia, in una parola da tutti i possibili vizi dell'animo umano sollecitati ed esaltati dal fanatismo della crociata antisatanica, nonchè dalla struttura sociale e dalle condizioni ambientali dei paesi e villaggi in cui la "caccia" aveva luogo.
Lo stravolgimento della realtà non sembra possibile neppure in nome del fanatismo più estremo. I due domenicani toccano tuttavia il vertice dell'assurdo nei capitoli riguardanti il sesso. Poichè la donna, che è un essere perfido e malvagio, eccelle nei peccati capitali quali l'infedeltà, la menzogna, la lussuria, anche la strega, la quale copula con il Demonio pur non potendo ricavarne piacere, ricava da questa congiunzione carnale dei poteri che le permettono di operare i cosìdetti "malefici venerei". Sprenger e Kramer si affrettano ad enumerarli. Apprendiamo così che le streghe possono impedire le forze generative, spingere l'uomo a dissolutezze sessuali, tramutarlo in bestia, e sono persino in grado di asportare il membro virile. Su quest'ultimo punto gli autori dissertano a lungo per stabilire se il fatto accade veramente oppure se le streghe inducono nell'uomo la convinzione di crederlo mancante. Concludono a favore della seconda ipotesi.
Quanto, infine, alle norme da seguire prima e durante i processi, i due domenicani raccomandano di perquisire accuratamente la casa delle imputate in modo da impedire loro di portare seco erbe, filtri o altri oggetti magici con i quali potrebbero procurarsi il "maleficio del silenzio". Per la stessa ragione l'imputata deve essere condotta in carcere in una gerla. Se toccasse terra potrebbe, anche in questo caso, acquisire la capacità di tacere le sue colpe.
Prima del processo l'imputata doveva essere accuratamente rasata in modo da verificare dove si nascondesse il marchio diabolico, anche trafitta con lunghi spilloni per essere certi che non fosse sfuggito il sigillo diabolico. Se durante questa operazione un punto del corpo dell'imputata non sanguinava, era la prova irrefutabile della sua appartenenza alla satanica congrega. Se durante il processo l'imputata taceva, ciò significava che il Diavolo la sosteneva. Se parlava, negava o si difendeva, la connivenza con il Demonio era dimostrata. Era colpevole sia che sotto tortura gridasse, urlasse, implorasse, sia che stoicamente tacesse. Se per i tormenti inflitti, infine, moriva, la colpa non era dei giudici, bensì di Satana che si era preso la sua preda legittima sottraendola alla pena del rogo.
Gli autori non risparmiano nemmeno ai giudici saggi consigli, esperte raccomandazioni. Sarà opportuno che costoro si muniscano di breviari, di acqua benedetta, di sante croci. Soprattutto dovranno evitare di incontrare lo sguardo delle inquisite che, ammaliandoli, potrebbero muoverli a compiacenza o compassione. Per difendersi dai subdoli incantesimi, che durante i processi le malefiche potrebbero operare, agli inquisitori sarà permesso di pronunciare delle litanie, in cui il nome di Gesù, dei Santi, della Vergine Maria saranno di protezione. Per conto loro, Sprenger e Kramer, si sentono in dovere di informare il pio lettore di essere esenti dai malefici che le molte streghe da essi processate avrebbero potuto esercitare su di loro.
Desidero solo ricordare che questi erano gli stessi anni in cui artisti come il Beato Angelico, dipingendo Cristo e le sue sofferenze, si commuovevano -a quanto dicono- fino alle lacrime: anni del primo Rinascimento, in cui il diritto era quello del più forte, il senso estetico rifiutava ogni principio morale e nessun peccato veniva reputato peggiore della stupidità.



