JEROME K. JEROME - TRE UOMINI IN BARCA
"La luna -scomparendo- aveva lasciato sola con le stelle la tacita notte. Sembrava che le stelle, nel silenzio e nella calma, mentre i figli della Terra dormivano, stessero parlando con lei -la loro sorella- di formidabili e incomprensibili misteri con voci troppo possenti e profonde perchè le infantili orecchie umane potessero coglierne il suono.
Ci intimoriscono queste stelle strane, così gelide, così uminose. Siamo come fanciulli condotti per caso dai loro piccoli piedi, nel tempio fiocamente illuminato del dio che hanno imparato ad adorare, ma non conoscono; teneri fanciulli che -ritti in piedi là ove la cupola echeggiante racchiude il vasto e buio spazio- sbirciano in alto, timorosi e -al contempo- speranzosi di scorgere lassù una qualche spaventosa visione.
Eppure la notte sembra così consolante e traboccante di energia! Alla sua sconfinata presenza, i nostri piccoli dispiaceri si allontanano furtivamente, vergognandosi.
La giornata è stata colma di affanni e preoccupazioni, e il mondo ci è sembrato tanto ostile e ingiusto. Ma poi la notte, come un'immensa madre affetuosa, dolcemente ci pone la mano sulla fronte ardente di febbre, costringendoci a voltare verso di lei il visetto striato di lacrime, e sorride; e -sebbene non parli- sappiamo che cosa vorrebbe dirci: appoggiamo la gota che brucia al seno di lei e la sofferenza scompare."
"La luna -scomparendo- aveva lasciato sola con le stelle la tacita notte. Sembrava che le stelle, nel silenzio e nella calma, mentre i figli della Terra dormivano, stessero parlando con lei -la loro sorella- di formidabili e incomprensibili misteri con voci troppo possenti e profonde perchè le infantili orecchie umane potessero coglierne il suono.
Ci intimoriscono queste stelle strane, così gelide, così uminose. Siamo come fanciulli condotti per caso dai loro piccoli piedi, nel tempio fiocamente illuminato del dio che hanno imparato ad adorare, ma non conoscono; teneri fanciulli che -ritti in piedi là ove la cupola echeggiante racchiude il vasto e buio spazio- sbirciano in alto, timorosi e -al contempo- speranzosi di scorgere lassù una qualche spaventosa visione.
Eppure la notte sembra così consolante e traboccante di energia! Alla sua sconfinata presenza, i nostri piccoli dispiaceri si allontanano furtivamente, vergognandosi.
La giornata è stata colma di affanni e preoccupazioni, e il mondo ci è sembrato tanto ostile e ingiusto. Ma poi la notte, come un'immensa madre affetuosa, dolcemente ci pone la mano sulla fronte ardente di febbre, costringendoci a voltare verso di lei il visetto striato di lacrime, e sorride; e -sebbene non parli- sappiamo che cosa vorrebbe dirci: appoggiamo la gota che brucia al seno di lei e la sofferenza scompare."

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