DANIEL PENNAC - SIGNORI BAMBINI
"Immaginazione non significa menzogna."
"E Crastaing non era invecchiato. Non quel che si intende per invecchiare, non quel tracollo della carne intorno ad un rimpianto di giovinezza, nè quella calcificazione del cuore in nome del realismo. Non quel genere di invecchiamento. Era rimasto sè stesso, semplicemente, senza età, fin dall'inizio."
"Signorina Fontange!"
Il sollievo di tutti nel sentire il cognome di un altro!
Il sollievo di tutti nel sentire il cognome di un altro!
E il mancamento di Isabelle Fontange all'esplosione
del proprio cognome...
"Sì, proprio lei, Fontange..."
Mi sono sempre chiesto come facesse un pedagogo di età matura a chiamare per cognome un affarino di dodici anni e tre mesi sui cui piedi grava ancora tutto il peso dell'infanzia..."
"Sì, proprio lei, Fontange..."
Mi sono sempre chiesto come facesse un pedagogo di età matura a chiamare per cognome un affarino di dodici anni e tre mesi sui cui piedi grava ancora tutto il peso dell'infanzia..."
"La verità è che la famiglia è una specie in via di estinzione! Continuano a ripeterci il ritornello della perdita dei valori familiari. Baggianate! E' la famiglia che è scomparsa! Totalmente dissolta dagli enzimi mediatici! La televisione produce generazione spontanea e voi siete il disastroso prodotto di questa creazione! Il vostro televisore vi basta, è questo il dramma," prosegue Crastaing in lungo e in largo: "avete facce da schermo. Facce da schermo, con auricolari da walkman! Eppure non vi chiedo mica chissà cosa! Vi chiedo di staccare la spina per qualche ora e di inventare la realtà."
"E' curioso, il dolore. Il dolore più autentico si difende da sè stesso elaborando frasi. Forse è proprio questa la necessità letteraria...questo bisogno vitale di scrivere su...altrimenti non resterebbe che morire insieme ai morti."
"E niente soluzioni di comodo, per favore."
"Joseph ignora ancora che Moune è retrocessa fino all'età esatta in cui "perchè sì" è la risposta meno soddisfacente alla domanda "perchè?".
Dal canto mio, non ho mai lasciato che Igor mi soffocasse sotto i "perchè?". Mentre Tatiana si imbarcava con una pazienza sospetta nella catena senza fine dei "perchè? perchè?...ma perchè? perchè?...", io ho subito messo sotto accusa le risposte causali.
"I bambini se ne fregano delle cause, Tatiana! Quello che gli interessa è solo lo scopo."
Chè è la pura verità. Se uno sbarbato ti chiede "perchè piove?", la risposta peggiore che tu gli possa dare concerne "le nuvole...", risposta che provoca immediatamente "perchè le nuvole..?", ed eccovi imbarcati nella complessa analisi delle "precipitazioni atmosferiche"..."perchè le precipitazioni?"...con il loro codazzo di anticicloni e "perchè vengono dalle Zazzorre?"...Folle spirale in cui ben presto vai a sbattere contro le pareti della tua incompetenza, cosa che ti costringe al ceffone liberatorio o, peggio ancora, alla bugia.
No. Questa età esige risposte finalistiche. Un esempio di risposta finalistica?
"Perchè piove?" chiedeva invariabilmente Igor quando passavamo le nostre domeniche in campagna. "Eh? Perchè piove?"
"Affinchè i fiori crescano, Igor." Non che Igor amasse particolarmente i fiori, ma la loro necessità era fuori discussione, visto che li aveva sotto gli occhi, lì, sul ciglio del sentiero dove sguazzavamo in famiglia. "Affinchè i fiori crescano."
La risposta finalistica concede cinque minuti buoni di tranquillità. Provare significa adottarla.
Tatiana ovviamente era contraria. Sosteneva che a voler "finalizzare" tutto (l'espressione è sua) avrei fatto di Igor un cinico, un amputato della nostalgia, forse addirittura un uomo politico. Io affermavo che le madri "causaliste" (l'espressione è mia) fabbricavano cavillatori senza prospettive, dissettori di poesie, medici legali del sogno.
"Perchè litigate?" domandava Igor.
"Affinchè tu venga su bene." "
"E' curioso, il dolore. Il dolore più autentico si difende da sè stesso elaborando frasi. Forse è proprio questa la necessità letteraria...questo bisogno vitale di scrivere su...altrimenti non resterebbe che morire insieme ai morti."
"E niente soluzioni di comodo, per favore."
"Joseph ignora ancora che Moune è retrocessa fino all'età esatta in cui "perchè sì" è la risposta meno soddisfacente alla domanda "perchè?".
Dal canto mio, non ho mai lasciato che Igor mi soffocasse sotto i "perchè?". Mentre Tatiana si imbarcava con una pazienza sospetta nella catena senza fine dei "perchè? perchè?...ma perchè? perchè?...", io ho subito messo sotto accusa le risposte causali.
"I bambini se ne fregano delle cause, Tatiana! Quello che gli interessa è solo lo scopo."
Chè è la pura verità. Se uno sbarbato ti chiede "perchè piove?", la risposta peggiore che tu gli possa dare concerne "le nuvole...", risposta che provoca immediatamente "perchè le nuvole..?", ed eccovi imbarcati nella complessa analisi delle "precipitazioni atmosferiche"..."perchè le precipitazioni?"...con il loro codazzo di anticicloni e "perchè vengono dalle Zazzorre?"...Folle spirale in cui ben presto vai a sbattere contro le pareti della tua incompetenza, cosa che ti costringe al ceffone liberatorio o, peggio ancora, alla bugia.
No. Questa età esige risposte finalistiche. Un esempio di risposta finalistica?
"Perchè piove?" chiedeva invariabilmente Igor quando passavamo le nostre domeniche in campagna. "Eh? Perchè piove?"
"Affinchè i fiori crescano, Igor." Non che Igor amasse particolarmente i fiori, ma la loro necessità era fuori discussione, visto che li aveva sotto gli occhi, lì, sul ciglio del sentiero dove sguazzavamo in famiglia. "Affinchè i fiori crescano."
La risposta finalistica concede cinque minuti buoni di tranquillità. Provare significa adottarla.
Tatiana ovviamente era contraria. Sosteneva che a voler "finalizzare" tutto (l'espressione è sua) avrei fatto di Igor un cinico, un amputato della nostalgia, forse addirittura un uomo politico. Io affermavo che le madri "causaliste" (l'espressione è mia) fabbricavano cavillatori senza prospettive, dissettori di poesie, medici legali del sogno.
"Perchè litigate?" domandava Igor.
"Affinchè tu venga su bene." "

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