giovedì 17 settembre 2009

La Quercia e l'Edera...


RADCLYFFE HALL - IL POZZO DELLA SOLITUDINE 

Tuttavia Stephy smarriva il senso di se stessa e si sentiva presa di nuovo nei tormentosi dubbi della sua infanzia: si figurava ancora che la gente ridesse di lei. Era tanto sensibile che una frase sorpresa al volo, una parola, uno sguardo la faceva star male. La gente, forse, non pensava affatto a lei nè si curava menomamente della sua persona, ma Stephy si immaginava sempre che ogni parola, ogni sguardo fossero rivolti a lei.
 
Se Stephy avesse potuto intrattenersi da pari a pari con gli uomini avrebbe sempre fatto come loro; li preferiva perchè guardavano le cose in faccia, liberamente...Ma gli uomini la trovavano troppo intelligente quando parlava con franchezza e troppo melanconica quando si lasciava prendere dalla sua timidità. Inoltre vi era qualcosa di oscuro in lei che creava tra loro una specie di antagonismo. Gli uomini indovinavano quella inconscia presunzione, per quanto timida, e se ne adontavano e si mettevano sulla difensiva...
Gli uomini amano le donne arrendevoli: essi sono la forte quercia e amano attrarre l'edera femminile, che può anche avvinghiarsi a loro così fortemente da soffocarli (cosa che succede assai spesso); ma essi preferiscono così, ed ecco la ragione per la quale non sopportavano Stephy. Essa non era l'edera; al contrario, sentivano in lei qualche cosa della quercia.
 
Così si radicò sempre più forte la convinzione che oltre il familiare e vecchio portone di Morton non vi fosse pace per lei...Perplessa e infelice, si sentiva sola e la gioventù odia con ragione la solitudine.
 
Orrende, degradanti, terribili mezze verità; egli sapeva tutta la verità e non aveva il coraggio di dirla. Quando l'anima si sente vile, si rifugia troppo facilmente nella violenza delle parole.
 
Miss Puddle trovava oltraggiosa quella tirannia egoista del silenzio che la società aveva inventato per il suo benessere; le faceva venire in mente lo struzzo e pensava: 'Il mondo nasconde la testa nelle sabbie delle convenzioni, di modo che, non vedendo, può evitare la verità. Se vedere è credere, preferisco non credere; se il silenzio è d'oro, anche in questo caso è un ottimo espediente.'
 
Stephy, guardando Angela, si ricordò di tutte queste dicerie, ma le parvero d'un tratto prive di qualsiasi importanza, perchè quegli occhi di bimba, ora, la guardavano...Parlava quel linguaggio dolce e morbido degli Americani del Sud, con una voce indolente, pigra e riposante. Era assolutamente nuova per Stephy quella cadenza meridionale e la trovò piacevolissima. Allora la fanciulla si accorse, oscuramente, che quella donna era bella, come un fiore strano che fosse cresciuto nel buio, come un fiore raro e pallido senza macchia nè colpa.
 
Mai Stephy dimenticò quell'estate in cui s'innamorò secondo la legge della sua natura, ingenuamente. Per lei, infatti, non vi era nessuna profanazione nell'amore che provava per Angela Crossby. Le pareva una cosa inevitabile, così inscindibile da lei, come il suo respiro; eppure questo sentimento trascendeva dal suo io ed essa vedeva molto in alto il suo amore, perchè gli occhi della gioventù cercano le stelle e l'anima della gioventù non è inchiodata alla terra.
Amava profondamente, molto più profondamente di tanti che pur possono senza timore proclamarsi amanti. E' una triste e dura verità, ma quelli che la natura ha sacrificati ai suoi fini (fini misteriosi e spesso occulti) sono a volte dotati di un immenso desiderio di amore e di una infinita capacità di soffrire che va all'unisono con il loro amore stesso.
 
La povera natura umana è così stranamente complessa, che Angela credeva realmente ai suoi sentimenti. In quel momento di subitanea paura e di rimorso, ricordando le sue settimane piene di colpa, credeva di sentire compassione e rimpianto per quella creatura che tanto l'amava e il cui amore aveva aperto la strada aun altro. Debole com'era, non poteva separarsi dalla fanciulla, non ancora almeno; vi era qualcosa di più forte in Stephy, che sembrava unire la forza dell'uomo con la sottile dolcezza della donna.
 
Erano proprio gli occhi di un amante, quelli di Stephy, esigenti e dominatori quando Ralph era assente. In quelli di Angela invece appariva spesso un'espressione che Stephy aveva già vista altre volte. Una nebbia torbida velava il loro azzurro e diventavano duri, come se nascondessero qualcosa. Allora Stephy era presa da un tremito violento e doveva sedersi con le mani contratte, per non tradire il suo tremito e sorrideva col suo lento sorriso conscio e dominatore.
 
La vita aveva già insegnato questo a Stephy: che gli esseri umani non debbono mai supporre che noi abbiamo paura di loro. La paura dell'uno è sprone per gli altri, poichè il primitivo istinto di caccia è difficile a soffocare, ed è meglio affrontare un mondo ostile che voltargli le spalle per un istante solo.
 
Per un po' di tempo tale alimento era bastato, ma ora il suo talento era ammalato e moriva di fame o, forse, lo aveva nutrito anch'essa di sangue, del sangue del suo cuore, il suo cuore non sanguinava più, forse non poteva più sanguinare, era inaridito. Era divenuto una cosa arida, che appassiva lentamente. Doveva essere così, perchè in quei giorni, pensando ad Angela Crossby, non sentiva più nulla per lei. Il suo cuore stava morendo in lei. Lugubre compagno, un cuore morto!
 
Vi è una cosa che l'umanità non potrà mai distruggere nonostante il suo insano desiderio di distruzione: il bisogno di ideale. Specialmente in presenza di un grande disastro, l'umanità, volontaria distruggitrice della bellezza, si sforza immediatamente di creare bellezze nuove, per non soccombere sotto la propria desolazione.
 
Camminarono ancora tenendosi per mano. Perchè no? Non vi era nessuno che le vedesse.
'Tutta la mia vita ho atteso qualcosa...' disse Mary.
'Che cosa, Mary?' chiese Stephy dolcemente.
'Ho aspettato te,' rispose Mary, 'e tutto quel tempo mi è parso così tremendamente lungo, Stephy.'
 
Doveva lasciarla così nell'ignoranza di quello che l'aspettava, nell'ignoranza del prezzo che avrebbe dovuto pagare per un simile amore?
Mary era giovane e ignorava ancora completamente la vita; sapeva soltanto di amare, e la gioventù è ardente. Avrebbe dato tutto quanto Stephy poteva chiederle e ancora di più, poichè i giovani sono non solo ardenti, ma generosi. E, dando tutto, rimarrebbe senza difesa, senza essere stata avvertita e armata contro il mondo che si rivolterebbe contro di lei come una bestia spietata per lacerarla...No, Mary non doveva darsi finchè non avesse conosciuto il prezzo del suo dono, finchè non fosse pienamente rimessa di corpo e di spirito, e in grado di dare un giudizio sicuro.
Stephy doveva dirle tutta la crudele verità. Le avrebbe detto: 'Il nostro amore potrà essere fedele fino alla morte e oltre, ma il mondo lo considererà impuro. Non faremo del male ad anima viva con il nostro amore...ma tutto ciò non ti salverà dal biasimo del mondo. Vedrai l'infedeltà, la menzogna, l'inganno fra quelli che il mondo fa degni della sua approvazione'; allora ti volterai a me e mi dirai: 'Tu ed io siamo più degne di rispetto che questa gente; perchè il mondo ci perseguita?' E io ti dovrò rispondere: Perchè in questo mondo non vi è tolleranza per gli esseri diversi.'
 
Il linguaggio è troppo ristretto per contenere quelle emozioni dell'anima e del corpo che hanno risvegliato un'eco nella mente.
 
Poi non potè più frenare il suo dolore e si mise a piangere, maledicendo quella terribile cosa che è la morte, per quelli che, continuando ad amare, debbono ancora vivere.

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Scritta nel 1928, "Il Pozzo Della Solitudine" è una delle prime opere ad affrontare il tema del lesbismo,e per questo fu vietata dalla censura inglese (in seguito a processo, il libro venne condannato e bruciato). In un periodo in cui una donna lesbica è ancora vista come un maschio mancato, e non è ancora emersa la concezione di omosessualità come terzo sesso, questo romanzo rappresenta una delle primissime fondamentali tappe del lungo cammino delle donne verso la libertà e l'emancipazione.

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