sabato 30 marzo 2013

Buonismo: Il Cancro Della Volontà

LUCA MARCOLIVIO - BUONISMO: IL CANCRO DELLA VOLONTA'
 
Una premessa: stiamo per descrivere un vizio tipico di questi tempi, del quale ben pochi possono dirsi esenti. Il buonismo è un vero e proprio virus che si manifesta in forme più o meno acute e del quale tantissimi sono i portatori sani. Buonisti sono sempre e solo gli altri; il buonismo è un vizio la cui ammissione è un tabù, pena l’emarginazione e la derisione. Se da un lato l’inclinazione al cinismo (che del buonismo, in fin dei conti, è il rovescio della medaglia) incute sempre una sottile ammirazione, quasi un timore reverenziale, il buonista sarà sempre e solo una buffa e patetica macchietta, incline alla retorica dell’accondiscendenza, del sorriso facile, dei buoni sentimenti, del compromesso inteso soltanto nella sua accezione nobile.

Ciononostante il buonismo è la vera malattia morale di questo secolo perché si ricollega alla decadenza dei tempi attuali, a quella paralisi della volontà, quell’inettitudine borghese che, all’inizio del secolo scorso, stimolò la riflessione di giganti della narrativa come Kafka, Musil e Svevo. Il buonismo è la declinazione nazional-popolare del “pensiero debole”, del politically correct anglosassone, del relativismo teoretico e morale. Il buonista è un uomo tarato da una pugnace ossessione per gli altri, per tutto ciò che è altro in senso sia personale che ideale, sia concreto che astratto. Da un lato è convinto che l’erba del vicino sia sempre più verde, dall’altro, poiché gli è stato insegnato che l’invidia è un difetto, deve ostentare ammirazione per quel vicino. Non è un uomo sicuro di sé, affatto: nasconde dietro sorrisi, i suoi assillanti sensi di colpa, è terrorizzato dall’idea di non essere apprezzato. Il buonista è continuamente alla ricerca di mediazioni e, non credendo nell’esistenza di una Verità ultima, dovrà adeguarsi alle tante verità contingenti che individua intorno a sé. Anche a livello mentale è fondamentalmente un pigro e parla per slogan, per luoghi comuni, per “sentito dire”, non è incline alla riflessione profonda, né alla messa in discussione delle sue piccole certezze quotidiane. Un po’ come il dottor Adattati, protagonista del racconto Un uomo tranquillo di Stefano Benni, che ha “una sola idea chiara, irrinunciabile, trainante: non avere idee”. All’arrivo del nuovo capoufficio Adattati va nel panico, al pensiero di dover rinunciare alle abitudini e ai discorsi del precedente dirigente (“una vaga misoginia con sospette fantasie lolitiche, il gusto della citazione latina, la pipa, le scarpe inglesi, la squadra del Deportivo, l’attore B., il conducatore televisivo T., le barzellette un po’ spinte, i temperini a ghigliottina, la sfiducia nei medici e i discorsi sull’ulcera”) cui si era camaleonticamente adeguato.

Il buonista manifesta spesso sentimenti o ideali umanitari, tuttavia lo fa soprattutto per dare una buona immagine di sé. Non ha una vera consapevolezza degli effetti delle proprie azioni: il vecchio aforisma “Di buone intenzioni è lastricata la via dell’inferno” (Samuel Johnson) gli è del tutto estraneo. La qualità indiscussa del buonista è quella di non adirarsi quasi mai, eppure qualora gli capiti di essere sbugiardato, è facile vederlo in preda al panico o all’isteria, oppure rimanere silente e attonito. La sua etica non è mai fondata su Verità oggettive, quanto sullo spirito dei tempi, al quale tende ad attenersi in modo maniacale e quasi dogmatico, e in nome del quale sa ergersi, quando vuole, a severo censore e fustigatore di costumi. È forte coi deboli e debole coi forti.

Il buonista, spesso e volentieri, è un candido, una sorte di ‘utile idiota’ a volte dotato di un discreto carisma che i più spregiudicati sono abili a strumentalizzare. Non mancano quindi i casi in cui il buonista è un vero e proprio lupo travestito da agnello, un freddo calcolatore che, studiando nel dettaglio i tic e gli stereotipi dei “candidi di successo”, tenta di riprodurne i modelli comportamentali su grande scala. Lo aveva previsto con un secolo di anticipo Vladimir Soloviev che descrive il suo Anticristo come un “filantropo, pieno di compassione e non solo amico degli uomini, ma anche amico degli animali”, un “convinto spiritualista”, un “asceta” che afferma di credere in Dio ma, in realtà, ama solo se stesso.

Figlio del pensiero liberal, del ’68, di quella che Plinio Correa de Oliveira chiamava la “quarta rivoluzione” (dopo la riforma protestante, l’illuminismo giacobino e la terza il socialismo marxista), il buonismo ne incarna il “volto umano”, assimilabile dai moderati e anche dai conservatori.

Sul piano sociale questa attitudine ha portato danni irreparabili in ambito pedagogico e qui è più pertinente parlare di “lassismo” o “permissivismo”. Sulla scia delle teorie di Benjamin Spock, si sono diffuse prassi “antiautoritarie” che hanno sottratto bambini e giovani al senso del sacrificio e della disciplina. Si è, in altre parole, ritenuto che l’amore genitoriale potesse limitarsi soltanto all’aspetto affettivo, senza alcun potere correttivo o sanzionatorio. Niente punzoni, solo comprensione e ascolto. Le conseguenze di ciò sono sotto gli occhi di tutti: droga, comportamenti devianti, imbarbarimento dei costumi, mancanza di rispetto per i soggettivi educativi, siano essi la famiglia o la scuola.

Il massimo del paradosso, tuttavia, il buonismo lo esprime nei dibattiti sull’immigrazione e sul multiculturalismo: anche in questo ambito il buonista non è in grado di guardare serenamente la realtà oggettiva, schiavo com’è dei suoi “pregiudizi al contrario”, per cui lo straniero è sempre e comunque una persona da accogliere, una vittima dei nostri antenati colonialisti brutti, sporchi e cattivi. E anche qui le conseguenze sono state nefaste: sfruttamento della manovalanza extracomunitaria, microcriminalità diffusa, rigurgiti di razzismo, ghettizzazione, difficoltà di integrazione, per non parlare dell’ascesa del fondamentalismo islamico.

Ci troviamo, insomma, di fronte ad un autentico “cancro della volontà”, un ottenebramento della ragione e dell’autonomia di giudizio. Il buonismo non ha nulla a che vedere con la bontà, né con l’onestà o la rettitudine: ne è soltanto una grottesca caricatura. L’uomo veramente buono ha una mente ed un cuore molto più profondi. Sa guardare oltre le apparenze e la sua fame di giustizia lo spinge a battaglie controcorrente. L’uomo buono si inchina umilmente dinnanzi alla Realtà e la osserva senza le lenti deformanti dall’ideologia. Ama la Verità senza distinguo e la afferma con vigore, se necessario. È consapevole che per cambiare il mondo servono scelte coraggiose e che, per portarle avanti, non bisogna avere paura di perdere il consenso, di finire in minoranza o di farsi nemici. Ed è proprio nelle mani di tali uomini buoni e coraggiosi il futuro dell’umanità.
 

Fonte: L'Ottimista, 25 Novembre 2010
Pubblicato su BastaBugie n. 176


giovedì 28 febbraio 2013

Auto-Invitati



CHARLES BUKOWSKI - AUTO-INVITATI

[...] Quel che cerco di dire è che
6 delle ultime 8 sere abbiamo avuto ospiti,
tutti auto-invitati,
e come dice mia moglie: "non vogliamo farli restar male".
Sicchè ci sediamo e li ascoltiamo,
certuni famosi e certuni mica tanto,
certuni piuttosto svegli e divertenti,
certuni mica tanto,
ma finisce tutto in chiacchiera, chiacchiera, chiacchiera,
parole, parole, parole,
un garbato mulinello di suoni
che rivela innanzi tutto solitudine:
in un modo o nell’altro, chiedono tutti di essere accettati,
di essere ascoltati, e ciò è comprensibile,
ma io sono uno di quelli che preferirebbe starsene tranquillo a casa
con la moglie e i suoi 6 gatti
(o di sopra da solo a fare niente).
L’impressione è che sia un egoista
e mi senta sminuito dalla gente
ma non ho l’impressione che loro si sentano vuoti,
ho l’impressione che li diletti
il movimento delle loro bocche.
E quando se ne vanno
quasi tutti accennano a un’altra visitina.
Mia moglie è carina, li saluta con calore,
ha un cuore d’oro, così d’oro che quando, che so,
andiamo al ristorante e scegliamo un tavolo
lei prende il posto da cui si può “veder la gente”
e io quello da cui non è possibile.
D’accordo, sono un figlio del demonio;
l’intera umanità mi annoia e no, non è paura,
sebbene qualcosa in loro mi spaventi,
e non è invidia perché non voglio nulla di ciò che loro vogliono,
è solo che in tutte quelle ore di parole parole parole
non sento niente di davvero buono coraggioso o nobile,
e che valga un briciolo del tempo in cui mi hanno impallinato le cervella. [...]

sabato 3 novembre 2012

I Dannati Non Muoiono

JIM NISBET - I DANNATI NON MUOIONO

Come riconoscere la differenza tra dolore e piacere? Dicono che due corpi che si uniscono si fondano in qualcos'altro, pensò Herbert. In qualche modo, in qualche punto, la gamma delle sensazioni umane, delle emozioni, si capovolge e il dolore diventa piacere, o viceversa.

Arrivò la sua acqua con lime. Lui la ignorò, ma Windrow si mise a fissare le bollicine dentro il bicchiere. Gli dava sollievo, per qualche motivo, vederle salire lungo i fianchi del bicchiere, intorno ai cubetti di ghiaccio e alla scorza verde del lime, che galleggiava in superficie. "Allora, Marty? Che ti succede? Sei scivolato nella vasca da bagno?" "Sono stato buttato fuori da un caso che non era nemmeno mio e uscendo sono rimbalzato sul marciapiede."

Se Windrow voleva ottenere qualcosa da Feyn -e a Windrow sembrava che da Feyn dipendesse la soluzione- avrebbe avuto bisogno di una leva. E per fare leva su di lui ci sarebbe voluta una prova. Una prova schiacciante, qualcosa di cui nemmeno la polizia era a conoscenza. Il caso che avevano in mano, al momento, era fatto unicamente di sottili figure tracciate in aria con le dita, solo una manciata di scintille cadenti in una notte buia, nè più nè meno di quelle di Windrow.

Il sogno fu lungo. Nel sogno tutti gli avvenimenti, veri e presunti, vissuti o soltanto immaginati, gli volteggiavano intorno. Per un certo tempo -quanto, non l'avrebbe mai saputo dire- le scintille continuarono costanti a creare disturbo e confusione nei suoi sogni con le loro processioni disordinate e sconnesse, e finivano sempre per avvitarsi in lunghe spirali di penosa densità, caratterizzate dal vuoto, ma un vuoto carico del peso di qualcosa che aveva lasciato incompiuto, un gesto che doveva fare, un messaggio che doveva consegnare.

L'occhio visibile nello spiraglio della porta saettava da destra a sinistra. Cercava una via d'uscita, pensava alla finestra all'estremità opposta della stanza alle sue spalle, voleva andare a guardare per controllare dei dettagli che non ricordava. Ma non era disposto a correre il rischio di lasciare nel corridoio quello sconoscito così informato. Poi l'occhio smise di andare da una parte all'altra e Windrow capì, o meglio vide, da quell'occhio, che era stata presa una decisione. Ogni volta diventava più facile prendere quella decisione per l'uomo con l'occhio che adesso si stava concentrando su Windrow. Se questo strano individuo nel corridoio sapeva tante cose, doveva per forza finire come tutti gli altri. C'era un modo semplice, efficace e sicuro di sbarazzarsi di un essere vivente che sapeva troppo; e sarebbe stato quasi -l'occhio si allargò- altrettanto divertente che con gli altri. Ma -e l'occhio guardò oltre Windrow- era solo? L'occhio si allargò ancora -sì- e ritornò a Windrow...si sarebbe quasi detto ridiscese su Windrow, perchè l'occhio era contenuto nella testa di un uomo alto. L'occhio, del tutto morto quando Windrow l'aveva visto per la prima volta, ora cominciava ad accendersi. L'occhio sorrise e la punta della lingua si mosse a scatti tra le labbra, poi anche le labbra si mossero, formando delle sillabe.

Windrow lasciò che gli occhi restassero chiusi. Una parte di lui, nel profondo, e forse nemmeno troppo nel profondo, voleva essere lasciata in pace. Si rendeva conto che era soprattutto la morfina a dire la sua. La morfina lo voleva tutto per sè. E una parte di lui era d'accordo con la morfina. Una parte di lui, una parte fondamentale di lui, voleva essere lasciata in pace, morfina o non morfina, per sempre. Un'altra parte di lui, tuttavia, non amava sentirsi dire quel che doveva fare. Così, con uno sforzo immenso, si scosse di dosso il clamore silente dell'autorità.

"C'è modo di sapere quando, come dire, chiedi troppa di questa roba?"
"Sì." Windrow sorrise senza aprire gli occhi. "La macchina chiama il prete."
"Okay." Marilyn gli lasciò la mano e si appoggiò allo schienale della sedia. "Purchè non chiami il coroner."
Passò ancora un po' di tempo. Forse ne passò parecchio. La sirena antinebbia era un metronomo inscrutabile. Quella e l'oscurità.
Un segnale di qualche tipo lo richiamò bruscamente nella stanza, la stanza che poteva lasciare solo a tratti, una stanza che in realtà era molto stanco di abitare, ma che adesso aveva urgente bisogno di visitare di nuovo.
Windrow non emise alcun suono. Dietro di lui un mare nero si stava silenziosamente gonfiando e doveva, voleva, tenerlo d'occhio.
Si accorse che stava sbattendo le palpebre. Senza rumore. Sbatteva le palpebre senza rumore. No, non era esattamente vero, perchè udiva le ciglia sbattere contro la pelle sottile e ipersensibile delle guance scavate mentre si rendeva conto che una volta tanto, fatto o no, era rimasto senza parole. Il tempo continuò a trascinarsi nella stanza buia finchè, finalmente, tra le fronde cascanti della sua mente frusciò un pensiero...
 

mercoledì 31 ottobre 2012

La Ballata della Zucca



 
Bimbi e bimbe di ogni età
ecco qualcosa che vi stupirà.

Su venite, è proprio qui,
è il paese di Halloween.

Questo è Halloween,
questo è Halloween
ogni zucca lo griderà.
Questo è Halloween,
spaventoso Halloween,
dacci un dolce o il terrore ti attanaglierà.

Urla anche tu
fuggi via da qui
è il paese di Halloween.

Io sono quello che sotto il letto langue,
ho mille denti e occhi rossi più del sangue.

Sotto le scale io spappolo i cervelli,
dita come serpi e ragni fra i capelli.

Questo è Halloween
Questo è Halloween
Halloween, Halloween, Halloween, Halloween.

Ora tu
se lo vuoi,
canta la ballata della zucca con noi.

La città è fantastica,
ricca di sorprese si rivelerà.

Lì davanti a te
dentro quel bidone c'è
una brutta faccia che ti assalirà.

Questo è Halloween,
putrido
e macabro.

Hai paura?
Puoi star sicura!
Se tu vuoi
scappa via,
qui si rischia la pazzia
e un attacco di licantropia.

Urla anche tu,
grida sempre più!

Questo è il nostro Halloween.

Io sono il clown dall'incredibile faccia,
posso sparire senza lasciar traccia.

Sono la paura, quando gridi 'chi sei?'
Sono il vento fra i capelli tuoi.

Io sono l'ombra che di notte va
semino il panico in città.

Questo è Halloween
questo è Halloween
Halloween, Halloween, Halloween, Halloween.

Quanti orrori attorno a te,
senza ribrezzo che vita è?

Tutti qui
viviamo così
nel paese di Halloween.

La città è fantastica,
ricca di sorprese si rivelerà.

Skeletron Jack lo spirito di morte
può farti accaponar la pelle dal terror.

Questo è Halloween,
grida insieme a noi.

Fate largo a chi
è speciale più di voi.

Jack è il re del campo di zucche,
gridate 'Hi' per il gran sovrano.

Questo è Halloween
Questo è Halloween
Halloween, Halloween, Halloween, Halloween.

Ora tu
se lo vuoi,
canta la ballata della zucca con noi.

[THE NIGHTMARE BEFORE CHRISTMAS
QUESTO E' HALLOWEEN]


domenica 21 ottobre 2012

Lettera di un Tangentaro


Lettera di un Tangentaro
di Marco Travaglio
20 Ottobre 2012

Gentili presidente Monti e ministra Severino, chi vi scrive è un tangentista. Niente di speciale, per carità: un tangentista medio, come ce ne sono tanti, che tira avanti come può. Una mazzetta oggi, una domani. Una volta le toghe rosse mi han beccato mentre incassavo una mazzetta come assessore comunale e mi han costretto a patteggiare 5 anni per corruzione e concussione, sebbene io -su consiglio del mio avvocato, che è anche deputato- mi proclamassi innocente. Impugnai il mio patteggiamento in Cassazione, sperando nella prescrizione, ma quei giudici infami me lo confermarono proprio in extremis.
Fortuna che i miei reati (anzi, presunti reati) li avevo commessi prima del 2006, così beneficiai di 3 anni di sconto grazie all'indulto sinistra-destra. Mi rimasero 2 anni, che scontai comodamente in libertà senza passare dal carcere: il giudice mi affidò ai servizi sociali (una visitina ogni tanto a una comunità di ex tossici, che appena mi vedevano ricominciavano a drogarsi), perchè diceva che dovevo reinserirmi nella società, anche se io mi sentivo già abbastanza inserito. Appena la mia condanna finì sui giornali, il presidente B. mi notò e mi invitò ad Arcore per propormi una candidatura alle elezioni del 2008: gli si era liberato un posto nella quota condannati, non potendo ripresentare Previti per l'interdizione perpetua dei pubblici uffici.
Accettai e fui eletto deputato. Il mio nome era, ovviamente, nei primi posti della lista bloccata, in cambio di una bella sommetta, frutto delle mie vecchie refurtive, e di un certo numero di voti che avevo acquistato da un boss della 'ndrangheta conosciuto casualmente in Regione Lombardia. A Montecitorio, oltre al mio avvocato, incontrai un sacco di colleghi tangentari. Un'allegra rimpatriata. Pensavo di restare lì una ventina d'anni, come si usa, poi purtroppo iniziò a soffiare questo brutto vento di antipolitica. Non vi dico la mia angoscia quando si cominciò a parlare della vostra legge anticorruzione. Già il nome era decisamente brutto e maleaugurante. E poi la sostanza: si parlava di lotta a corrotti, concussori, compratori di voti, riciclatori di mazzette, evasori fiscali, falsificatori di bilanci. C'era addirittura un giornale che raccoglieva firme per spingere. Chissà che mi credevo, non ci ho dormito due notti. Poi il mio avvocato mi ha preso da una parte: "Tranquillo, questa legge la puoi votare anche tu." E io: "Ma poi devo smettere di fare quel che ho sempre fatto." E lui: "No, fidati, puoi continuare come e più di prima. Anzi, nessuno se ne accorgerà più, perchè adesso abbiamo la legge anticorruzione e il governo degli onesti." Non ci volevo credere, poi ho controllato: mi son letto bene la legge e ho scoperto che aveva ragione lui. Gli imprenditori che mi pagano tangenti potranno seguitare a falsificare i bilanci e ad accumulare fondi neri senza pagarci le tasse.
Io, come peraltro ho sempre fatto, dovrò soltanto stare attento a chiedergli le mazzette gentilmente, senza puntargli il coltello alla gola: così è concussione per induzione, che d'ora in poi sarà addirittura un reato minore, punito non più fino a 12 anni, ma fino a 8, così la prescrizione scatta non più in 15 anni, ma in 10 anni (fosse stato così anche prima, mi sarei risparmiato il patteggiamento). Le mazzette dovrò seguitare a reinvestirmele da solo, tanto l'autoriciclaggio continua a non essere reato. E, quando compro voti dal boss, devo stare attento a non pagarli in denaro, ma in favori, così il reato di voto di scambio non scatta. Ecco, signor presidente e signora ministra: io volevo semplicemente ringraziarvi. Mi avevate tanto spaventato, ma poi ho capito che era tutto uno scherzo. Se la lotta alla corruzione è la vostra, ci sto anch'io.
Sapete che già mi sento un po' tecnico anch'io?

domenica 9 settembre 2012

Schiavi del debito...

"Controllo del flusso di armi, controllo del conflitto."
"No. L'IBBC è una banca. Il loro obiettivo non è il controllo del conflitto. E' il controllo del debito che il conflitto produce. Vedete, il grande valore di un conflitto, il vero valore, sta nel debito che genera. Se controlli il debito, controlli tutto quanto.
Voi lo trovate inquietante, vero? Ma è questa la vera essenza dell'industria bancaria. Fare di tutti noi, sia che siamo Nazioni o individui, schiavi del debito."


"Non dimenticate mai che c'è quello che la gente vuole sentire, c'è quello che la gente vuole credere, c'è tutto il resto...e poi c'è la verità."
"E da quand'è che questo va bene? Trovo incredibile che tu me lo dica. Verità implica responsabilità."
"Esatto. Motivo per cui tutti la temono."


"A volte la cosa più difficile è capire quale ponte attraversare e quale bruciare."


[THE INTERNATIONAL]

martedì 3 luglio 2012

Mad World





All around me are familiar faces
Worn out places
Worn out faces
Bright and early for their daily races
Going nowhere
Going nowhere

Their tears are filling up their glasses
No expression
No expression
Hide my head I want to drown my sorrow
No tomorrow
No tomorrow

And I find it kind of funny
I find it kind of sad
The dreams in which I’m dying
Are the best I’ve ever had
I find it hard to tell you
I find it hard to take
When people run in circles
It’s a very very
Mad world
Mad world

Children waiting for the day they feel good
Happy birthday
Happy birthday
Made to feel the way that every child should
Sit down and listen
Sit down and listen

Went to school and I was very nervous
No one knew me
No one knew me
Hello teacher tell me what’s my lesson
Look right through me
Look right through me

And I find it kind of funny
I find it kind of sad
The dreams in which I’m dying
Are the best I’ve ever had
I find it hard to tell you
I find it hard to take
When people run in circles
It’s a very very
Mad world
Mad world

Enlarged in your world
Mad world

[GARY JULES - MAD WORLD]