VANNA DE ANGELIS - IL LIBRO NERO DELLA CACCIA ALLE STREGHE
"Verso la metà del 1700, Giacomo Casanova riporta nelle sue memorie un dialogo tra due sacerdoti, suoi compagni di viaggio. I due prelati si domandavano se l'utero fosse un animale diabolico nascosto nel ventre femminile o se fosse parte intrinseca della natura della donna e quindi delle sue stesse viscere.
Vi si rispecchia la considerazione che si aveva, in genere, della donna fin dal basso Medioevo. Si accendono qui i primi bagliori della caccia alle streghe, via via sempre più estesa e massiccia, fino a divenire sterminio.
Tra disprezzare la donna e bruciarla, a ben vedere, il passo è breve, se la mentalità dell'epoca ritiene costei radice di ogni male, dal peccato dei sensi alle carestie.
Le cause della persecuzione, in ogni caso, sono complesse; gli storici si affannano a scovare le radici di un massacro che i contemporanei ritennero più che giustificato e lodevole, nel nome della Croce.
Dell'epoca delle grandi cacce ci sono pervenuti pochi testi in cui leggere indignazione od orrore per i roghi che in Europa incenerirono centinaia di migliaia di vittime e i processi che perseguitarono milioni di donne. Del resto, come indignarsi se in quei secoli il Diavolo fu possente e visibile presenza, e la donna il suo strumento per strappare al Signore la sovranità di questo mondo?
Se per distruggere il Demonio e le sue malefiche dame si doveva fare uso della crudeltà, ben venga. Nessun metodo parve abbastanza crudele per estirpare la stregoneria, di per sè crudelissimo attentato al Cielo. Questa almeno fu l'opinione dei teologi, degli inquisitori e dei giudici che condannarono le donne.
Il giurista francese Jean Bodin e tanti altri come lui raccomandavano di bruciare le streghe, e di bruciarle vive.
Montaigne è davvero un uomo fuori dalla norma quando scrive nei Saggi: "La stranezza della religione cattolica consiste nel fatto che la crudeltà non è stata considerata peccato capitale."
Si fatica, in ogni caso, a individuare la ragione eccellente che indusse gli inquisitori cattolici, luterani, calvinisti, anglicani e laici, a torturare e ardere tra le fiamme le donne accusate di stregoneria.
Poteva avere ragione Montaigne che scriveva ancora nei suoi Saggi che i valori in nome dei quali venivano arse tante donne dovevano essere ben smisurati, per giustificare simili crimini.
Di motivi validi per annientare il "diverso" ne conosciamo un'infinità, nella storia passata e in quella presente.
La diversità viene perseguitata e condannata in ognuno dei processi alle streghe, tragica parte di un tutto che uniformò di sè il passaggio dal Medioevo all'epoca contemporanea.
Alla strega del 1400 vengono poste le stesse domande che la strega del 1600, anch'ella in tortura, si sentirà rivolgere dall'inquisitore. A sua volta, la strega del 1600 descrive il Diavolo con le stesse immagini usate dalla sua compagna di sventure di due secoli prima.
Sembrano apparire tutte contemporaneamente sul palcoscenico della persecuzione queste donne di epoche diverse che furono per lo più guaritrici, erbaiole, levatrici.
Vive in un tempo immobile la strega. E questo da quando il crimine di stregoneria viene riconosciuto fino a quando non viene abrogato da nuove leggi illuminate.
Il tempo immutabile della strega la consegna alla stretta del potere ecclesiastico e secolare. E da parte sua, per quattrocento anni, il potere perseguita la strega con strumenti atrocemente simili a se stessi.
Se dal 1400 al 1700 straordinari cambiamenti fiorirono sotto il cielo d'Europa, la persecuzione della strega indossò sempre la stessa lugubre tonaca e la stessa lugubre toga."
"Verso la metà del 1700, Giacomo Casanova riporta nelle sue memorie un dialogo tra due sacerdoti, suoi compagni di viaggio. I due prelati si domandavano se l'utero fosse un animale diabolico nascosto nel ventre femminile o se fosse parte intrinseca della natura della donna e quindi delle sue stesse viscere.
Vi si rispecchia la considerazione che si aveva, in genere, della donna fin dal basso Medioevo. Si accendono qui i primi bagliori della caccia alle streghe, via via sempre più estesa e massiccia, fino a divenire sterminio.
Tra disprezzare la donna e bruciarla, a ben vedere, il passo è breve, se la mentalità dell'epoca ritiene costei radice di ogni male, dal peccato dei sensi alle carestie.
Le cause della persecuzione, in ogni caso, sono complesse; gli storici si affannano a scovare le radici di un massacro che i contemporanei ritennero più che giustificato e lodevole, nel nome della Croce.
Dell'epoca delle grandi cacce ci sono pervenuti pochi testi in cui leggere indignazione od orrore per i roghi che in Europa incenerirono centinaia di migliaia di vittime e i processi che perseguitarono milioni di donne. Del resto, come indignarsi se in quei secoli il Diavolo fu possente e visibile presenza, e la donna il suo strumento per strappare al Signore la sovranità di questo mondo?
Se per distruggere il Demonio e le sue malefiche dame si doveva fare uso della crudeltà, ben venga. Nessun metodo parve abbastanza crudele per estirpare la stregoneria, di per sè crudelissimo attentato al Cielo. Questa almeno fu l'opinione dei teologi, degli inquisitori e dei giudici che condannarono le donne.
Il giurista francese Jean Bodin e tanti altri come lui raccomandavano di bruciare le streghe, e di bruciarle vive.
Montaigne è davvero un uomo fuori dalla norma quando scrive nei Saggi: "La stranezza della religione cattolica consiste nel fatto che la crudeltà non è stata considerata peccato capitale."
Si fatica, in ogni caso, a individuare la ragione eccellente che indusse gli inquisitori cattolici, luterani, calvinisti, anglicani e laici, a torturare e ardere tra le fiamme le donne accusate di stregoneria.
Poteva avere ragione Montaigne che scriveva ancora nei suoi Saggi che i valori in nome dei quali venivano arse tante donne dovevano essere ben smisurati, per giustificare simili crimini.
Di motivi validi per annientare il "diverso" ne conosciamo un'infinità, nella storia passata e in quella presente.
La diversità viene perseguitata e condannata in ognuno dei processi alle streghe, tragica parte di un tutto che uniformò di sè il passaggio dal Medioevo all'epoca contemporanea.
Alla strega del 1400 vengono poste le stesse domande che la strega del 1600, anch'ella in tortura, si sentirà rivolgere dall'inquisitore. A sua volta, la strega del 1600 descrive il Diavolo con le stesse immagini usate dalla sua compagna di sventure di due secoli prima.
Sembrano apparire tutte contemporaneamente sul palcoscenico della persecuzione queste donne di epoche diverse che furono per lo più guaritrici, erbaiole, levatrici.
Vive in un tempo immobile la strega. E questo da quando il crimine di stregoneria viene riconosciuto fino a quando non viene abrogato da nuove leggi illuminate.
Il tempo immutabile della strega la consegna alla stretta del potere ecclesiastico e secolare. E da parte sua, per quattrocento anni, il potere perseguita la strega con strumenti atrocemente simili a se stessi.
Se dal 1400 al 1700 straordinari cambiamenti fiorirono sotto il cielo d'Europa, la persecuzione della strega indossò sempre la stessa lugubre tonaca e la stessa lugubre toga."

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