domenica 30 novembre 2008

Every Time I Die




The faint blaze of the candle of my life
Slowly dying like a fire in a pouring rain
No sparks of hope inside
No shooting stars on my sky
On broken wings, no flying high

Another night, another demise
Cadaverous wind blowing cold as ice
I'll let the wind blow out the light
Cuz it gets more painful every time I die

Out of strenght to fight
I cannot take another night
I cannot take it no more
Lust of light slips through my fingers
Like blood on my arms
Black candle wax has buried me

Another night, another demise
Cadaverous wind blowing cold as ice
I'll let the wind blow out the light
Cuz it gets more painful every time I die

[CHILDREN OF BODOM - EVERY TIME I DIE]


...Sono uno spicchio di me stesso...


FABIO VOLO - ESCO A FARE DUE PASSI

'[...] Ma qualcosa mi manca. Ti ricordi? È sempre stato così, lo sento da come respiro la vita.
Sento che mi manca come se mi fosse già appartenuta e qualcuno me l’avesse portata via.
Ma non so esattamente cos’è.
C’è chi cerca l’altra metà della mela, io sto cercando ancora la mia mezza. Sono uno spicchio di me stesso.'

'[...] È un po’ che penso a questa lettera, a cosa scriverti, ma non tutti i miei pensieri arriveranno a te perché la mente è più veloce della mano e quindi tanti di loro andranno persi. Quello che ti scriverò sarà ciò che la mano e la memoria riusciranno a catturare.'

'[...] Non mi pongo nemmeno il problema di capire se sia giusto o no percorrere una strada e cercare di arrivare il più lontano possibile, perché il mio problema è un passo indietro. Il mio problema è: Qual è la mia strada?'

'[...] Insomma, continuo a camminare, poi torno indietro, faccio un passo avanti, due di lato. Il mio non è un cammino, ma la danza tribale di un ballerino bendato, con qualche livido.'

'[...]A volte vorrei mollare tutto. Vorrei andarmene da qualche parte nel mondo, perché ci sono giorni che qui mi sta stretto tutto.'

'[...] Sento che ho perso in modo chiaro il mio obbiettivo: c’è nebbia qui, nebbia e foschia.
Mi sento come uno scalatore appeso alla parete rocciosa che vede solo ciò che ha davanti appiccicato al naso, e non riesce più a vedere la cima, la vetta, il motivo per cui sta scalando, e nemmeno cosa sta scalando.
Forse ho bisogno di scendere un attimo e chiarirmi bene le idee.
Mi sento solo, Nico, non vedo e non sento nessuno che mi capisca veramente fino in fondo, forse perché sono già io il primo che non si capisce, ma qui, credimi, è tutto un delirio.
Ho sempre voluto fare ciò che volevo nella vita, sono sempre stato pronto a rimettere tutto in gioco, spinto dalla solita irrequietezza, voglia di cambiare, di scappare, di iniziare. Del resto, ho sempre dato il massimo di me negli incominci. Quando inizio una cosa sono sempre bravo, poi mi perdo, piano piano mi spengo, sono come un libro che ha un’introduzione della madonna, ma già nel secondo capitolo si ridimensiona tutto, e lo butteresti nel cesso.
Come quando mi viene il trip di mettere in ordine la stanza e tiro fuori tutto dai cassetti e dagli armadi e poi mi stufo e non ho più voglia di mettere a posto e mi trovo in mezzo a un casino peggio di prima.'

'[...] Nella pagina delle cose certe che voglio nella mia vita ci sono scritte poche righe, fra l’altro qualcuna anche a matita, mentre in quella delle cose che non voglio c’è più roba, c’è più sicurezza, più determinazione. Tutto questo per dirti che anche in questo momento, come ho scritto prima, non so esattamente cosa voglio – come sempre, anche in questo momento so solo ciò che non voglio. Parlo di ruoli: non so in che ruolo sto giocando questa partita e non so che ruolo giocare. Sinceramente non ho nemmeno capito che gioco è.'

'[...] Ci sono dei giorni in questi ultimi anni che mi sento assalire da una sensazione di irrequietezza. In quei giorni non ho voglia di uscire e nemmeno di rimanere in casa. Vorrei strapparmi la pelle di dosso. Anche il mio corpo diventa una gabbia.'

'[...] Io faccio questo lavoro perché amo dire ciò che penso, e anche se – come tutti – voglio guadagnare dei soldi, li voglio guadagnare inseguendo i miei sogni. Non voglio guadagnare soldi inseguendo i soldi.
Non voglio essere ricco, voglio essere libero.
Una parte di me per esserlo deve avere dei soldi, per poter vivere, ma ce n’è un’altra che per esserlo ha bisogno di tutt’altro.'

'[...] Questo è un concetto che il mio direttore non capisce e non capirà mai, nemmeno se gli faccio un disegno, nemmeno se gli parlo in stampatello...
Questo è un grande compromesso: avere a che fare ogni giorno con persone che parlano un’altra lingua. Io non chiedo niente a loro se non di poter essere me stesso, eppure, per poterlo essere, ho bisogno di giustificarmi.
Non ho ancora trovato il dizionario per tradurre il mio linguaggio con il loro: quando devo parlare a questo tipo di persone mi mancano i vocaboli, spesso i miei sinonimi sono i loro contrari.'

'[...] Vivo di musica, nella mia vita c’è sempre un sottofondo musicale, ogni momento importante della mia vita è legato a una canzone, e ogni volta che la sento parte il mio videoclip personale.
Quando devo scendere dalla macchina e l’autoradio sta suonando un pezzo che mi piace, non riesco a spegnerla, devo aspettare che finisca o se proprio sono in super ritardissimo, per spegnere devo sfumare abbassando piano piano il volume.'

'[...] Forse uno dei motivi per cui non sono fidanzato è che io mi sento già da solo una coppia. Litigo con me stesso, mi parlo, a volte non mi sopporto, a volte mi faccio l’amore, a volte mi manco, a volte mi tradisco, capita che mi racconti bugie, che mi dimentichi degli appuntamenti, e spesso mi vorrei lasciare. Un sacco di volte vorrei prendermi una settimana di tempo da me stesso, senza sentirmi, per scoprire come mi sento.
Insomma, io vivo da anni con questa relazione e alla fine, nonostante tutte le difficoltà che si possono avere stando in due, devo dire che ci sto abbastanza dentro. Non è facile rinunciarci.'

'[...] Comunque con le donne tutti mi dicono che il vero problema è che non ho incontrato quella giusta. Boh... sarà come dicono, ma io credo che siano loro a trovarla troppo facilmente.
Luca, io l’ho sempre visto fidanzato e ogni volta dice di essere innamorato; poi finisce una storia e dopo un mese è nuovamente con un’altra ragazza: o è l’uomo più fortunato della terra o è terrorizzato dall’idea di stare solo.
Secondo me quando dice «ti amo» in realtà vuole dire «ho bisogno di te».'

'[...] Io credo che chiunque non riesca a stare bene da solo non possa conoscere il vero amore; dubito sempre di chi dice «non posso vivere senza di te».
Parlo di Amore con la «A» maiuscola, parlo di Essenza, parlo di quell’amore che io non ho mai incontrato ma che sono sicuro esista, quell’amore in cui io credo e per il quale non sono disposto a fingere o mediare.
Questo non significa che, in attesa di quell’amore, si debba restare soli, dico che a volte non si dà il giusto valore ai rapporti, ma si tende a imitarne gli stereotipi. Si vorrebbe che ogni volta fosse sempre quello lì, quello giusto, quello che abbiamo aspettato da sempre, anche se nella maggior parte dei casi l’errore nasce dall’amore per l’amore; cioè ci si innamora più del gioco che del giocatore.'

'[...] Forse è questo che non mi succede da un po’: addormentarmi felice. Voglio un brivido, Nico, un brivido nel leggere un libro, un brivido nel parlare o nel conoscere qualcuno.
In questo periodo è difficile alzarsi al mattino, vorrei dormire per giorni interi, non ho entusiasmo nel fare nulla, mi sembra che non ne valga mai la pena. Non so con chi parlarne e mi rinchiudo nel mio mondo fatto su misura che diventa ogni giorno più grande e concreto. Il mio mondo ha già due fusi orari.'

'[...] Il lavoro sarà sempre una parte importante della mia vita, ma non sarà mai la mia vita. Per molti la carriera è come essere agli arresti domiciliari, il fatto che abbiano dipinto le sbarre d’oro non cambia molto. Forse sono più furbi quelli che le hanno dipinte di azzurro come il cielo, così non le vedono, anche se ci sono...
Ho paura di infognarmi nella routine. Ok?'

'[...] La velocità nelle cose, nel farle, ma soprattutto nell’ottenerle ha scombussolato i valori.
[...] Tutti hanno fretta, tutti corrono, tutti suonano il clacson.
Ieri al supermercato ho visto un pacchetto di pasta già condita che cuoce in soli cinque minuti, il riso è già al nero di seppia nella scatola, nello shampoo c’è già il balsamo, nel bagnoschiuma c’è lo shampoo con il balsamo antiforfora rinforzante alla provitamina C, con scopa e paletta per chi perde i capelli.'

'[...] Ma negli ultimi anni ce un risveglio in particolare che mi accompagna. È un risveglio unico, un risveglio avvolto da una strana e misteriosa sensazione di disagio verso tutto il mondo.
Ci sono giorni che appena apro gli occhi li riconosco subito. Li sento nell’aria e mi sento a casa ovunque mi trovi: è quella sensazione di disagio-misto-blues che non è esattamente tristezza, è più un cappotto con cui difendersi dal freddo, ma che lascia comunque supervulnerabili. Mi sento a casa semplicemente perché giornate così ormai mi capitano spesso e ho imparato ad attraversarle. Ma a volte il freddo morde troppo forte... cazzo troppo forte!
Quei giorni terrei su gli occhiali da sole tutto il tempo. Per isolarmi, per nascondermi.'

'[...] Non mi suonano solo ai semafori, ma anche quando vado – sarà che a me non piace correre. Comunque, anche se volessi, la mia macchina va talmente piano che in autostrada, anche se andassi a tutta velocità, l’autovelox invece della foto potrebbe farmi un ritratto.
[...] Riparto e arrivo in radio. Fortunatamente abbiamo un piccolo parcheggio riservato e quindi non è come quando torno a casa che prima di cercarlo devo fermarmi a fare benzina, perché a volte mi serve tutto il pieno.
[...] Prima di salire vado al bar a bermi un caffé, potrei farlo in radio dove c’è una splendida macchina a gettoni, ma in giorni come questo non potrei sopravvivere se vedessi uno di quei bicchierini di carta che tutti trasformano in portacenere. Lo so, può sembrare snob, ma le sigarette spente in quei bicchieri sporchi di caffé mi toccano lo stomaco. Il caffé è uno dei miei migliori amici e le sigarette sono come la mia donna. Non sarei felice di vederli insieme.'

'[...] Geppo è una persona che a volte mi fa incazzare, ma non riesco a odiarlo. Diciamo che spesso non lo sopporto, per la sua mediocrità-mista-presupponenza. È uno di quelli che spesso parlano ad alta voce per farsi sentire dagli altri. Magari sei in fila da qualche parte o su un treno e ti parlano, ma in realtà ti usano come amplificatore intercalando a voce alta un «siccome non sono un imbecille» o un «fidati di me, te lo dice uno che ci capisce». Non lo odio, ma piuttosto che farmi un viaggio in macchina con lui, mi lego con una corda al paraurti e mi faccio trascinare. Credo che i suoi neuroni non abbiano ancora la marmitta catalitica e che quindi non possano circolare sempre. Spesso è costretto a parcheggiarli.'

'[...] Era uno di quei giorni in cui avrei voluto trovare una finestra, uno strappo, un buco che mi facesse vedere di là, che mi facesse per lo meno respirare un po’ il mio mondo, la mia dimensione, il mio gruppo di appartenenza, riconoscere quelle cose che molti chiamano «Affinità elettive».
Lunedì era uno di quei giorni in cui avrei voluto gridare: CI SIETEEEEE??? MI CAPITE?!
Lunedì avrei voluto trovare un indizio, un profumo, un colore. Perché ogni tanto ho veramente difficoltà anch’io a rimettere insieme i pezzi, e divento vulnerabile, e ho bisogno di un sì, di uno sguardo, di uno specchio.
Ma è possibile che ogni volta che parlo di un’ambizione o di un sogno ci deve sempre essere qualcuno che dice: «Sì vabbè... però alla fine del mese c’è l’affitto da pagare». C’è sempre qualcuno che ti guarda e sembra che dica: «diventa grande».
E per quelli diventare grande vuol dire non credere più di essere una ballerina, un poeta, un musicista, un sognatore, un fiore.
Non li sopporto.'

'[...] Ogni persona tira fuori una parte di me fatta di necessità diverse, di piccoli equilibri che sono all’interno di altri più grandi, come fossero matrioske.'

'[...] Capire, capire, capire il perché delle cose. Capirne il senso. Non è una scelta voler capire, lo devi fare, non puoi farne a meno, è una cosa più forte di te. Giusto?
[...] Vengo assalito a volte dalla voglia di sapere, entro in libreria e guardo tutti i libri e sono tanti, tanti, tanti, e so che in ognuno di loro ci potrebbe essere una cosa che dovrei sapere, che potrebbe essermi utile e vorrei leggerli tutti. Mi sento inerme davanti al fatto che non so tante cose, e che non mi basterà una vita per saperle. Mi succede anche con la musica, pensa quante canzoni che io semplicemente non conosco ma che impazzirei ad ascoltare.
Quante cose che non conosco. Quante. Troppe.'

'[...] A volte mi è capitato di non fare certe cose perché non le ritenevo giuste, per lo meno non lo erano secondo il mio modo di pensare. Spesso ho trovato chi per convincermi mi diceva: «Se non lo fai tu tanto lo fa qualcun altro».
Ma che cazzo vuol dire? Se per me non è giusto, cosa cambia se lo fa qualcun altro? Non può essere la morale e l’etica di un altro a giustificare il fatto che io lo debba fare, visto che comunque io rispondo a me, di me.'

'[...] Fortuna che nella vita poi quando meno te lo aspetti succede qualcosa che cambia tutto, e io aspetto, aspetto ancora un po’ e se non arriva niente, mi toccherà fare la prima mossa.'

'[...] Anche quando si soffre per amore, in quella morte, in quel dolore, io c’ho trovato un sacco di vita. Non sai dove sbattere la testa, non ci sono medicine per farti sentire meglio. C’è solo il tempo, quello biologico, solo lui può curarti. Ma sembra non passare mai e come dice Troisi in un suo film a un amico che gli dice che non ci si ammazza per amore, perché il tempo sistema tutto: «Allora io m’ammazzo per impazienza».'

'[...] Era proprio carina, anzi era proprio bella, ma non di quelle che fanno della propria bellezza un’arma. Una bellezza non appariscente, di quelle che si notano dopo un po’, al secondo sguardo. Insomma non era di quelle che quando vai fuori a mangiare con loro a un certo punto devono andare in bagno, ma lo fanno solo perché amano fare la passerella. Andare in bagno passando tra i tavoli diventa il loro palco. Lei no. Secondo me lei era di quelle che hanno la casa piena di candele, incensi, stoffe orientali e mezzelune. E amano i gatti.
[...] È fidanzata ma non innamorata. E ce ne sono tante ho scoperto. Sono le sognatrici, quelle che hanno aspettato il principe azzurro e non vedendolo arrivare, hanno cominciato a pensare di essersi sbagliate. Hanno iniziato a pensare che il loro principe azzurro è caduto da cavallo e adesso è nel reparto rianimazione del civile.
Prese dalla paura di rimanere sole e dalla voglia di una carezza, si sono messe con il cavallo bianco. Le riconosci subito quando le incontri, sono quelle che vedi ogni tanto guardare ancora fuori dalla finestra.
[...] È indubbiamente più faticoso voler stare con qualcuno per non rimanere sole e impegnarsi a essere come vere fidanzate, che esserlo in modo naturale.
Comunque, stare con il cavallo comporta anche piccoli vantaggi. Non c’è quell’impegno di essere sempre all’altezza, di dover indossare l’abito lungo. Sì, ok, ogni tanto il cavallo per strada caga, ma basta guardare avanti che non la pesti.'

'[...] Dove inizia e finisce la nostra volontà e dove la nostra scelta?
Io credo di essere il pilota della mia vita, cerco di vivere la mia vita e il mio destino. Ascolto molto la voce che ho dentro e provo a seguirla, ma mi chiedo: «Quanto sono libero di scegliere? Quanto sono veramente io a decidere la rotta?».
[...] Per esempio, a me piace leggere, e tu sai quanto i libri mi abbiano aiutato nella vita. Ma non ho scelto io che mi piacesse leggere, lo faccio e l’ho fatto perché mi piaceva. Quindi se sono così, se ho imparato certe cose, è sicuramente perché le ho lette, e perché leggere mi ha aiutato ad avere una mente più aperta, mi ha fatto venire voglia di viaggiare... Ma io che merito ho?
Se tu ami ancora leggere sai di cosa sto parlando. Hai presente quelle volte che inizi un libro e ti cattura subito e non vedi l’ora di andare a casa a leggerlo? Magari dopo che nell’ultimo periodo quelli che avevi letto non erano proprio indimenticabili. O quando certe sere inizi a parlare di libri con qualcuno, e capisci che c’è un feeling pazzesco e nel raccontarti le sue letture preferite quello ti tira dentro, e tu impazzisci perché le librerie sono chiuse e vorresti andare subito a rifornirti.
Come ci sono le farmacie, dovrebbero esserci anche le librerie di turno. Per le crisi di astinenza o per gli incontri interessanti.
[...] Ti sto parlando di persone che non dicono: «Io amo leggere... hai mai letto Siddharta?».
Non che Siddharta non sia un bel libro, ma hai capito cosa intendo?
Se incontrassi invece una che mi dice: «Mi è piaciuto molto Il profumo di Süskind», potrei portarla all’IKEA immediatamente e insieme scegliere i mobili per la nostra convivenza.'

'[...] Molti di noi vivono circondati dalle proprie balle, dalle bugie che continuiamo a raccontarci. Diventano come bolle di sapone che ci volteggiano intorno. Quando ci si fermano davanti agli occhi, falsano qualcosa, distorcono l’espressione. Ma noi viviamo facendo finta di niente nella speranza che se ne vadano via da sole. Ci sono giorni però che le bolle diventano di marmo e non si può più fingere.'

'[...] Ma riecco la domanda da paraculo: cosa fa di un uomo un buon padre?
Come sempre io non ho una risposta.
I genitori migliori sono quelli che non hanno figli, come gli allenatori di calcio migliori sono quelli del lunedì al bar. I politici migliori guidano i taxi e il calciatore migliore è quello che non ha potuto farlo perché è stato operato al menisco da giovane.'

'[...] Una notte quando ero piccolo, sono stato male e sono andato in bagno a vomitare. Ero terrorizzato dal vomitare, ogni volta credevo di morire soffocato, era un’esplosione di violenza allucinante per me. Comunque, mentre vomitavo, mia madre mi sente, si alza dal letto, viene in bagno e mi mette una mano sulla fronte.
«Non preoccuparti, hai solo preso un po’ di freddo.»
Non ho mai provato nella mia vita una sensazione maggiore di sicurezza di quella mano sulla fronte. E quante volte nella vita ne avrei avuto bisogno, e invece a volte stai vomitando e arriva qualcuno che ti mette una mano sulla testa e ti spinge più giù nel cesso, quel qualcuno che di solito è anche il motivo per cui stai vomitando. 'Preoccupati! Non è solo freddo'.'

'[...] Quando senti che il cordone ombelicale tira troppo, quando sembra che ti stia soffocando, allora per sopravvivere tiri calci e pugni senza sapere il male che fanno (o a volte proprio perché lo sai).
[...] Il nostro cordone ombelicale è ancora attivo, ha il profumo di cibo e panni puliti. Non è più rosso vivo come prima ma è un colore pastello, più tenue ed equilibrato.'

'[...] Una notte, mi ricordo, c’era il temporale. Nel letto sentivo la pioggia, i tuoni, le macchine passare, i nonni russare e ogni tanto la voce di chi per ripararsi dall’acqua si fermava vicino alla finestra, dove c’era un piccolo portichetto. A un certo punto ha smesso tutto: tuoni, lampi, acqua, macchine, tutto. Solo silenzio. Anche i miei nonni non russavano più, li sentivo solo respirare e ogni tanto sentivo un rumore di lenzuola...
In quel momento, in quel silenzio, in quella luce soffusa che entrava dalla finestra, ho provato una strana sensazione, un’emozione diversa da tutte.
La mano sulla fronte di mia madre quando vomitavo è unica, ma è un senso di sicurezza, di amore: riesco a decodificarla. Questa invece l’ho riprovata anche altre volte ma non saprei interpretarla, descriverla, paragonarla: è lì, sospesa nell’aria.
In quel momento ero talmente legato alla vita che pensavo mi sarebbe dispiaciuto morire. È strano ma ci sono momenti in cui sento che mi spiacerebbe di più, se dovesse accadere.
Sentire dalla strada i rumori della televisione o i rumori di chi sta apparecchiando la tavola mentre torni a casa nelle sere d’estate è un’altra cosa che mi dà questa sensazione. È un’emozione inspiegabile, che sembra quasi malinconia (ma è più simile a una felicità compressa), e continuo a provarla ogni tanto anche adesso che sono più grande. Cambiano le situazioni ma la sensazione è sempre uguale, inconfondibile.'

'[...] Qualche mese fa sono andato a casa di un mio amico in campagna...Dopo pranzo mi sono trovato a tavola da solo, fuori, sotto il portico...Osservavo le mosche, il cielo, la campagna, il silenzio, sentivo una pace, un’armonia, insomma sentivo quell’emozione di cui ti sto parlando... be’... Nico, ho pianto. Non come un vitello, mi è solo scesa qualche lacrima silenziosa, ma ho pianto: era talmente forte questa volta...
Magari è perché la città è talmente stressante e rumorosa, che uno arriva in campagna e non è più abituato a sentirsi respirare, a sentirsi un’anima con un corpo e non un corpo con un’anima.'

'[...] Insomma, tornando al discorso di prima, non riesco a capire se sia giusto sacrificarsi per un futuro migliore o se sia meglio vivere giorno dopo giorno il presente, rischiando magari di non avere nessuna garanzia per il futuro.
[...] Non riesco a capire se la sicurezza è amica o nemica della libertà.'

'[...] È tutta questione di tempo, è tutta una questione di spazio-tempo. Tutto è relativo.
[...] Ci sono due tipi di problemi nella vita. Quelli senza soluzione e quindi è inutile preoccuparsi e quelli che una soluzione ce l’hanno e quindi è inutile preoccuparsi.'

'[...] Immagina per me, che oltre alle canne, chiacchieravo in inglese... il giorno dopo ho preso il mio cervello e l’ho buttato a calci nel mare: non ha galleggiato nemmeno un secondo.'

'[...] Il disagio che provo ogni tanto con certe persone, ti assicuro che non è presunzione, superbia o simili, ma giuro che vorrei mettermi della Nivea nelle orecchie per idratare e ammorbidire le cose che sento. Mi hanno detto che bisogna imparare ad adattarsi senza perdere la propria essenza, che bisogna essere come l’acqua, che se messa in un bicchiere prende la forma del bicchiere, se messa in una bottiglia prende la forma della bottiglia. Adattarsi e cambiare forma senza mai perdere la propria essenza.
Io ci provo, ma a volte mi versano in uno scolapasta e mi perdo in mille buchini.'

'[...] C’è bisogno di tempo, c’è bisogno di distacco. Come quando fai una foto e ti sembra tutto normale, poi la riguardi dopo dieci anni e dici: come ero pettinato? Come ero vestito? È difficile capire le cose quando ci sei troppo dentro.'

'[...] Spesso nella vita, come nel lavoro, essere gentili ed educati viene scambiato per una debolezza. Aggressivo uguale forte. Mia madre mi ha sempre insegnato che più grande è il coltello più piccolo è l’uomo.
Mi difendo come posso.'

'[...] Ed è bello scoprire che di te ti puoi ancora stupire.'

'[...] Ho il sospetto che la vita non sia solo un andare, ma soprattutto un tornare. Che non sia solo un mettere, ma soprattutto un togliere.
C’è chi decide di rimanere a casa perché sta bene e non ha bisogno di andare a scoprire il mondo, e chi invece lo deve girare, provare, fare esperienze, per capire che magari non c’è niente di particolarmente nuovo ma per capirlo ha bisogno di viaggiare.'


Mi dice la mia casa:
«Non abbandonarmi, il tuo passato è qui».
Mi dice la mia strada:
«Vieni, seguimi, sono il tuo futuro».
E io dico alla mia casa e alla mia strada:
«Non ho passato, non ho futuro.
Se resto qui, c’è un andare nel mio restare;
se vado là c’è un restare nel mio andare.
Solo l’amore e la morte cambiano ogni cosa».
(Kahlil Gibran)


giovedì 23 ottobre 2008

UOY NAHT RETTEB


I'm so glad I'm better than you,
I'm so glad I'm better than you are.
I'm so glad I'm better than you,
I'm so glad I'm better than you are.

Sit here. Now look in the mirror -
Something's wrong, your face is distorted.
Feel the flow: there's blood in your body.
And you can see clearly every heartbeat you make.

Close your eyes, touch your mouth in the mirror -
That's the wound that is made where the past meets the future.
I'm so glad I'm better than you,
I'm so glad I'm better than you are.

I can see clearly through this veil of reality.
And I can remember the feel of your skin.
No you never knew me and you never will
When nothing's there, nothing is concealed.

I'm so glad I'm better than you,
I'm so glad I'm better than you are.
I'm so glad I'm better than you,
I'm so glad I'm better than you are.

[SWANS - BETTER THAN YOU]
 

giovedì 16 ottobre 2008

Ritratto dell'uomo medio...

NICK HORNBY - ALTA FEDELTA'
 
"[...] Ci vedi forse il tuo nome lì in mezzo, Laura? Ammetto che rientreresti fra le prime dieci, ma non c'è spazio per te fra le prime cinque; sono posti destinati a quel genere di umiliazioni e di strazi che tu semplicemente non sei in grado di appioppare."

 
"[...] In effetti, era talmente una brava ragazza che non mi lasciava mettere la mano non solo sotto, ma nemmeno sopra il reggiseno, e così la lasciai, anche se, chiaro, non le dissi perché. Lei pianse, e io la odiai per questo, perché mi fece stare male."

 
"[...] Leggi una qualsiasi rivista femminile e dappertutto vedrai la stessa accusa ripetuta all'infinito: gli uomini - questi ex ragazzini di dieci, o venti o trenta anni - a letto sono un disastro. Non gli interessano i « preliminari »; non sanno stimolare le zone erogene del sesso opposto; sono egoisti, avidi, goffi, grossolani. Queste lamentele alle mie orecchie suonano un po' ironiche. Prima, all'inizio, noi non volevamo altro che preliminari, ma alle ragazze non interessavano. Loro non volevano essere toccate, carezzate, stimolate, eccitate; anzi, se ci provavi, erano botte. Non stupisce quindi se adesso non siamo un granché in materia. Abbiamo trascorso due o tre lunghi anni, e assai formativi, a sentirci ripetere di togliercelo dalla testa. Poi, fra i quattordici e ventiquattro anni, i preliminari passano dall'essere qualcosa che i ragazzi vogliono e le ragazze no, a qualcosa che le donne vogliono e di cui gli uomini possono tranquillamente fare a meno...Se proprio devo dirlo, la coppia più riuscita sarebbe per me quella formata dalla donna delle riviste femminili e dal ragazzino di quattordici anni."

 
"[...] Fui freddo, con lei, la volta successiva che uscimmo, e quando alla fine del pomeriggio lei fece per baciarmi, me la scrollai di dosso. « Che senso ha? » le domandai. « Così non si arriva a niente. » E la volta dopo, quando mi domandò se volevo vederla ancora, stornai lo sguardo...Lei pianse, allora, e io la odiai perché mi faceva sentire in colpa, mentre era lei che mi obbligava a lasciarla."

 
"[...] La gente si preoccupa perché i ragazzini giocano con le armi, perché gli adolescenti guardano film violenti; c'è la paura che nei giovani finisca per imporsi una specie di cultura della violenza. Nessuno si preoccupa dei ragazzini che ascoltano migliaia di canzoni - migliaia, letteralmente - che parlano di cuori spezzati, e abbandoni e dolore e sofferenza e perdita. Le persone più infelici che conosco, dico in senso amoroso, sono anche quelle pazze per la musica pop; e non sono sicuro che la musica pop sia stata la causa della loro infelicità, ma so per certo che sono persone che hanno ascoltato canzoni tristi più a lungo di quanto non siano durate le loro tristi storie."

 
"[...] Se piaccio alle donne non è per le virtù che ho, ma per i vizi che non ho."

 
"[...] I nostri amici erano tutti accoppiati, le nostre carriere sembravano definite, avevamo paura di restare soli per il resto della vita. Soltanto le persone di una certa indole hanno paura di restare sole per il resto della vita a ventisei anni; noi avevamo quell'indole. Tutto ci sembrava molto più in ritardo di quanto fosse in realtà, e dopo pochi mesi Sarah venne a vivere da me.
Ma lo spazio non lo riempivamo mica. Non voglio dire che ci mancasse la roba...Voglio dire che né lei né io sembravamo abbastanza rumorosi, o abbastanza forti, di modo che quando eravamo insieme, mi rendevo conto che l'unico spazio che occupavamo era quello dei nostri corpi. A differenza di altre coppie, noi non riuscivamo a proiettare niente fuori di noi."

 
"[...] È una cosa che si vede ovunque: giovani della media borghesia, che cominciano a essere delusi dalla vita, e fanno cagnara nei ristoranti, nei club, nei bar. «Guardami! Non sono mica così annoiato come pensi tu! Io lo so come ci si diverte!» Tragico. Son contento di avere imparato a fare il musone e a restarmene a casa."

 
"[...] Lo so che è da stupidi, ma non voglio che Marie venga nel mio negozio. Se viene in negozio, c'è rischio che cominci a piacermi sul serio, e allora starei tutto il tempo ad aspettarla, e se davvero venisse sarei nervoso e stupido e probabilmente finirei col chiederle di uscire con me in chissà quale modo maldestro e tortuoso, e lei o non capirebbe, e io mi sentirei un idiota, o risponderebbe no, chiaro e tondo, ed egualmente mi sentirei un'idiota. E tornando a casa, dopo il concerto, già mi domando se Marie verrà domani. E se venisse domani, significherebbe qualcosa?
Cazzo. Odio tutta 'sta roba. Quanto bisogna diventare grandi perché passi?"

"[...] Io non conosco nessuno Ian. Laura non conosce nessuno Ian. Siamo stati insieme tre anni, e non le ho mai sentito nominare uno Ian. Non c'è nessuno Ian nel suo ufficio. Non ha nessun amico che si chiami Ian, non ha nessuna amica che stia con uno Ian. Non mi spingerò fino a sostenere che non ne ha mai conosciuto uno in tutta la sua vita - potrebbe ben esserci stato uno Ian a scuola, benché Laura abbia studiato in un istituto esclusivamente femminile - ma sono sicuro che dal 1989 a oggi Laura è vissuta in un universo non-ianico.
E questa salda certezza, questo ateismo ianico, dura finché non arrivo a casa. Sul davanzale dove in genere mettiamo la posta, appena dopo il portone d'ingresso, ci sono tre lettere in mezzo ai soliti menù dei pranzi a domicilio e ai bigliettini dei taxi: una bolletta per me, una lettera della banca per Laura... e un sollecito per il pagamento del canone televisivo indirizzato al signor I. Raymond, il tizio che fino a sei settimane fa viveva al piano di sopra."

"[...] Davvero non so mica perché questo aspetto risulti così rilevante. Ian potrebbe essere meglio di me a parlare, o a cucinare, o a lavorare, o a sbrigare il lavoro domestico, o a risparmiare soldi, o a guadagnare soldi, o a spendere soldi, o a capire i libri o i film; potrebbe essere più gentile di me, più bello, più intelligente, più pulito, più generoso, più premuroso, potrebbe essere una persona migliore di me in tutto ciò che più vi sta a cuore... e non m'importerebbe. Davvero. Accetto e capisco che non si può essere bravi in tutto, e io sono tragicamente inabile in diverse, importantissime aree. Ma il sesso è un'altra cosa; sapere che il tuo successore, a letto, è meglio di te è un pensiero assolutamente intollerabile, e non so come mai."

"[...] E io sono qui, in questo piccolo stupido appartamento, da solo, e ho trentacinque anni, e ho un buco di negozio che non va certo a gonfie vele, e i miei amici non mi sembrano affatto degli amici, bensì gente di cui per caso non ho perso il numero di telefono."

"[...] Così mi viene da pensare che sia importante avere qualcosa che funziona, nel lavoro o nella vita privata, altrimenti non è vita, ma sopravvivenza. Probabilmente, se vivessi in Bosnia, non avere la ragazza non mi sembrerebbe la cosa più grave del mondo, ma qui, a Crouch End, sì. Hai bisogno di zavorrarti più che puoi per non andare alla deriva; hai bisogno di gente attorno a te, hai bisogno di vedere camminare le cose, altrimenti la vita è come girare un film e finire i soldi, così non ci sono più scenari, né riprese in esterni, né comparse, ma solo un tizio che fissa la cinepresa senza niente da fare e nessuno a cui parlare, e chi ci crederebbe mai a un personaggio così?"

"[...] Non ho mai avuto una cotta selvaggia per Laura, e questo all'inizio mi dava da pensare circa le possibilità di un futuro a lungo termine: avevo sempre pensato - e visto com'è andata a finire, forse lo penso ancora adesso - che ogni rapporto ha bisogno di quella specie di spintone tremendo che la cotta rappresenta, è essenziale per darti l'abbrivio e farti superare le prime salite. Poi, quando l'energia di quel primo spintone si esaurisce e cominci a rallentare e quasi a fermarti, allora occorre guardarsi attorno e vedere cosa si è ottenuto. Forse una cosa completamente diversa da quella che c'era all'inizio, oppure è all'incirca la stessa, ma più delicata e più calma, oppure ti ritrovi in mano solo un pugno di mosche."

"[...] Capisco che c'è bisogno di incontrare il nuovo per poter eliminare il vecchio - bisogna essere incredibilmente coraggiosi e maturi per lasciare qualcuno solo perché le cose non funzionano più troppo bene."

"[...] Sono contento di essere un uomo, credo, ma certe volte non sono affatto contento di essere un uomo del tardo ventesimo secolo. Certe volte preferirei essere mio padre. Lui non ha mai dovuto preoccuparsi di cosa fare per fare venire una donna, perché non ha mai saputo che c'era qualcosa di particolare da fare; non ha mai dovuto preoccuparsi di che posto occupava nella classifica delle cento più calde notti di tutti i tempi di mia madre, perché lui era il primo e l'ultimo della lista."

"[...] Mi piace un sacco Marie, è spiritosa e vivace, è carina e piena di talento, però chi diavolo è? Non lo dico in senso filosofico. Voglio semplicemente dire che non so niente di lei, allora cosa ci faccio nel suo letto? Ci dovrà ben essere, per me, un posto migliore di questo, più sicuro, più amico, no? Ma so che non c'è, non in questo momento, e la cosa mi terrorizza.
Mi alzo, trovo i miei eleganti boxer, la mia canottiera, vado in soggiorno, rovisto nella tasca della giacca, trovo le sigarette e mi siedo nel buio a fumare. Dopo un po' si alza anche Marie, e viene a sedermisi accanto.
« Stai chiedendoti cosa ci fai tu qui? »
«No. È solo che... »
«Perché, se può aiutarti saperlo, è quello che mi sto chiedendo io. »
« Credevo di averti svegliata. »
« Non mi ero ancora nemmeno addormentata. »
« Dunque ti sei interrogata più a lungo di me. Risolto niente? »
« Non ne sono troppo sicura. Ho avuto una brutta settimana. »
« Cos'è successo? »
« Niente. Una brutta settimana dentro la mia testa, punto e basta. »
Prima che andassimo a letto insieme, c'era almeno una certa pretesa che si trattasse di qualcosa che entrambi desideravamo...Adesso ogni pretesa di questo genere sembra scomparsa, e non ci resta che affrontare il fatto che stiamo seduti qui a parlare."

"[...] Sarebbe troppo lungo spiegarle di Marco e Charlie, e di come siano stati loro, in un certo senso, a creare Sarah, perché senza Marco e Charlie non ci sarebbe stata nessuna Sarah; e di come Sarah e il suo ex, quello che voleva diventare qualcuno alla BBC, hanno creato me; e di come Rosie, la noiosa dell'orgasmo simultaneo, e io abbiamo creato Ian. È solo che nessuno di noi ha avuto la vitalità o il talento di fare canzoni. Noi componiamo solamente con la vita, il che è molto più incasinante, e costa molto più tempo, e non lascia niente che la gente possa fischiettare."

"[...] Cos'è andato storto? Tutto e niente.
Niente: abbiamo passato una serata carina, abbiamo fatto del sesso che non ha umiliato né lei né me, abbiamo avuto persino una conversazione antelucana che io, e probabilmente anche lei, ricorderemo per secoli e secoli.
Tutto: quella stupida faccenda di non riuscire a decidere se andare a casa o no; la brillante partenza e poi la scoperta che non avevamo più molto da dirci; il modo in cui ci siamo separati.
Non si tratta del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto; più che altro è come se avessimo versato mezza pinta in un boccale da una pinta. Ma dovevo vedere quanta birra c'era, e adesso lo so."

"[...] Barry si preoccupa per la piega che ha preso la sua vita; è solo, e le persone sole sono le più amare di tutte."

"[...] Forse noi viviamo troppo protesi verso un apice, dico noi che assorbiamo emozioni da mattina a sera, e di conseguenza non riusciamo mai a sentirci semplicemente contenti: noi dobbiamo essere o disperati, o al settimo cielo, e questi sono stati d'animo difficili da raggiungere in una relazione stabile e solida."



"[...] « Bene. Allora come restiamo intesi? »
« Boh. » E sbatto giù il telefono - non dopo avergli lanciato qualche micidiale frecciata, e nemmeno dopo un torrenziale fiotto di insulti, ma dopo un semplice « Boh ». Questo gli insegnerà qualcosa che non dimenticherà.

lui: Bene. Allora come restiamo intesi?
io: Restiamo intesi che sei una piccola patetica nullità. Liz ha perfettamente ragione sul tuo conto. [Giù la cornetta]
lui: Bene. Allora come restiamo intesi?
io: Nessuna intesa fra noi, Ian. Fossi in te, cambierei il numero di telefono. Cambierei indirizzo. Un giorno non molto lontano ripenserai alle dieci telefonate a notte come a un'età dell'oro. Occhio, ragazzo. [Giù la cornetta.]

 
lui: Se decidesse di non vedermi più, saprei rispettare la sua decisione.
io: Se decidesse di non vederti più, rispetterei la sua decisione. E rispetterei lei. E anche i suoi amici la rispetterebbero. Tutti sarebbero più felici. Il mondo sarebbe un posto migliore. [Giù la cornetta.]

 
lui: Sono Ian. Ray.
io: Vaffanculo. [Giù la cornetta.]

 
Oh, beh.
Oh, beh, un bel niente. Avrei dovuto dirgli una di queste cose qui. Avrei dovuto usare almeno una parolaccia. Avrei dovuto minacciarlo e con violenza. Non avrei dovuto attaccare dopo un « Boh ». Queste cose mi distruggono, mi logorano, e finirò per crepare di cancro o di mal di cuore o qualcosa del genere. Tremo e continuo a tremare, e riscrivo la scena nella mia testa finché non diventa un distillato di veleno, e la cosa non aiuta affatto."


 
"[...] Nell'ultimo paio d'anni, le fotografie di me da ragazzino, quelle che un tempo non volevo che le mie fidanzate vedessero...beh, hanno cominciato a farmi venire un certo pizzicorino. Non si tratta di vera e propria infelicità, è una specie di sommesso, profondo rammarico.
Ce n'è una in cui ho un cappello da cowboy e punto il fucile verso l'obbiettivo, cercando invano di sembrare un cowboy, adesso quasi non riesco a guardarla.
Continuo a provare l'impulso di scusarmi con quel piccoletto: « Mi spiace, ti ho abbandonato. Avrei dovuto aver cura di te, ma ho fallito: ho preso le decisioni sbagliate nei momenti sbagliati, e così tu sei diventato me »."

"[...] « Ma sono tuoi. »
« No, non sono veramente miei. Li hai comprati per me, lo so, e sei stato davvero molto dolce a regalarmeli, ma è stato quando cercavi di farmi diventare te. Non posso prenderli. So che starebbero lì a fissarmi, e io mi sentirei a disagio a vedermeli intorno..."

"[...] La relazione con Laura mi diede un senso di appartenenza a un luogo. E se perdi questo senso di appartenenza, ti viene nostalgia di casa."

"[...] Devi sempre trovar qualcosa, quando uno muore, in modo da sentirti pieno di rimorsi, e torturarti per i tuoi errori e le tue mancanze, e io ci sto provando, sul serio. Ma non riesco a scoprire errori e mancanze. Lui era il padre della mia ex fidanzata, giusto? Cosa dovrei provare?"

"[...] « Mio padre si può dire che mi conosca più adesso, da morto, che prima, quando era vivo. »
« E di chi era la colpa? »
« Sua. Era proprio lo stereotipo del Grande Padre, lui, sempre troppo occupato e troppo stanco. E di questo soffrii molto, sai, dopo che morì, ma alla fine mi sono resa conto che in fondo allora io ero solo una bambina, e in più una brava bambina. La cosa dipendeva da lui, non da me. »."

"[...] « E di Ray che mi dici? »
«Ray è un disastro. Non so proprio come sono finita in questa storia, davvero, senonché certe volte c'è bisogno di qualcuno che, come una bomba a mano, scoppi nel bel mezzo di una relazione malmessa, facendola saltare.»
Mi piacerebbe esaminare, scendendo nei dettagli, le varie cose in cui Ray è un disastro; in realtà, vorrei stendere una lista scrivendola sul retro di un sottobicchiere che conserverei per sempre. Sarà per un'altra volta."

"[...] « Allora cosa dovrei fare? »
« Non lo so. Qualcosa. Lavorare. Vedere gente. Guidare una pattuglia di giovani esploratori, o magari aprire un locale. Qualcosa di più che startene lì ad aspettare che la vita cambi, badando sempre a lasciarti aperte tutte le strade. Continueresti a lasciarti aperte tutte le strade per il resto dei tuoi giorni, se potessi."

"[...] Voglio solo dire che se credi in una relazione monogamica a lungo termine, allora devi accettare che alle persone succedano delle cose, o anche non succedano. Altrimenti, che senso ha?"

sabato 30 agosto 2008

Seguendo sentieri imprevedibili...




...la nostalgia...percorre il ricordo a ritroso, fino a raggiungere le emozioni...seguendo sentieri del tutto imprevedibili!! :-S

sabato 16 agosto 2008

Overburdened




Fate is so unkind
Now I should have known
Blind leading the blind
Reaping what I've sown
If it all amounts to nothing
Why, then, am I standing in this line?

 
Hell is still overburdened
I must stand and wait in line
I may never know for certain
When will be my time
How was I considered evil?
Pleasures taken in this life
Someone granted me reprieval
Decades spent in strife

 
Led to nothing
Repeated in my mind
Led to nothing
If only I was born another time

 
Hell is still overburdened
I must stand and wait in line
Hell is still overburdened
How have I been so determined malign?

 
It's the closing of the curtain
In the play that was my life
Countless chapters left unopened
Tragedies inside
I was fighting for a reason
Holy blessed homicide
Seems I have committed treason
All I've sacrificed

 
Led to nothing
Repeated in my mind
Led to nothing
If only I was born another time

 
Hell is still overburdened
I must stand and wait in line
Hell is still overburdened
How I have been so determined malign?
Hell is still overburdened
I must stand and wait in line
Hell is still overburdened
How I have been so determined malign?

 
Fate is so unkind
Now I should have known
Blind leading the blind
Reaping what I've sown
If it all amounts to nothing
Why, then, am I standing in this line?

 
Hell is still overburdened
I must stand and wait in line
Hell is still overburdened
How I have been so determined malign?
Hell is still overburdened
I must stand and wait in line
Hell is still overburdened
How I have been so determined malign? 


[DISTURBED - OVERBURDENED]

sabato 2 agosto 2008

...Mi piace demolire facciate di cartapesta (4)...

DENNIS LEHANE - PIOGGIA NERA

"Il suo orecchio riusciva a sentire una piuma posarsi sulla superficie della luna."

"Il temporale era scoppiato all'improvviso mentre uscivo dalla macchina, lacrime piovute da una nuvola solitaria sospesa in un cielo altrementi limpido."