NEIL GAIMAN - CORALINE
"[...] Coraline si chiese se l'avesse sognato, quel rumore che aveva sentito. Qualcosa si mosse. Poco più che un'ombra, che filò rapidamente in fondo all'ingresso buio, come un piccolo frammento di notte. Si augurò che non fosse un ragno. I ragni mettevano Coraline in uno stato di profonda agitazione. La sagoma nera entrò in salotto e Coraline, con un po' di nervosismo, le andò dietro.
La stanza era buia. L'unica luce veniva dall'ingresso e Coraline, che era ferma sulla soglia della stanza, gettava un'enorme ombra distorta sulla moquette del salotto: sembrava una gigantessa allampanata.
Si stava giusto chiedendo se fosse il caso di accendere la luce, quando vide la sagoma nera uscire lentamente da sotto il divano. Si fermò per un istante, poi sfrecciò in silenzio sulla moquette, in direzione dell'angolo più remoto, dove non c'erano mobili.
Coraline accese la luce. In quell'angolo non c'era niente. Niente altro che una vecchia porta aperta su un muro di mattoni. Era sicura che sua madre avesse richiuso la porta, che adesso, però, era leggermente aperta. Giusto di uno spiraglio. Coraline si avvicinò e guardò dentro. Non c'era niente, solo un muro di mattoni rossi. Chiuse la vecchia porta di legno, spense la luce e tornò a letto.
Sognò sagome nere che strisciavano da una parte all'altra, schivando la luce, fino a concentrarsi tutte insieme sotto la luna. Piccole sagome nere con occhietti rossi e aguzzi denti gialli. Che cominciarono a cantare:
Siamo piccine ma molte
Siamo molte ma piccine
Eravamo qui prima di voi
Saremo qui anche poi
Le loro voci erano un sussurro acuto e vagamente lamentoso. E a Coraline misero addosso una grossa agitazione. Poi sognò degli spot pubblicitari, e finalmente smise di sognare."
"[...] Coraline girò la chiave nella toppa, che scattò con un sonoro clangore. La porta si spalancò. Dall'altra parte non c'era nessun muro di mattoni: solo il buio. Dal corridoio soffiava un gelido vento. Coraline rimase ferma dov'era.
- E mi disse che non era stato coraggioso, restando lì fermo a farsi pungere - disse Coraline al gatto. - Non era stato coraggioso perchè non aveva avuto paura: quella era l'unica cosa che potesse fare. Ma quando era tornato a riprendersi gli occhiali, sapendo che lì c'erano le vespe, aveva veramente paura. Quello era stato vero coraggio -
Mosse il primo passo lungo il corridoio. Sentiva odore di chiuso, di polvere e di umidità. Il gatto avanzava lentamente accanto a lei.
- E perchè mai? - le domandò il gatto, con un tono che rivelava scarso interesse.
- Perchè - disse Coraline - quando hai paura di qualcosa, ma la fai comunque, quello è coraggio -
La candela gettava enormi, bizzarre ombre tremolanti lungo la parete. Coraline sentì che qualcosa si muoveva nel buio accanto a lei, di lato, non ne era sicura. Qualunque cosa fosse, sembrava che accordasse il passo con il suo.
- Ed è per questo motivo che stai tornando nel mondo di lei, allora? - disse il gatto. - Perchè una volta tuo padre ti ha salvato dalle vespe? -
- Non dire sciocchezze - replicò Coraline. - Torno a prenderli perchè sono i miei genitori. Perchè se fossi stata io a scomparire, loro avrebbero fatto esattamente la stessa cosa - [...] Coraline stava per dire qualcosa, quando la candela si spense all'improvviso, come se fosse stata smorzata dalla mano di qualcuno. Ci fu un raspare e un pichiettare, e Coraline sentì che il cuore le batteva forte contro le costole. Tese una mano...e una cosa filiforme, come una ragnatela, le sfiorò il viso e le mani. In fondo al corridoio si accese la luce, accecante dopo tutto quel buio. Un po' più avanti, in controluce, c'era una donna."
"Le fiabe dicono più della verità. E non solo perchè raccontano che i draghi esistono, ma perchè affermano che si possono sconfiggere." (G. K. Chesterton)

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