martedì 19 luglio 2011

I'm a legal Alien




I don't drink coffee I take tea my dear
I like my toast done on one side
And you can hear it in my accent when I talk
I'm an Englishman in New York

See me walking down Fifth Avenue

A walking cane here at my side
I take it everywhere I walk
I'm an Englishman in New York

I'm an alien I'm a legal alien

I'm an Englishman in New York
I'm an alien I'm a legal alien
I'm an Englishman in New York

If "Manners maketh man" as someone said

Then he's the hero of the day
It takes a man to suffer ignorance and smile
Be yourself no matter what they say

I'm an alien I'm a legal alien

I'm an Englishman in New York
I'm an alien I'm a legal alien
I'm an Englishman in New York

Modesty, propriety can lead to notoriety

You could end up as the only one
Gentleness, sobriety are rare in this society
At night a candle's brighter than the sun

Takes more than combat gear to make a man

Takes more than a license for a gun
Confront your enemies, avoid them when you can
A gentleman will walk but never run

If "Manners maketh man" as someone said

Then he's the hero of the day
It takes a man to suffer ignorance and smile
Be yourself no matter what they say

I'm an alien I'm a legal alien

I'm an Englishman in New York
I'm an alien I'm a legal alien
I'm an Englishman in New York

[STING - ENGLISHMAN IN NEW YORK]

domenica 17 luglio 2011

La Teoria della Congruenza


MICHAEL CRICHTON - SFERA

"Era convinto che una società dove il farmaco più frequentemente prescritto era il Valium fosse, per definizione, una società piena di problemi irrisolti."

" "Vedete", disse Norman, "in un primo tempo, pensando al problema antropomorfico -al fatto che riusciamo a concepire una vita extraterrestre solo come una vita essenzialmente umana- credevo che si trattasse di un difetto di immaginazione. L'uomo è uomo, conosce solo l'uomo, e può pensare solo in base a ciò che conosce. Ma, coeme vedi, questo non è vero. Possiamo pensare a tante altre cose. Ma non lo facciamo. Ci deve quindi essere un'altra ragione che ci porta a immaginare gli extraterrestri come umani. E secondo me consiste nel fatto che in realtà siamo animali spaventosamente fragili. E non ci garba che ci rammentino quanto siamo fragili -quanto sono delicati gli equilibri interni dei nostri corpi, quanto è breve il nostro soggiorno sulla Terra e con quanta facilità finisce. Noi quindi immaginiamo che le altre forme siano come noi, per non dover pensare alla vera minaccia -alla terrificante minaccia- che esse potrebbero costituire anche senza volerlo." "

"La teoria della congruenza era oggetto di aspre polemiche tra quelli che meditavano sulla vita extraterrestre. In parole povere, gli astronomi e i fisici che prendevano in considerazione l'ipotesi di un contatto con forme di vita 'aliene' immaginavano che l'umanità ne avrebbe tratto benefici straordinari.
Altri invece, storici e filosofi, non s'aspettavano alcun giovamento da questo contatto.
Gli astronomi, per esempio, credevano che, entrando in contatto con gli extraterrestri, l'umanità avrebbe subito una tale scossa da rinunciare per sempre alle guerre per dare inizio ad una nuova era di pacifica cooperazione tra le nazioni.
Ma gli storici ritenevano questa ipotesi assurda. Facevano notare che, quando gli europei avevano scoperto il Nuovo Mondo -evento altrettanto traumatico- non avevano certo smesso di combattersi tra loro. Avevano anzi continuato con ancor più accanimento, limitandosi ad estendere al Nuovo Mondo le tensioni preesistenti. Di farne insomma un luogo in più dove battersi e per cui battersi.
Analogamente gli astronomi immaginavano che all'incontro tra l'umanità e gli axtraterrestri sarebbe seguito uno scambio d'informazioni e di tecnologie che avrebbe fatto fare meravigliosi progressi alla specie umana.
Gli storici della scienza pensavano invece che anche questo fosse assurdo. Facevano notare che quella che chiamiamo scienza è in realtà una concezione piuttosto arbitraria dell'universo che ben difficilmente può essere condivisa da altre creature. Le nostre teorie scientifiche sono le teorie di creature simili a scimmie, che si orientano soprattutto con la vista e che si divertono a cambiare il proprio ambiente fisico. Se gli extraterrestri fossero ciechi e comunicassero con gli odori, potrebbero aver sviluppato una scienza molto differente e descritto un ben differente universo. E potrebbero aver fatto scelte assai diverse sulle direzioni che la loro scienza doveva seguire. Potrebbero, per esempio, ignorare totalmente il mondo fisico e sviluppare una scienza della mente molto avanzata -insomma il contrario esatto di ciò che ha fatto la scienza terrestre. La tecnologia extraterrestre potrebbe dunque essere puramente mentale, senza meccanismi visibili.
La questione ruotava attorno alla teoria della congruenza secondo la quale, a meno che gli extraterrestri non siano straordinariamente simili a noi, non è probabile uno scambio di informazioni."

"Dopo un evento particolarmente intenso il cervello si sforza di assimilare, di capire, di rimettere in ordine il mondo mentale, nel momento stesso in cui intorno il mondo fisico è ridotto a pezzi. Il cervello entra allora in una sorta di overdrive, cercando frettolosamente di riordinare le cose, di chiarirle, di ristabilire l'equilibrio. E' tuttavia un periodo confuso nel quale si gira a vuoto. Bisogna solo aspettare che finisca."

" "In genere", disse Norman, "le persone che non sono in contatto con le proprie emozioni tendono a credere che le emozioni non siano importanti." "

" "Il fatto è", disse Norman, "che tra emozioni e intelligenza non c'è alcun rapporto. Sono come settori separati del cervello, o addirittura cervelli a sé stanti, e non esiste comunicazione tra loro. E' per questo che la comprensione intellettuale è così inutile."
Ted disse: "Inutile la comprensione intellettuale?" Sembrava inorridito.
"In molti casi sì", disse Norman. "Se leggi un libro su come si va in bicicletta, significa forse che sai andare in bicicletta? Niente affatto. Puoi leggere tutti i libri che vuoi, ma devi comunque uscire e imparare ad andarci. Quella parte del tuo cervello che impara a farlo è differente da quella che ha letto." "

"Era una verità psicologica lapalissiana questa cecità di fronte a se stessi...E l'ignoranza su se stessi era ancora più grande. La consapevolezza di sé era la cosa più difficile. Pochissimi ci arrivavano."

"Sì, pensò, è proprio così: gli scienziati si rifiutano di occuparsi dell'irrazionale. Ma il lato irrazionale non sparisce per il solo fatto che ci si rifiuta di occuparsene. L'irrazionalità non si atrofizza per mancanza d'uso. Anzi, lasciato a se stesso, il lato irrazionale dell'uomo aumenta di potere e portata."

"La coscienza è come un sassolino che increspa la superficie dell'inconscio. E man mano che la coscienza si allarga, cresce l'inconscio sotto di essa. Ce n'è sempre di più, inaccessibile."

"In un certo senso, pensò, siamo tutti fatti di memorie. La nostra personalità viene formata partendo dalle memorie, la nostra vita è organizzata intorno a memorie, la nostra cultura viene eretta su quelle fondamenta di memorie comuni che noi chiamiamo storia e scienza."


sabato 9 luglio 2011

Mother Earth




Birds and butterflies
Rivers and mountains she creates
But you'll never know
The next move she'll make
You can try
But it is useless to ask why
Cannot control her
She goes her own way

She rules until the end of time
She gives and she takes
She rules until the end of time
She goes her way

With every breath
And all the choices that we make
We are only passing through on her way
I find my strength
Believing that their souls live on
Until the end of time
I'll carry them with me

She rules until the end of time
She gives and she takes
She rules until the end of time
She goes her way

She rules until the end of time
She gives and she takes
She rules until the end of time
Until the end of time
Until the end of time
She goes her way

[WITHIN TEMPTATION - MOTHER EARTH]


venerdì 8 luglio 2011

Area Di Contagio

RICHARD PRESTON - AREA DI CONTAGIO

"La comparsa dell'AIDS, di Ebola e di chissà quanti altri agenti scaturiti dalla foresta pluviale sembra essere una naturale conseguenza della distruzione della biosfera tropicale. Sono virus, questi, che emergono da zone ecologicamente disastrate del pianeta. Molti di loro provengono dai margini erosi della foresta pluviale tropicale, oppure dalla savana dove gli insediamenti umani stanno rapidamente aumentando. Le foreste tropicali sono i più ricchi serbatoi di vita del nostro pianeta, perchè contengono la maggior parte delle specie animali e vegetali del mondo. Al tempo stesso, costituiscono i maggiori serbatoi di virus, dato che tutte le cose viventi ospitano virus. Quando questi escono da un ecosistema, tendono a diffondersi ad ondate successive nella popolazione umana, come echi della morente biosfera.
In un certo senso, si può dire che la terra stia creando una risposta immunitaria alla razza umana. Comincia cioè a reagire al parassita umano, al cemento che invade il pianeta, alla cancerogena iperdensità abitativa delle città statunitensi, giapponesi ed europee, sature di primati che si moltiplicano, agli insediamenti che crescono e si espandono minacciando di travolgere la biosfera con estinzioni di massa. Forse alla biosfera non "piace" l'idea di sette miliardi di esseri umani. O forse, l'estrema crescita della razza umana, realizzatasi più o meno nell'ultimo secolo, ha improvvisamente prodotto un'enorme quantità di carne diffusa ovunque, carne che potrebbe rivelarsi incapace di difendersi dall'attacco di una forma di vita decisa a divorarla. La natura ha metodi molto interessanti per ripristinare il proprio equilibrio. La foresta pluviale ha le sue difese. Il sistema immunitario della terra, per così dire, "vede" la presenza della specie umana e comincia a svolgere la propria funzione. La terra sta cercando di liberarsi dell'infezione causata dal parassita umano e forse i virus sono un primo passo di un naturale processo di pulizia."

martedì 27 luglio 2010

Keep The Streets Empty For Me




Memory comes when memory's old
I am never the first to know
Following this stream up north
where do people like us float?

There is room in my lap
for bruises, asses, handclaps
I will never disappear
for forever, I'll be here

Whispering
Morning keep the streets empty for me
morning keep the streets empty for me

I learned to not eat the snow
my fur is hot, my tongue is cold
On a bed of spider web
I think about to change myself

A lot of hope in one man tent
there's no room for innocence
So take me home before the storm
velvet mites will keep us warm

Whispering
Morning keep the streets empty for me
morning keep the streets empty for me

Uncover our heads and reveal our souls
We were hungry before we were born

[FEVER RAY - KEEP THE STREETS EMPTY FOR ME]


venerdì 30 aprile 2010

I Am The One




I am the One
From the dark side of your dreams
I am the One
The one who hears your screams
I am the One, I am the One

I am a vampyre a-calling for your love
I am the fire that burns within your blood
I am the One, I am the One
I am the One, I am the One

No bars or chains can keep me from your bed
Nothing on earth can get me from your head
I am the One, I am the One
I am the One, I am the One

I’m the angel of your desire
Burning in the night
I’m the pyre, I’m the fire
Come to set you alight
I’m the One

Forget the past, live only for tonight
How many loves have shared such pure delight?
I am the One, I am the One
I am the One, I am the One

I’m the angel of your desire
Burning in the night
I’m the pyre, I’m the fire
Come to set you alight
I’m the One

Rest now, my love, let troubles slip away
I shall return on the darkening of the day
I am the One, I am the One

I’m the angel of your desire
Burning in the night
I’m the pyre, I’m the fire
Come to set you alight
I’m the One

[INKUBUS SUKKUBUS - I AM THE ONE]


sabato 17 aprile 2010

Non può essere tutto ciò che hai visto...

ANNE RICE - LA REGINA DEI DANNATI

"Si tratta di una verità spaventosa: il dolore può renderci più profondi, può conferire un maggiore splendore ai nostri colori e una risonanza più ricca alle nostre parole. Questo avviene se non ci distrugge, se non annienta l'ottimismo e lo spirito, la capacità di avere visioni e il rispetto per le cose semplici ed indispensabili."

"E devi sapere che in realtà non cambiamo con il passare del tempo; siamo come fiori che si schiudono; ci limitiamo a diventare più simili a noi stessi."

"Ci avviammo insieme nel lungo corridoio; no, non mi piaceva, non volevo stare lì. Era un luogo infestato; ma le vere infestazioni non hanno nulla a che fare con gli spettri; hanno a che fare con la minaccia del ricordo."

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"Io creerò una nuova ragione", disse Akasha con una sfumatura di collera. "Creerò un nuovo e diverso futuro. Definirò il bene. Definirò la pace. E non invocherò dèi o dee o spiriti mitici per giustificare le mie emozioni in nome di una morale astratta. Non mi appello neppure alla storia!"
Marius non voleva che quella scena continuasse. "Akasha", disse in tono implorante, "anche se fosse possibile, anche se la popolazione dei mortali non insorgesse contro di te e gli uomini non trovassero il modo di annientarti molto prima che il piano venga realizzato..."
"Sei uno sciocco, Marius, o pensi che la sciocca sia io. Non credi che sappia di cosa è capace questo mondo, e di quale mistura assurda di mentalità selvaggia e di tecnologia sia l'uomo moderno?"
"Mia regina, non credo che tu lo sappia", ribattè Marius. "In verità non lo credo. Non penso che tu possa contenere nella mente l'intera concezione di ciò che è il mondo. Nessuno di noi lo può: è troppo vario e troppo immenso; possiamo cercare di abbracciarlo con la ragione, ma non ci riusciamo. Tu conosci un mondo, ma non è il mondo, è un mondo che hai scelto tra una dozzina di altri per ragioni tutte tue."
Akasha scosse la testa e la sua collera divampò di nuovo. "Non mettere alla prova la mia pazienza, Marius. Attento a ciò che fai", disse.
Scese un profondo silenzio.
Sicuramente Marius sapeva che Akasha stava mentendo. Lei lo amava, e questo le sembrava umiliante, perciò cercava di ferirlo. E c'era riuscita.
In silenzio, Marius frenò la rabbia. "Anche se fosse possibile", insistette con gentilezza, "puoi affermare che gli esseri umani si sono comportati male al punto di meritare una simile punizione?"
"Ah, ora mi disgusti", rispose lei.
"Akasha, sono duemila anni che osservo e frequento questo mondo", disse Marius. "Chiamami il romano nell'arena, se vuoi, e parlami delle epoche antecedenti. Quando m'inginocchiavo ai tuoi piedi pregavo perché mi dispensassi il tuo sapere. Ma ciò che ho veduto in questo breve tempo mi ha riempito di reverenza e di amore per tutte le cose mortali; ho veduto rivoluzioni del pensiero e della filosofia che credevo impossibili. La razza umana non si sta forse avviando verso l'era di pace di cui parli?"
Il volto di Akasha era il ritratto dello sdegno. "Marius", disse, "questo passerà alla storia come uno dei secoli più sanguinosi della storia umana. Di quali rivoluzioni parli, quando milioni di persone sono state sterminate da una piccola nazione europea per il capriccio di un pazzo, quando intere città sono state cancellate dalle bombe? Quando nei paesi desertici dell'est i bambini fanno guerra ad altri bambini in nome di un Dio antico e dispotico? Marius, le donne di tutto il mondo gettano nelle fogne i frutti del loro grembo. Le urla degli affamati sono assordanti, ma non sono ascoltate dai ricchi che folleggiano nelle cittadelle tecnologiche; le malattie si scatenano tra gli affamati di interi continenti mentre i malati miliardari, negli ospedali principeschi, spendono la ricchezza del mondo in perfezionamenti estetici e nella promessa di una vita eterna grazie a pillole e fìalette!" Akasha rise sommessamente. "Le grida dei morenti si sono mai levate più forti agli orecchi di quelli di noi che possono udirle? È mai stato sparso più sangue?"
"C'è qualcosa che tu non puoi vedere", disse alla fine. "Qualcosa che non puoi comprendere."
"No, mio caro. La mia visione non ha difetti. Non ne ha mai avuti. Sei tu che non sai capire. È sempre stato così."
"Guarda la foresta!" esclamò Marius indicando le pareti di vetro. "Scegli un albero: descrivilo in termini di ciò che distrugge, di ciò che sfida e di ciò che non realizza, e avrai un mostro dalle radici avide e dallo slancio irresistibile che ruba la luce ad altre piante, le loro sostanze nutritive e la loro aria. Ma non è questa la verità dell'albero. Non è tutta la verità quando viene visto come parte della natura, e per natura io non intendo nulla di sacro, Akasha, ma soltanto la trama completa. Mi riferisco solo alla cosa più vasta che abbraccia tutto."
"E così sceglierai le tue cause per essere ottimista", disse Akasha. "Come hai sempre fatto. Suvvia, esamina le città occidentali dove persino ai poveri vengono dati ogni giorno piatti di carne e verdure e dimmi che la fame non esiste più...l'idiozia su cui si è sempre basato il compiacimento dei ricchi. Il mondo è sprofondato nella depravazione e nel caos; è come sempre, o è addirittura peggiorato."
"Oh, no, non è vero", ribattè Marius. "Uomini e donne sono animali capaci di apprendere. Se non vedi ciò che hanno imparato, sei cieca. Sono creature che mutano sempre, migliorano sempre e ampliano la loro visione e le capacità dei loro cuori. Non sei giusta con loro quando dici che questo è il secolo più sanguinoso; non vedi la luce che risplende più fulgida proprio a causa delle tenebre? Non vedi l'evoluzione della razza umana?"
"È vero ciò che dici della guerra", continuò Marius: l'implorava e nello stesso tempo lottava con la propria dignità. "Sì, le grida dei morenti: anch'io le ho udite. Tutti le abbiamo udite nel corso dei decenni, e ancora oggi il mondo è sconvolto dalle notizie quotidiane dei conflitti armati. Ma la luce di cui parlo è la protesta contro tali orrori, un atteggiamento che non era mai stato possibile in passato. È l'intolleranza di uomini e donne al potere: per la prima volta nella storia della razza umana vogliono veramente porre fine all'ingiustizia in tutte le forme."
"Parli della posizione intellettuale di pochi."
"No", disse. "Parlo della filosofia che cambia; parlo dell'idealismo dal quale nasceranno nuove realtà. Akasha, per quanto siano carichi di difetti, devono avere il tempo di perfezionare i loro sogni, non capisci?"
"Sì!" esclamò Louis. "Il mondo è loro, non nostro", disse umilmente. "Noi vi abbiamo rinunciato con la perdita della mortalità. Non abbiamo diritto d'interrompere la loro lotta: altrimenti li derubiamo di vittorie che sono costate anche troppo! Negli ultimi cent'anni i loro progressi sono stati miracolosi; hanno raddrizzato torti che l'umanità credeva inevitabili; per la prima volta hanno messo a punto il concetto della vera famiglia dell'uomo...Non uccidere gli esseri umani! Non interferire, anche se si uccidono fra loro! Dai loro il tempo di veder realizzata la nuova visione; lascia che le città dell'Occidente, per quanto corrotte, possano diffondere i loro ideali in un mondo sofferente."
"Il tempo", disse Maharet. "Forse è ciò che chiediamo. Il tempo. Ed è ciò che puoi darci."
Vi fu un silenzio.
Maharet continuò: "Hai meditato in silenzio e per secoli le tue soluzioni. Cosa contano altri cent'anni? Non negherai che l'ultimo secolo ha superato ogni predizione e ogni fantasia... e che i progressi tecnologici possono assicurare cibo, riparo e salute a tutti i popoli della terra".
"È davvero così?" rispose Akasha. Un odio profondo accese il suo sorriso. "È questo che i progressi tecnologici hanno dato al mondo. Hanno portato gas velenosi, malattie nate nei laboratori, incidenti nucleari che hanno contaminato il cibo e le bevande di interi continenti. E gli eserciti fanno con efficienza moderna ciò che hanno sempre fatto. L'aristocrazia di un popolo massacrata in un'ora in una foresta piena di neve; l'intellighentia di una nazione uccisa sistematicamente. Nel Sudan le donne vengono ancora mutilate abitualmente per piacere ai mariti; in Iran i bambini corrono incontro al fuoco dei fucili!"
 
"Non può esser tutto ciò che hai visto", disse Marius.