giovedì 28 febbraio 2013
Auto-Invitati
CHARLES BUKOWSKI - AUTO-INVITATI
[...] Quel che cerco di dire è che
6 delle ultime 8 sere abbiamo avuto ospiti,
tutti auto-invitati,
e come dice mia moglie: "non vogliamo farli restar male".
Sicchè ci sediamo e li ascoltiamo,
certuni famosi e certuni mica tanto,
certuni piuttosto svegli e divertenti,
certuni mica tanto,
ma finisce tutto in chiacchiera, chiacchiera, chiacchiera,
parole, parole, parole,
un garbato mulinello di suoni
che rivela innanzi tutto solitudine:
in un modo o nell’altro, chiedono tutti di essere accettati,
di essere ascoltati, e ciò è comprensibile,
ma io sono uno di quelli che preferirebbe starsene tranquillo a casa
con la moglie e i suoi 6 gatti
(o di sopra da solo a fare niente).
L’impressione è che sia un egoista
e mi senta sminuito dalla gente
ma non ho l’impressione che loro si sentano vuoti,
ho l’impressione che li diletti
il movimento delle loro bocche.
E quando se ne vanno
quasi tutti accennano a un’altra visitina.
Mia moglie è carina, li saluta con calore,
ha un cuore d’oro, così d’oro che quando, che so,
andiamo al ristorante e scegliamo un tavolo
lei prende il posto da cui si può “veder la gente”
e io quello da cui non è possibile.
D’accordo, sono un figlio del demonio;
l’intera umanità mi annoia e no, non è paura,
sebbene qualcosa in loro mi spaventi,
e non è invidia perché non voglio nulla di ciò che loro vogliono,
è solo che in tutte quelle ore di parole parole parole
non sento niente di davvero buono coraggioso o nobile,
e che valga un briciolo del tempo in cui mi hanno impallinato le cervella. [...]
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