venerdì 30 settembre 2011

It's probably Me




If the night turned cold
And the stars looked down
And you hug yourself
On the cold cold ground
You wake the morning
In a stranger's coat
No-one would you see
You ask yourself, 'Who'd watch for me?'
My only friend, who could it be?
It's hard to say it
I hate to say it
But it's probably me

When your belly's empty
And the hunger's so real
And you're too proud to beg
And too dumb to steal
You search the city
For your only friend
No-one would you see
You ask yourself, 'Who'll Watch For Me?'
A solitary voice to speak out and set me free
I hate to say it
I hate to say it
But it's probably me

You're not the easiest person I ever got to know
And it's hard for us both to let our feelings show
Some would say
I should let you go your way
You'll only make me cry
If there's one guy, just one guy
Who'd lay down his life for you and die
I hate to say it
I hate to say it
But it's probably me

When the world's gone crazy, and it makes no sense
And there's only one voice that comes to your defence
And the jury's out
And your eyes search the room
And one friendly face is all you need to see
If there's one guy, just one guy
Who'd lay down his life for you and die
I hate to say it
I hate to say it
But it's probably me


[STING (feat. ERIC CLAPTON) - IT'S PROBABLY ME]

giovedì 29 settembre 2011

Ossessione

STEPHEN KING - OSSESSIONE
 
...C'è un Mr. Hyde per ogni simpatica faccia di Jekyll, un volto scuro dall'altra parte dello specchio. Il cervello dietro a quel volto non ha mai sentito parlare di rasoi, di preghiere o della logica dell'universo. Metti lo specchio di traverso e vedi la tua faccia riflessa in una distorsione sinistra e sinistrorsa, per metà matta e per metà sana.

E' una logica che divora se stessa. Dice che la vita è un gioco ai quattro cantoni, dice che la vita rotola con la stessa isterica casualità della monetina che si lancia per chi deve offrire da bere. Nessuno va a guardare quell'altro lato se proprio non c'è costretto. [...] E' una roulette, ma non è dignitoso mettersi a frignare che la ruota è truccata. Puoi immaginartela con tutti i numeri che ti pare, che tanto il principio di quella pallina bianca non cambia mai.

Forse è solo lo spirito della massa. Dare addosso all'individuo. [...] La massa è sempre pronta a far fuori lo strano, il diverso, il mutante.

Se ti soffermi a pensarci, questo concetto della comprensione ha un gusto vagamente arcaico, come il suono di lingue dimenticate o un'occhiata in una camera obscura vittoriana. A noialtri americani riesce molto più facile semplicemente capire che comprendere. E' così che leggiamo i cartelloni pubblicitari filando in autostrada. Per comprendere, bisogna spalancare le fauci fino a farsi scricchiolare i tendini. Limitandoci a capire, riusciamo a trovare appagamento in qualsiasi espositore di libri tascabili in qualunque stazione americana.

Gli diedi uno spintone. La sensazione che stavo vivendo era di essere fuori di me ed era la prima volta che mi sentivo così. Come se al posto di guida ci fosse qualcun altro, un altro io. Io ero solo un ospite, seduto di fianco a me stesso.

Mi rialzai. Piangevo ancora. Non riuscivo a fermarmi. Mi stavano guardando tutti con quei buffi occhi da cagnone che fanno i ragazzini quando si trovano ad essere testimoni di un'esagerazione e vedevo bene che non volevano guardarmi piangere. Infatti abbassarono tutti gli occhi e cominciarono a contemplarsi i piedi per verificare che ci fossero ancora. Altri si voltarono per assicurarsi che nessuno si fosse fregato la staccionata. Altri ancora allungarono lo sguardo verso la piscina della casa accanto, giusto in caso qualcuno stesse annegando e ci fosse bisogno di una tempestiva operazione di soccorso.

In un ragazzo o una ragazza l'intelligenza è una specie di fregatura genetica. In un giovane intelligente la minima anomalia è subito visibile, ma se è tutto in regola non è più difficile da capire di una radice quadrata.

Con un po' di sorpresa mi sono accorto che era adirata e che proprio per quello si sentiva confusa. L'ira è un'emozione con la quale un adolescente programmato ha difficoltà a venire a patti.

D'altra parte, quando si abbandona la strada maestra, bisogna prepararsi ad incontrare cose bizzarre. "Come fa la gente a sapere di essere reale?".

Allora mi accadde una cosa strana...solo che, quando ci penso, non mi sembra più così strana. Ci deve essere una linea dentro ciascuno di noi, una linea netta di demarcazione, come quella che divide la faccia in luce di un pianeta da quella in ombra. Credo che chiamino quella linea terminatore, e mi sembra un'ottima definizione, perchè fino ad un certo momento ero tutto in subbuglio e un attimo dopo mi sono sentito freddo come una notte d'inverno.

Quando hai cinque anni e ti fai male, lo fai sapere a tutto il mondo. A dieci ti limiti a piagnucolare. Ora che arrivia a quindici, hai già cominciato a mangiare le mele avvelenate che crescono sul tuo interiore albero del dolore. E' questa l'Edificazione secondo la filosofia occidentale. Cominci a ficcarti il pugno in bocca per soffocare le urla. Sanguini solo dentro...

Mi sono sempre chiesto che effetto facesse trovarsi in mezzo ad una di quelle folle a gridare senza sentire la propria voce, privato momentaneamente di ogni individualità, smarrito nella cieca empatia dell'esuberante, rabbiosa anticipazione della folla, gomito a gomito e spalla a spalla con tutti e nessuno.

lunedì 26 settembre 2011

Io Sono Leggenda


RICHARD MATHESON - IO SONO LEGGENDA

Il whisky gorgogliò nel bicchiere. Lui fece una lieve smorfia per il dolore alla mano e si passò la bottiglia nella sinistra.

Sedette e sorseggiò. Lasciamo che il bordo scheggiato della lucidità si appiattisca, pensò. Lasciamo che l'equilibrio soffice della visione limpida venga cancellato, e presto. Li odio.
Gradualmente la stanza prese a girare intorno al suo centro bariscopico e altalenò ondivaga davanti alla sua poltrona. Una piacevole foschia, sfocata lungo i bordi, gli annebbiò la vista. Guardò il bicchiere, il giradischi. Lasciò che la testa ciondolasse da un lato all'altro. Fuori, quelli vagavano, mormoravano e aspettavano.
Poveri vampiri, pensò, poveri piccoli maledetti, che vi aggirate guardinghi intorno alla mia casa, assetati e derelitti.
Un'idea. Sollevò l'indice, che oscillò davanti al suo sguardo.
Amici, sono qui, in vostra presenza, per discutere del vampiro; un elemento minoritario, sempre che sia esistito: del che non si dubita.
Ma sarò breve: riassumerò le basi su cui poggia la mia tesi, e la mia tesi è la seguente: i vampiri sono vittime di un pregiudizio.
La nota dominante del pregiudizio minoritario è questa: li si odia perchè li si teme. Dunque...
Si preparò da bere. Un bel bicchiere.
Un tempo, nei secoli bui e nel Medio Evo, per essere succinti, il vampiro deteneva un enorme potere, il timore che incuteva era tremendo. Era, ed è ancora, un'anatema. L'odio che risveglia nella società non trova spiegazione logica.
Ma le sue esigenze sono forse più sconvolgenti di quelle animali o umane? Sono forse più offensive dell'atto del genitore che soffoca le capacità del figlio? Il vampiro provoca l'accelerazione del battito cardiaco e il rizzarsi dei capelli. Ma è forse peggiore del genitore che consegna alla società un figlio nevrotico, che diventa poi un uomo politico? È forse peggiore dell'industriale che inaugura tardive istituzioni con il denaro guadagnato vendendo bombe e armi ai nazionalisti suicidi? È peggiore del mercante di liquori che spaccia uno spurio succo alcolico al fine di ottundere ulteriormente le menti di coloro che, già da sobri, erano incapaci di un pensiero razionale? Allora, è forse peggiore dell'editore che riempie di brame lussuriose e letali gli scaffali delle librerie? Fatti un bell'esame di coscienza, mio caro...è poi così malvagio, il vampiro?
Succhia il sangue, tutto qui.

Una citazione aveva dato il via a quei pensieri, riportandolo indietro a quella sera di dieci mesi prima, quando era stato trascinato a quella riunione di fanatici.

Questo stato, conosciuto come cecità isterica, può essere parziale o completo, e comprendere uno, più o tutti gli oggetti...
Consideriamo, ragionò poi, il trauma subìto da una vittima dell'epidemia.
Verso la fine del contagio, la stampa scandalistica aveva diffuso in tutto il paese un estremo terrore dei vampiri. Lui stesso ricordava la pioggia di articoli pseudoscientifici che nascondevano una spietata campagna del terrore concepita al fine di far vendere i giornali.
Era di una comicità grottesca, quel frenetico tentativo di aumentare le tirature mentre il mondo stava morendo. L'iniziativa non riguardò tutti i quotidiani. Quelli che erano vissuti all'insegna dell'onestà e dell'integrità perirono allo stesso modo.

Tuttavia, negli ultimi giorni, la stampa scandalistica era stata molto attiva. In più c'era stata una recrudescenza di fervore religoso. Nel tipico, disperato desiderio di risposte immediate e di facile comprensione, la persone si erano rivolte ad un primitivo fideismo. Senza alcun esito. Non soltanto erano morte altrettanto velocemente delle altre, ma erano morte con il cuore spaventato, lasciando che il terrore mortale scorresse nelle loro vene.

E poi, riflettè Robert Neville, le loro terribili paure avevano trovato giustificazione. Erano tornati coscienti sotto un suolo arroventato e pesante, sapendo che la morte non aveva portato il riposo. Si erano trovati ad artigliare la terra per uscire, con i corpi guidati da una strana, odiosa necessità.
Un simile trauma era capace di distruggere quel che fosse rimasto della mente. Un simile trauma poteva spiegare molte cose.

"La vostra...la vostra società...è davvero splendida" ansimò. "Chi sono quei...quei delinquenti che sono venuti a prendermi? La...l'alta corte di giustizia?"

Lei si mantenne calma. "È cambiata" pensò lui all'improvviso.
"Le nuove società sono sempre primitive" rispose. "Dovresti saperlo. Da un certo punto di vista siamo un gruppo rivoluzionario... che rientra in possesso della società con la violenza. È inevitabile. La violenza non ti è sconosciuta. Hai ucciso. Molte volte."
"Soltanto per...per sopravvivere."
"Esattamente lo stesso motivo per cui uccidiamo noi" commentò lei con calma. "Per sopravvivere. Non possiamo permettere ai morti di esistere al fianco dei vivi. I loro cervelli sono indeboliti, esistono per un solo scopo. Devono essere annientati. Tu che uccidevi i morti assieme ai vivi, dovresti saperlo."
[...] "Oso sperare di sì" disse. "Ma...hai visto le loro espressioni mentre... mentre uccidevano?» Deglutì convulsamente. "Gioia" mormorò. "Pura gioia."
Lei si aprì in un sorriso flebile e remoto. E' proprio cambiata, pensò lui, completamente.
"Hai mai visto la tua espressione mentre uccidevi?" gli chiese. Gli asciugò la fronte con il panno. "Io l'ho vista...ricordi? Era spaventosa. E non stavi nemmeno uccidendo loro, stavi solamente inseguendo me."..."E' possibile che tu abbia scorto la gioia sui loro volti. Non c'è da sorprendersi. Sono giovani. E sono assassini...assassini designati, assassini legali. Uccidono e, così facendo, si guadagnano il rispetto e l'ammirazione degli altri. Che altro ti aspetteresti da loro? Sono essere umani, passibili d'errore. E gli esseri umani sono capaci di imparare a trarre divertimento dall'omicidio. E' una vecchia storia, Neville. E tu la conosci bene."

"Robert Neville. L'ultimo della vecchia razza."

Neville si irrigidì.
"L'ultimo?" mormorò, mentre dentro di sè sentiva aprirsi il baratro della solitudine assoluta."
"Per quanto ne sappiamo" rispose lei con noncuranza. "Sei unico, sai? Quando te ne sarai andato, non ci sarà più nessun altro come te nella nostra società."
Lui fissò la finestra.
"Lì fuori...lì fuori ci sono delle...persone."
Lei annuì. "Stanno aspettando."
"La mia morte?"
"La tua esecuzione."

Osservò quella gente, le dita esangui della mano sinistra aggrappata alle sbarre, gli occhi febbricitanti.

Poi qualcuno lo vide.
Per un attimo il brusio aumentò, accompagnato da qualche grido di sorpresa.
Infine cadde il silenzio, come se una pesante coperta fosse piombata sulle loro teste. Rimasero tutti a guardarlo, con le facce pallide rivolte in su. Lui ricambiò i loro sguardi. E di colpo pensò: sono io quello anormale, ormai. La normalità era un concetto legato alla maggioranza, la norma di molti uomini, non di uno solo.
All'improvviso, quella consapevolezza si fuse con ciò che leggeva sui loro volti -stupore, paura, orrore e ribrezzo- e seppe di terrorizzarli. Ai loro occhi lui era un flagello spaventoso, sconosciuto, persino peggiore della malattia con cui avevano imparato a convivere. Era uno spettro invisibile che per provare la propria esistenza si era lasciato dietro i corpi esangui dei loro cari. Capì quel che provavano e non li odiò.
[...] Robert Neville posò lo sguardo sui nuovi abitanti della Terra. Sapeva di non essere uno di loro; sapeva di essere un anatema, un orrore nero da distruggere, come un tempo i vampiri. E quell'idea lo colpì come un fulmine, distogliendolo perfino dal dolore.
Una risata soffocata gli salì alla gola. Si girò e si appoggiò alla parete mentre ingoiava le pillole. Il cerchio si chiude, pensò mentre il letargo definitivo gli strisciava nelle membra. Il cerchio si chiude. Un nuovo terrore prende forma dalla morte, una nuova superstizione penetra nell'inespugnabile fortezza dell'eternità.
Io sono leggenda.

giovedì 1 settembre 2011

Civilian




I am nothing without pretend
I know my faults
Can't live with them
I am nothing without a man
I know my thoughts
But I can't hide them

I still keep my baby teeth
In the bedside table with my jewelry
You still sleep in the bed with me,
My jewelry and my baby teeth

I don't need another friend
When most of them
I can barely keep up with them
Perfectly able to hold my own hand,
But I still can't kiss my own neck

I wanted yo give you everything
But I still stand in awe of superficial things
I wanted to love you like my mother's mother's mother did
Civilian, Civilian

[WYE OAK - CIVILIAN]

martedì 30 agosto 2011

Io sono di legno...

GIULIA CARCASI - IO SONO DI LEGNO

"Il destino non fa cenni: alza la mano e da' la risposta, non suggerisce...Il destino, te ne accorgi che c'è quando guardi indietro, mai avanti."

"Adesso sono cresciuta, diario: so che un uomo è giusto la prima sera, la seconda è già sbagliato.
Il mio professore di fisica dice che l'universo tende al disordine, le molecole si allontanano ogni giorno di più una dall'altra. Io penso che anche le persone funzionano così, ogni giorno si disperdono fino a non ritrovarsi."

"Mio padre era geloso delle donne di casa sua.
Era un uomo con l'hobby della caccia, lo spirito della conquista e della proprietà. Aveva un segugio, gli piaceva essere seguito, anche io dovevo seguirlo."

"Potevo dire a Flavia o a Livia "copritemi", ma il silenzio ha un costo e io non volevo debiti."

"Cercavo di dare nella stessa misura in cui mi veniva dato; il guaio era che, sul piatto della bilancia, mettevo degli altri anche le promesse, le consideravo già fatti. Davo azioni in cambio di pensieri, ci perdevo nel cambio della valùta."

"Il cuore è piccolo, lo tieni in una mano, non c'è spazio per tante cose là dentro: al massimo, se si stringe, ci può stare una persona."

"La verità è bicolore. Non ci stanno tinte di mezzo, non ci stanno i compromessi del grigio, il carnevale del blu, del rosso e del giallo.
L'ho imparato quando ho messo a stendere le parole nere sul foglio bianco e la verità le ha asciugate."

"Sofia è mani in grembo, è un silenzio che giudica, è pensieri che se ne stanno per i fatti loro."

"...lei non sa cosa dire, guarda il pavimento, le devono essere cadute le parole. E mi metto a guardarlo anche io il pavimento, per vedere dove sono finite quelle parole, per raccoglierle. [...] Il suo sorriso scolorisce, i suoi occhi fissano un punto invisibile. Parte, lontano, in un pensiero che non si sa.
E io mi sforzo di intuirlo quel pensiero, per riacciuffarla, per riprenderla al lazo e riportarla da me, ma è complicato.
Complicato come curare il dolore se non si sa dov'è."

"...Mia madre stava al centro del letto, poggiavo l'orecchio tra i suoi seni, lo accostavo così, come si fa con le conchiglie per sentirci il mare dentro. Era una conchiglia chiassosa quell'incavo tra i seni, era un martellare di battiti.
Ecco, a me manca quella conchiglia, ma è giusto che io sia qua."
"Perchè?"
"Non siamo noi a stabilire le nostre traiettorie, sono i ricordi che tracciano i confini."

"Vanno cacciate le parole, altimenti ti puzzano dentro, come i cadaveri che tieni in casa."

"E' così facile per l'orgoglio diventare omertà." 

"Ci sono poesie che andrebbero messe in tasca, per tirarle fuori quando servono. Ci sono poesie che andrebbero caricate come pistole, per premere il grilletto e ammazzare il dolore che, se rimane inspiegato, cresce."

"Sbaglio perchè metto gli accenti dove non vanno, metto i bicchieri di vetro nella credenza dei cristalli."

"E io starò in silenzio e aspetterò qualcuno che mi porti lontano, che mi faccia sedere a un'altra tavola. Farò in fretta, mi basta un matrimonio. Sposarsi è la fuga più facile."

"Se dovessi scegliere tra affrontare una tigre o un ragno velenoso, preferirei la tigre: è più facile combattere quello che vedi; io mi faccio sconfiggere da quello che è invisibile."

"...legno dappertutto: legno nei tavoli, legno nelle panche, legno nelle sedie, legno nel bancone, legno nelle cornici degli specchi.
Il legno sembra fermo, ma è sottoposto a pressioni interne che lentamente lo spaccano.
La ceramica si rompe, fa subito mostra dei suoi cocci rotti.
Il legno no, finchè può nasconde, si lascia torturare ma non confessa.
Io sono di legno."

"Perchè non ci riproviamo?" mi proporrà al portone.
Perchè era un vaso talmente rotto che nessuna colla poteva rimetterlo a posto. Lui non aveva saputo resistere al danno e io non sapevo perdonare."

"Le cadute di cuore non sono cadute di superficie, sono di un'altra razza.
Le ferite sulla pelle si rimarginano in fretta, l'epidermide si rinnova di continuo, contiene molte cellule staminali, sono cellule pronte a rimpiazzare quelle morte, sono le seconde schiere di un battaglione.
Il guaio è che nel cuore di queste cellule miracolose non ce ne stanno. Hai una sola fila di soldati. E amen."

"Per Luca la maturità non ha patente, non passa attraverso i libri, passa attraverso i sogni e il coraggio di credere al di là di tutto."

"Ho avuto il minimo, sessanta con spinta, che importa, se non semini non puoi aspettarti di raccogliere; è questo il vantaggio di non seminare, non hai il problema delle aspettative."

"Sofia  diceva che le case sono un discorso in muratura e gli oggetti parole."

"Non ho fatto gli errori di mia madre con te, ne ho fatti altri: ho peccato di originalità."

"Mi piace sentire il tuo sangue tra le mani, vedermelo sul camice; spero sia contagioso e che domani mi possa svegliare come te: essere egoista, sfruttare l'affetto, amare a boomerang, amare di un amore che torna sempre indietro."

"Finalmente avevo una nuova casa, senza i silenzi di mio padre e le debolezze di mia madre. Ero in dovere ogni giorno per quella libertà che lui mi aveva regalato."

"Mi chiedevo come avessi potuto sbagliare, io che il silenzio di un uomo l'avevo odiato per trent'anni, io che mi ero promessa di scansarlo, di trovare un marito con cui mettere in tavola i sapori buoni delle parole."

"Ci sentivamo sbagli che non si dovevano ripetere."

"Io ho faticato per darti il meglio, volevo darti mura solide, volevo un parquet che non ti freddasse i piedi, volevo darti una tavola piena di chiacchiere e una famiglia di cemento."

"Sei tenera" mi hai detto una volta. Ho pensato: no, io non sono tenera, io sono di legno. Hai visto in me quello che neanche io ho visto."

"Io invece non ti potrò scordare; sono in un'età di nostalgie, potrei avere più emozioni passate che future. Io "scordare" è un verbo che non conosco.
Scordare è più crudele di dimenticare: chi è dimenticato viene tolto dalla mente, chi è scordato viene tolto dal cuore.
E se io abito nel tuo cuore e tu mi cacci, io non avrò un altro posto dove stare.
Dimenticami, Miguel, ma non scordarmi."

martedì 19 luglio 2011

I'm a legal Alien




I don't drink coffee I take tea my dear
I like my toast done on one side
And you can hear it in my accent when I talk
I'm an Englishman in New York

See me walking down Fifth Avenue

A walking cane here at my side
I take it everywhere I walk
I'm an Englishman in New York

I'm an alien I'm a legal alien

I'm an Englishman in New York
I'm an alien I'm a legal alien
I'm an Englishman in New York

If "Manners maketh man" as someone said

Then he's the hero of the day
It takes a man to suffer ignorance and smile
Be yourself no matter what they say

I'm an alien I'm a legal alien

I'm an Englishman in New York
I'm an alien I'm a legal alien
I'm an Englishman in New York

Modesty, propriety can lead to notoriety

You could end up as the only one
Gentleness, sobriety are rare in this society
At night a candle's brighter than the sun

Takes more than combat gear to make a man

Takes more than a license for a gun
Confront your enemies, avoid them when you can
A gentleman will walk but never run

If "Manners maketh man" as someone said

Then he's the hero of the day
It takes a man to suffer ignorance and smile
Be yourself no matter what they say

I'm an alien I'm a legal alien

I'm an Englishman in New York
I'm an alien I'm a legal alien
I'm an Englishman in New York

[STING - ENGLISHMAN IN NEW YORK]

domenica 17 luglio 2011

La Teoria della Congruenza


MICHAEL CRICHTON - SFERA

"Era convinto che una società dove il farmaco più frequentemente prescritto era il Valium fosse, per definizione, una società piena di problemi irrisolti."

" "Vedete", disse Norman, "in un primo tempo, pensando al problema antropomorfico -al fatto che riusciamo a concepire una vita extraterrestre solo come una vita essenzialmente umana- credevo che si trattasse di un difetto di immaginazione. L'uomo è uomo, conosce solo l'uomo, e può pensare solo in base a ciò che conosce. Ma, coeme vedi, questo non è vero. Possiamo pensare a tante altre cose. Ma non lo facciamo. Ci deve quindi essere un'altra ragione che ci porta a immaginare gli extraterrestri come umani. E secondo me consiste nel fatto che in realtà siamo animali spaventosamente fragili. E non ci garba che ci rammentino quanto siamo fragili -quanto sono delicati gli equilibri interni dei nostri corpi, quanto è breve il nostro soggiorno sulla Terra e con quanta facilità finisce. Noi quindi immaginiamo che le altre forme siano come noi, per non dover pensare alla vera minaccia -alla terrificante minaccia- che esse potrebbero costituire anche senza volerlo." "

"La teoria della congruenza era oggetto di aspre polemiche tra quelli che meditavano sulla vita extraterrestre. In parole povere, gli astronomi e i fisici che prendevano in considerazione l'ipotesi di un contatto con forme di vita 'aliene' immaginavano che l'umanità ne avrebbe tratto benefici straordinari.
Altri invece, storici e filosofi, non s'aspettavano alcun giovamento da questo contatto.
Gli astronomi, per esempio, credevano che, entrando in contatto con gli extraterrestri, l'umanità avrebbe subito una tale scossa da rinunciare per sempre alle guerre per dare inizio ad una nuova era di pacifica cooperazione tra le nazioni.
Ma gli storici ritenevano questa ipotesi assurda. Facevano notare che, quando gli europei avevano scoperto il Nuovo Mondo -evento altrettanto traumatico- non avevano certo smesso di combattersi tra loro. Avevano anzi continuato con ancor più accanimento, limitandosi ad estendere al Nuovo Mondo le tensioni preesistenti. Di farne insomma un luogo in più dove battersi e per cui battersi.
Analogamente gli astronomi immaginavano che all'incontro tra l'umanità e gli axtraterrestri sarebbe seguito uno scambio d'informazioni e di tecnologie che avrebbe fatto fare meravigliosi progressi alla specie umana.
Gli storici della scienza pensavano invece che anche questo fosse assurdo. Facevano notare che quella che chiamiamo scienza è in realtà una concezione piuttosto arbitraria dell'universo che ben difficilmente può essere condivisa da altre creature. Le nostre teorie scientifiche sono le teorie di creature simili a scimmie, che si orientano soprattutto con la vista e che si divertono a cambiare il proprio ambiente fisico. Se gli extraterrestri fossero ciechi e comunicassero con gli odori, potrebbero aver sviluppato una scienza molto differente e descritto un ben differente universo. E potrebbero aver fatto scelte assai diverse sulle direzioni che la loro scienza doveva seguire. Potrebbero, per esempio, ignorare totalmente il mondo fisico e sviluppare una scienza della mente molto avanzata -insomma il contrario esatto di ciò che ha fatto la scienza terrestre. La tecnologia extraterrestre potrebbe dunque essere puramente mentale, senza meccanismi visibili.
La questione ruotava attorno alla teoria della congruenza secondo la quale, a meno che gli extraterrestri non siano straordinariamente simili a noi, non è probabile uno scambio di informazioni."

"Dopo un evento particolarmente intenso il cervello si sforza di assimilare, di capire, di rimettere in ordine il mondo mentale, nel momento stesso in cui intorno il mondo fisico è ridotto a pezzi. Il cervello entra allora in una sorta di overdrive, cercando frettolosamente di riordinare le cose, di chiarirle, di ristabilire l'equilibrio. E' tuttavia un periodo confuso nel quale si gira a vuoto. Bisogna solo aspettare che finisca."

" "In genere", disse Norman, "le persone che non sono in contatto con le proprie emozioni tendono a credere che le emozioni non siano importanti." "

" "Il fatto è", disse Norman, "che tra emozioni e intelligenza non c'è alcun rapporto. Sono come settori separati del cervello, o addirittura cervelli a sé stanti, e non esiste comunicazione tra loro. E' per questo che la comprensione intellettuale è così inutile."
Ted disse: "Inutile la comprensione intellettuale?" Sembrava inorridito.
"In molti casi sì", disse Norman. "Se leggi un libro su come si va in bicicletta, significa forse che sai andare in bicicletta? Niente affatto. Puoi leggere tutti i libri che vuoi, ma devi comunque uscire e imparare ad andarci. Quella parte del tuo cervello che impara a farlo è differente da quella che ha letto." "

"Era una verità psicologica lapalissiana questa cecità di fronte a se stessi...E l'ignoranza su se stessi era ancora più grande. La consapevolezza di sé era la cosa più difficile. Pochissimi ci arrivavano."

"Sì, pensò, è proprio così: gli scienziati si rifiutano di occuparsi dell'irrazionale. Ma il lato irrazionale non sparisce per il solo fatto che ci si rifiuta di occuparsene. L'irrazionalità non si atrofizza per mancanza d'uso. Anzi, lasciato a se stesso, il lato irrazionale dell'uomo aumenta di potere e portata."

"La coscienza è come un sassolino che increspa la superficie dell'inconscio. E man mano che la coscienza si allarga, cresce l'inconscio sotto di essa. Ce n'è sempre di più, inaccessibile."

"In un certo senso, pensò, siamo tutti fatti di memorie. La nostra personalità viene formata partendo dalle memorie, la nostra vita è organizzata intorno a memorie, la nostra cultura viene eretta su quelle fondamenta di memorie comuni che noi chiamiamo storia e scienza."