domenica 15 febbraio 2009

...Every night I burn, dream the crow black dream...




Don't look, don't look
The shadows breathe
Whispering me away from you
Don't wake at night to watch her sleep
You know that you will always see
This trembling, adored, toussled bird-mad girl

Every night I burn
Every night I call your name
Every night I burn
Every night I fall again

Don't talk of love 'cause shadows blur
Murmuring me away from you
Don't talk of worlds that never were
The end is always ever true
There's nothing you can ever say
Nothing you can ever do

Still every night I burn
Every night I scream your name
Every night I burn
Every night the dream's the same
Every night I burn
Waiting for my only friend
Every night I burn
Waiting for the world to end

Just paint your face and shadow smile
Slipping me away from you
Oh it doesn't matter how you hide
Find you if we're wanting to
So slide back down and close your eyes
Sleep awhile - you must be tired

When every night I burn
Every night I call your name
Every night I burn
Every night I fall again
Every night I burn
Scream the animal screams
Every night I burn
Dream the crow black dream
Dream the crow black dream

Still every night I burn
Every night I scream your name
Every night I burn
Every night the dream's the same
Every night I burn
Screaming the animal scream
Every night I burn
Dreaming the crow black dream
Dreaming the crow black dream

[THE CURE - BURN]


sabato 7 febbraio 2009

"Non esiste una strada le cui pietre tacciano, né una casa senza eco.”

DENNIS LEHANE – LA MORTE NON DIMENTICA

"L’amavo così tanto…" disse. "Non…non proverò mai più niente del genere. Voglio dire, non può succedere due volte, vero?" Alzò lo sguardo verso Whitey e Sean. Aveva gli occhi asciutti, ma così carichi di dolore che Sean dovette distogliere lo sguardo. "Alla maggior parte delle persone non succede nemmeno una volta" rispose Whitey.

Jimmy guardò di nuovo sua moglie e la sofferenza nel suo sguardo intenerì Celeste. Sentì che un altro pezzo del cuore di Jimmy si era staccato ed era precipitato in caduta libera nel suo petto.
 
Soffiò un po’ di fumo verso i fili nudi del bucato. "I sogni assurdi che si hanno da ragazzi…! Credi forse che Katie e Brendan avrebbero potuto vivere per sempre a Las Vegas? Quanto sarebbe durato l’idillio? Forse avrebbero resistito fino alla seconda casa mobile, fino al secondo figlio, ma prima o poi se ne sarebbero accorti: la realtà non è un "vissero felici e contenti", o stronzate del genere…Solo raramente la persona che amiamo è davvero degna del nostro amore. Forse nessuno ne è degno, oppure nessuno merita un tale fardello. Alla fine si resta fregati. Si resta delusi, si perde la fiducia e si passano momenti terribili. Quello che perdi è più di quello che guadagni. Alla fine, odi e ami in parti uguali la persona che hai scelto.
 
Quella sera, Brendan Harris entrò in camera e prese la valigia che aveva lasciato sotto il letto…Ci aveva messo solo quello di cui credeva di poter aver bisogno a Las Vegas. Perciò, quando aprì la valigia, si trovò davanti un trionfo di colori pastello e disegni floreali, un’esplosione d’estate.
 
Ray appoggiò i piedi sul letto e si ritrasse. Brendan sentì un po’ di vergogna, oltre alla rabbia, perché era così che succedeva con le persone mute: ti facevano sentire uno stupido, perché parlavi. Ogni pensiero di Ray si traduceva in un messaggio succinto, preciso. Lui non sapeva che cosa significasse annaspare in cerca della parola giusta o inciampare nelle frasi perché la lingua era più veloce della mente.
Brendan avrebbe voluto far traboccare le parole, farle uscire dalla bocca di getto in un appassionato, disperato, non troppo sensato ma del tutto sincero, testamento dedicato a Katie, a tutto quello che era stata per lui, a ciò che aveva significato per lui affondare il naso nel suo collo in quel letto, intrecciare le proprie mani con le sue, pulirle il mento da una macchia di gelato, starle seduto accanto in una macchina con i suoi occhi che lo guardavano quando si fermava ai semafori, sentirla parlare, dormire e…
Avrebbe voluto parlare per ore. Avrebbe voluto che qualcuno lo ascoltasse e comprendesse che a volte le parole servivano per provare a comunicare una vita intera. E anche se sapevi che il tentativo sarebbe fallito, quel che contava era provarci. Quel tentativo era tutto ciò che avevi.
Ma Ray non l’avrebbe mai capito. Per lui le parole erano scatti delle dita, gesti veloci. Ray non li sprecava mai. Comunicare, per lui, significava dire solo ed esattamente quello che si intendeva.
 
"Eh, sì" disse Val accendendosi una sigaretta. "A volte le persone decidono di crescere. La mia prima moglie diceva sempre che il mio problema era proprio questo: non voler crescere. Io sento il richiamo della notte. Il giorno è fatto solo per dormire."
"Ho sempre pensato che sarebbe stato diverso" osservò Dave.
"Che cosa?"
"Essere adulti. Credevo che mi sarei sentito diverso, no? Più grande. Uomo."
"Non è così?"
Dave sorrise. "Certe volte, forse. A tratti. Ma per la maggior parte del tempo non mi sento diverso da quando avevo diciotto anni. Ho un figlio, una moglie! Come diavolo è potuto accadere?"
"Capisco che cosa vuoi dire."
Dave osservò Val e pensò che doveva sapere che cosa significasse essere uomini. Uomini senza insicurezze, uomini che non mettevano mai in dubbio le proprie azioni, uomini che non si lasciavano confondere dal mondo o da quello che gli altri si aspettavano da loro.
Pensò che fosse la paura a renderlo diverso da loro. La paura si era insinuata in lui così presto. E aveva messo radici. Così lui aveva paura di sbagliare, di fare stronzate, di non essere abbastanza intelligente, di non essere un buon marito, un buon padre, o addirittura un uomo. Aveva paura da così tanto tempo che non ricordava più cosa significasse non averne.
 
Il peso di tutti quegli eventi si era accumulato in lui. La bara di Katie continuava a salire e scendere, salire e scendere, e quando si era deciso a rimettere la pistola nel cassetto e a infilarsi nel letto si era sentito paralizzato, con la morte dentro, il sangue completamente rappreso.
"Mio Dio," aveva pensato "non mi sono mai sentito così stanco in vita mia. Così stanco, triste, inutile e solo. Sono stanco dei miei errori, della mia rabbia, della mia amara, amarissima tristezza, sono distrutto dai miei peccati.

mercoledì 4 febbraio 2009

Sono il tuo collegamento diretto con la centralina delle anime...




I can hardly wait

It's been so long
I've lost my taste
Say angel come
Say lick my face
Let fall your dreams
I'll play the part
I'll open this mouth wide
Eat your heart

I can hardly wait

Lips cracked, dry
Toungue blue burst
Say angel come
Say lick my thirst
It's been so long
I've lost my taste
Here Romeo
Make my world as great

In my glass coffin
I'm waiting

[P.J. HARVEY - HARDLY WAIT
performed by JULIETTE LEWIS]


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"...Sapere quello che vogliono le persone è il mio mestiere...Sapere quello che nascondono i loro occhi...
Ora, senti...Voglio che tu sappia esattamente di cosa stiamo parlando, ok? Questa non è come la tv...è un po' meglio...Questa è vita reale...Un pezzo di vita di qualcuno: puro e integrale; dritto dalla corteccia celebrale...Insomma: sei lì...Lo stai facendo, lo stai vedendo, lo stai sentendo, lo stai provando...
"Esattamente" qualunque cosa...qualunque cosa tu voglia, chiunque tu voglia essere, ok?
...Io posso farti avere quello che vuoi. Posso farlo. Posso procurarti qualunque cosa. Non devi fare altro che parlare con me. Fidati di me. Fidati di me, perchè io sono il tuo confessore. Sono il tuo strizzacervelli. Sono il tuo collegamento diretto con la centralina delle anime.
Io sono l'uomo magico, il babbo natale del subconscio. Lo dici, lo pensi, puoi averlo. Tutto si può fare..."

[STRANGE DAYS]

domenica 18 gennaio 2009

Il Giorno del Cobra

RICHARD PRESTON - IL GIORNO DEL COBRA

"Alcuni esperti sono poco propensi a parlare apertamente delle armi biologiche, per timore che l'informazione possa innescare il terrorismo biologico o incoraggiare alcune nazioni a oltrepassare questa soglia e a far ricorso agli armamenti biologici. Altri esperti ritengono che il problema sia diventato così preoccupante da rendere necessario informare il pubblico.
Io penso che i problemi che non vengono alla luce e non sono discussi pubblicamente divengano sempre meno risolvibili con il passare del tempo. In una nazione libera, la consapevolezza dell'opinione pubblica può incidere sull'indirizzo della politica governativa assai più efficacemente del monito solitario di pochi esperti." (NdA)

"Una ricerca biologica aperta e valutata da tutta la comunità scentifica può produrre frutti molto benefici. L'ingegneria genetica è una procedura come la metallurgia. L'acciaio può essere usato per forgiare vomeri o spade. Il pericolo sta nell'intenzione umana." (NdA)

"Guardando fuori dal finestrino, la Austen vide inaspettatamente quell'organismo chiamato New York City. La sua bellezza le tolse il respiro. Il cuore della città sembrava emergere dalle acque nere che lo circondavano in una trama di luci e di strutture, come una barriera corallina luminosa. Vide i palazzi del centro di Manhattan che si rispecchiavano nel fiume Hudson, così lontani e strani da sembrare una visione immaginaria. L'Empire State Building era una punta inondata di luce. Oltre Manhattan erano visibili le propaggini di Brooklyn e del Queens. A sud riconobbe la massa luminosa di Staten Island e le luci del Ponte di Verrazzano sospese nell'aria come una catena. Più vicino all'aeroplano le acque della Upper New York Bay si estendevano come un tappeto buio, nero come l'inchiostro, tranne per le luci scintillanti delle imbarcazioni all'ancora, con la prua puntata verso la marea che si stava alzando.
La Austen pensò alla città come a un organismo, a una colonia di cellule. Le cellule erano le persone. Individualmente le cellule vivevano per un certo tempo e poi erano programmate per morire, ma sostituivano se stesse con la loro progenie e l'organismo continuava ad esistere. L'organismo cresceva, mutava, reagiva, adattandosi alle condizioni biologiche della vita sul pianeta. Per il momento il paziente della Austen era l'intera città di New York. Un paio di cellule dentro quel paziente si erano spente in modo misterioso. Poteva essere un segno di malattia o anche non voler dire nulla."

"Charles Darwin fu il primo a capire che l'evoluzione è causata dalla selezione naturale e che la selezione naturale significa morte. Egli comprese anche che moltissime morti (ossia gran parte della selezione naturale) sono necessarie per compiere un piccolo mutamento permanente nella forma o nel comportamento di un organismo. Senza morte, gli organismi non cambiano nel corso del tempo. Senza morte, la vita non avrebbe mai superato la complessità delle più semplici molecole autoreplicanti. Senza innumerevoli e ripetute morti le braccia di una stella di mare non sarebbero mai comparse. La morte è la madre delle strutture viventi. Ci vollero quattro miliardi di anni, un terzo dell'età dell'universo, perchè la morte potesse creare la mente umana. Con altri quattro miliardi di anni di morte, o forse con cento miliardi di anni di morte, chi può escludere che la morte non possa giungere a creare una mente così potente e sottile da essere in grado di rovesciare il destino dell'universo fino a diventare Dio?"

"La specie umana è più famelica di un insetto affamato. Con il suo appetito mostruoso e incontrollabile, l'umanità sta rovinando la terra," si disse Archimede. "Quando una specie devasta il suo habitat naturale, divora le risorse disponibili. Allora si indebolisce e diventa vulnerabile alle epidemie infettive. Un'emergenza improvvisa di un agente patogeno esiziale, di un killer infettivo, riduce la specie riportandola a livelli sostenibili. Queste stragi massicce avvengono costantemente in natura. Per esempio, i bruchi della limantria talvolta devastano le foreste nel nordest degli Stati Uniti cibandosi delle foglie degli alberi. Alla fine la popolazione dei bruchi cresce a tal punto da esaurire la disponibilità di cibo; essa viene allora distrutta da ogni genere di virus e in seguito per molti anni gli alberi restano relativamente liberi dai bruchi. I virus svolgono un ruolo importante in natura: tengono sotto controllo le popolazioni."


venerdì 9 gennaio 2009

Sometimes I wonder why I'm here at all...




I feel the darkness blanket over me
Seems like forever I've been paralyzed
What is the reason you have come to beckon me
I feel the energy rush through my veins

Take my hand...rescue me
Justify...set me free
Break me down...make it right
Burden of sacrifice

Sometimes I wonder why I’m here at all
A thousand faces yet I’m feeling so alone
Your whispers calling me you speak my name
How can I save you when I couldn’t save myself

Take my hand… rescue me
Justify…set me free
Break me down… make it right
Burden of sacrifice

And silence falls
Like calmness in a storm
My tortured soul
Is broken wanting more

Take my hand… rescue me
Justify…set me free
Break me down… make it right
Burden of sacrifice

[FULL BLOWN ROSE - BURDEN OF SACRIFICE]


mercoledì 31 dicembre 2008

Dal corridoio soffiava un gelido vento...

NEIL GAIMAN - CORALINE

"[...] Coraline si chiese se l'avesse sognato, quel rumore che aveva sentito. Qualcosa si mosse. Poco più che un'ombra, che filò rapidamente in fondo all'ingresso buio, come un piccolo frammento di notte. Si augurò che non fosse un ragno. I ragni mettevano Coraline in uno stato di profonda agitazione. La sagoma nera entrò in salotto e Coraline, con un po' di nervosismo, le andò dietro.
La stanza era buia. L'unica luce veniva dall'ingresso e Coraline, che era ferma sulla soglia della stanza, gettava un'enorme ombra distorta sulla moquette del salotto: sembrava una gigantessa allampanata.
Si stava giusto chiedendo se fosse il caso di accendere la luce, quando vide la sagoma nera uscire lentamente da sotto il divano. Si fermò per un istante, poi sfrecciò in silenzio sulla moquette, in direzione dell'angolo più remoto, dove non c'erano mobili.
Coraline accese la luce. In quell'angolo non c'era niente. Niente altro che una vecchia porta aperta su un muro di mattoni. Era sicura che sua madre avesse richiuso la porta, che adesso, però, era leggermente aperta. Giusto di uno spiraglio. Coraline si avvicinò e guardò dentro. Non c'era niente, solo un muro di mattoni rossi. Chiuse la vecchia porta di legno, spense la luce e tornò a letto.
Sognò sagome nere che strisciavano da una parte all'altra, schivando la luce, fino a concentrarsi tutte insieme sotto la luna. Piccole sagome nere con occhietti rossi e aguzzi denti gialli. Che cominciarono a cantare:
Siamo piccine ma molte
Siamo molte ma piccine
Eravamo qui prima di voi
Saremo qui anche poi
Le loro voci erano un sussurro acuto e vagamente lamentoso. E a Coraline misero addosso una grossa agitazione. Poi sognò degli spot pubblicitari, e finalmente smise di sognare."

"[...] Coraline girò la chiave nella toppa, che scattò con un sonoro clangore. La porta si spalancò. Dall'altra parte non c'era nessun muro di mattoni: solo il buio. Dal corridoio soffiava un gelido vento. Coraline rimase ferma dov'era.
- E mi disse che non era stato coraggioso, restando lì fermo a farsi pungere - disse Coraline al gatto. - Non era stato coraggioso perchè non aveva avuto paura: quella era l'unica cosa che potesse fare. Ma quando era tornato a riprendersi gli occhiali, sapendo che lì c'erano le vespe, aveva veramente paura. Quello era stato vero coraggio -
Mosse il primo passo lungo il corridoio. Sentiva odore di chiuso, di polvere e di umidità. Il gatto avanzava lentamente accanto a lei.
- E perchè mai? - le domandò il gatto, con un tono che rivelava scarso interesse.
- Perchè - disse Coraline - quando hai paura di qualcosa, ma la fai comunque, quello è coraggio -
La candela gettava enormi, bizzarre ombre tremolanti lungo la parete. Coraline sentì che qualcosa si muoveva nel buio accanto a lei, di lato, non ne era sicura. Qualunque cosa fosse, sembrava che accordasse il passo con il suo.
- Ed è per questo motivo che stai tornando nel mondo di lei, allora? - disse il gatto. - Perchè una volta tuo padre ti ha salvato dalle vespe? -
- Non dire sciocchezze - replicò Coraline. - Torno a prenderli perchè sono i miei genitori. Perchè se fossi stata io a scomparire, loro avrebbero fatto esattamente la stessa cosa - [...] Coraline stava per dire qualcosa, quando la candela si spense all'improvviso, come se fosse stata smorzata dalla mano di qualcuno. Ci fu un raspare e un pichiettare, e Coraline sentì che il cuore le batteva forte contro le costole. Tese una mano...e una cosa filiforme, come una ragnatela, le sfiorò il viso e le mani. In fondo al corridoio si accese la luce, accecante dopo tutto quel buio. Un po' più avanti, in controluce, c'era una donna."


"Le fiabe dicono più della verità. E non solo perchè raccontano che i draghi esistono, ma perchè affermano che si possono sconfiggere." (G. K. Chesterton)