mercoledì 10 dicembre 2008

Predatori solitari...

PHILIP K. DICK - MA GLI ANDROIDI SOGNANO PECORE ELETTRICHE?

"[...] I modelli di androide equipaggiati con il Nexus-6, riflettè Rick, quanto ad intelligenza superavano diverse classi di umani speciali. In altre parole, gli androidi dotati della nuova unità Nexus-6 erano più evoluti -se si considerava la questione da un punto di vista generale, distaccato e pragmatico- di una fetta consistente -ma inferiore- del genere umano. Che piacesse o meno, il servo era -in alcuni casi- divenuto più abile e sagace del padrone. Ma ormai erano disponibili nuovi indici di rendimento, per esempio quelli ricavati dal Test per l'Empatia di Voight-Kampff, che fornivano criteri di giudizio sicuri. Un androide, non importa quanto ben dotato di mera capacità itellettuale, non riusciva in alcun modo a comprendere la fusione che aveva sempre luogo tra i seguaci del Mercerianesimo; un'esperienza che lui, e praticamente chiunque altro, compresi i cervelli di gallina subnormali, riuscivano a dominare senza difficoltà.
Come la maggior parte delle persone, Rick si era spesso chiesto quale fosse il vero motivo per cui un androide girava a vuoto senza speranza quando veniva sottoposto ad un test per la misurazione dell'empatia. L'empatia -evidentemente- esisteva solo nel contesto della comunità umana, mentre qualche grado di intelligenza si poteva trovare in qualsiasi specie e ordine animale, arachnida compresi. La facoltà empatica, tanto per cominciare, richiedeva probabilmente un istinto di gruppo integro; un organismo solitario, per esempio un ragno, non saprebbe cosa farsene; anzi, l'empatia tenderebbe ad atrofizzare la capacità di sopravvivenza del ragno. Lo renderebbe conscio del desiderio di vivere insito nella preda. Di conseguenza tutti i predatori, compresi i mammiferi altamente evoluti, come i felini, morirebbero di fame.
L'empatia, aveva concluso una volta, deve limitarsi agli erbivori o comunque agli onnivori, che possono astenersi da una dieta a base di carne. Perchè, in fondo, il dono dell'empatia rendeva indistinti i confini tra vittima e carnefice, tra chi ha successo e chi è sconfitto. Come anche nello stato di fusione con Mercer, tutti salivano insieme o, quando il ciclo aveva raggiunto la sua conclusione, tutti precipitavano insieme nell'abisso del mondo della tomba. Era strano: sembrava una specie di assicurazione biologica, ma a doppio taglio. Fintantochè una creatura provava un po' di gioia, la condizione di tutte le altre creature comprendeva un frammento di gioia. Però, se un essere vivente soffriva, allora per tutti gli altri quell'ombra non poteva essere completamente dissolta. Un animale di gruppo come l'uomo poteva conseguire un maggior fattore di sopravvivenza grazie a questo fenomeno; un gufo o un cobra ne sarebbero stati distrutti.
Evidentemente il robot umanoide apparteneva alla classe dei predatori solitari."

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