CHARLES BAUDELAIRE - I FIORI DEL MALE
SPLEEN E IDEALE
CORRISPONDENZE
"La Natura è un tempio dove colonne vive lasciano a volte uscire confuse parole;
l'uomo vi passa attraverso foreste di simboli che l'osservano con sguardi familiari.
Come echi lunghi che da lontano si fondono in una tenebrosa e profonda unità
vasta quanto la notte e quanto la luce,
i profumi, i colori e i suoni si rispondono. [...]"
LA MUSA MALATA
"Povera Musa, ahimè! che cos'hai oggi?
Infossati i tuoi occhi traboccano di visioni notturne;
vedo alternarsi, riflessi nel tuo incarnato la follia e l'orrore, freddi e taciturni. [...]"
LA MUSA VENALE
"[...] Devi, per guadagnarti il pane d'ogni sera,
come un chierichetto dondolar l'incensiere e cantare Te Deum ai quali non credi,
o, saltimbanco affamato, mostrar le tue prodezze e per far sbellicare gli zotici,
il tuo riso impregnato di lacrime che nessuno vede."
IL NEMICO
"[...] O dolore! dolore!
Il Tempo divora la vita, e l'oscuro Nemico che ci corrode il cuore
col sangue che perdiamo cresce e si fortifica!"
L'UOMO E IL MARE
"Uomo libero, amerai sempre il mare!
Il mare è il tuo specchio: contempli la tua anima nel volgersi infinito dell'onda che rotola
e il tuo spirito è un baratro altrettanto amaro.
Ti piace sprofondare nella tua stessa immagine;
l'abbracci con gli occhi e con le braccia,
e il tuo cuore si distrae qualche volta dal suo proprio rumore
al suono di quel lamento selvaggio e indomabile.
Siete ambedue tenebrosi e discreti:
uomo, nessuno ha sondato il fondo dei tuoi abissi;
mare, nessuno sa le tue ricchezze intime,
tanto siete gelosi dei vostri segreti!
Pure, da un numero incalcolabile di secoli,
voi due vi combattete senza pietà nè rimorso,
talmente amate la carneficina e la morte,
o lottatori eterni, fratelli implacabili!"
L'ORGOGLIO PUNITO
"[...] S'installarono in lui la notte ed il silenzio,
come in una cantina di cui s'è persa la chiave. [...]"
LA MASCHERA
"[...] Piange, insensato, perchè ha vissuto!
E perchè vive!
Ma ciò che più deplora, è che domani, ahimè! bisognerà vivere ancora! [...]"
LA CHIOMA
"[...] Mare d'ebano, contieni un sogno che abbaglia,
un porto rumoroso in cui l'anima può bere a grandi sorsi
il profumo, il suono e il colore. [...]"
UN FANTASMA
"Nei sotterranei d'insondabile tristezza dove il Destino mi ha ormai relegato;
sono come un pittore che un dio ironico condanna, ahimè! a dipingere le tenebre;
dove, cuoco dagli appetiti funebri, faccio bollire il cuore e lo divoro. [...]"
CIELO COPERTO
"Il tuo sguardo si direbbe coperto di nebbie;
l'occhio misterioso (è azzurro, grigio o verde?) di volta in volta tenero, sognante, crudele,
riflette l'indolenza e il pallore del cielo.
Ricordi quei giorni bianchi, tiepidi e velati,
che fanno sciogliere in pianto i cuori stregati,
quando, agitati da un male ignoto che li torce,
i nervi troppo svegli irridono lo spirito che dorme.
A volte assomigli a quegli orizzonti luminosi che accendono i soli delle stagioni brumose... [...]"
IL BEL VASCELLO
"Voglio narrarti, languida incantatrice!
le bellezze diverse che pavesano la tua giovinezza;
dipingere a te la tua beltà in cui l'infanzia si allea con la maturità. [...]"
MOESTA ET ERRABUNDA
"[...] Il mare, il vasto mare consola i nostri affanni!
Quale demone al mare,
rauco cantore che l'organo immenso dei burberi venti accompagna
ha dato il compito di saperci cullare? [...]"
TRISTEZZE DELLA LUNA
"La luna sogna, stasera, con più pigra mollezza;
come una bella che, su pile di cuscini,
con mano distratta e leggera accarezza prima d'addormentarsi la curva dei suoi seni.
Quando su questo globo, nel suo languore ozioso,
lascia a volte in segreto scivolare una lacrima,
un poeta pietoso, nemico del sonno,
raccoglie nel cavo della mano quella lacrima pallida,
iridata come un frammento d'opale, e la ripone nel suo cuore,
lontano dagli sguardi del sole."
LA CAMPANA INCRINATA
"E' amaro e dolce, durante le notti d'inverno,
ascoltare accanto al fuoco che palpita e fuma,
i ricordi lontani sollevarsi lentamente
al canto delle campane disciolto nella bruma.
Quanto a me, la mia anima si è incrinata,
e quando soffrendo vuol riempire dei suoi canti la fredda aria notturna,
la voce affievolita pare il rantolo rauco d'un ferito abbandonato
che in un lago di sangue, sotto un mucchio di morti,
muore senza muoversi, tra immensi sforzi."
L'OROLOGIO
"[...] Tremilaseicento volte in un'ora,
il Secondo bisbiglia: "Ricordati!".
Con quella sua voce da insetto, Ora dice: "Sono già Allora,
e veloce ti ho pompato la vita col pungiglione immondo!"
Sono sabbia i minuti, spensierato mortale,
da non lasciar scorrere senza cavarne oro!
Ricordati che il Tempo è un giocatore ingordo
che vince senza barare, a ogni mano! è la legge.
Ricordati! Il giorno decresce; la notte aumenta;
l'abisso ha sempre sete; la clessidra si svuota. [...]"
