mercoledì 31 dicembre 2008

Dal corridoio soffiava un gelido vento...

NEIL GAIMAN - CORALINE

"[...] Coraline si chiese se l'avesse sognato, quel rumore che aveva sentito. Qualcosa si mosse. Poco più che un'ombra, che filò rapidamente in fondo all'ingresso buio, come un piccolo frammento di notte. Si augurò che non fosse un ragno. I ragni mettevano Coraline in uno stato di profonda agitazione. La sagoma nera entrò in salotto e Coraline, con un po' di nervosismo, le andò dietro.
La stanza era buia. L'unica luce veniva dall'ingresso e Coraline, che era ferma sulla soglia della stanza, gettava un'enorme ombra distorta sulla moquette del salotto: sembrava una gigantessa allampanata.
Si stava giusto chiedendo se fosse il caso di accendere la luce, quando vide la sagoma nera uscire lentamente da sotto il divano. Si fermò per un istante, poi sfrecciò in silenzio sulla moquette, in direzione dell'angolo più remoto, dove non c'erano mobili.
Coraline accese la luce. In quell'angolo non c'era niente. Niente altro che una vecchia porta aperta su un muro di mattoni. Era sicura che sua madre avesse richiuso la porta, che adesso, però, era leggermente aperta. Giusto di uno spiraglio. Coraline si avvicinò e guardò dentro. Non c'era niente, solo un muro di mattoni rossi. Chiuse la vecchia porta di legno, spense la luce e tornò a letto.
Sognò sagome nere che strisciavano da una parte all'altra, schivando la luce, fino a concentrarsi tutte insieme sotto la luna. Piccole sagome nere con occhietti rossi e aguzzi denti gialli. Che cominciarono a cantare:
Siamo piccine ma molte
Siamo molte ma piccine
Eravamo qui prima di voi
Saremo qui anche poi
Le loro voci erano un sussurro acuto e vagamente lamentoso. E a Coraline misero addosso una grossa agitazione. Poi sognò degli spot pubblicitari, e finalmente smise di sognare."

"[...] Coraline girò la chiave nella toppa, che scattò con un sonoro clangore. La porta si spalancò. Dall'altra parte non c'era nessun muro di mattoni: solo il buio. Dal corridoio soffiava un gelido vento. Coraline rimase ferma dov'era.
- E mi disse che non era stato coraggioso, restando lì fermo a farsi pungere - disse Coraline al gatto. - Non era stato coraggioso perchè non aveva avuto paura: quella era l'unica cosa che potesse fare. Ma quando era tornato a riprendersi gli occhiali, sapendo che lì c'erano le vespe, aveva veramente paura. Quello era stato vero coraggio -
Mosse il primo passo lungo il corridoio. Sentiva odore di chiuso, di polvere e di umidità. Il gatto avanzava lentamente accanto a lei.
- E perchè mai? - le domandò il gatto, con un tono che rivelava scarso interesse.
- Perchè - disse Coraline - quando hai paura di qualcosa, ma la fai comunque, quello è coraggio -
La candela gettava enormi, bizzarre ombre tremolanti lungo la parete. Coraline sentì che qualcosa si muoveva nel buio accanto a lei, di lato, non ne era sicura. Qualunque cosa fosse, sembrava che accordasse il passo con il suo.
- Ed è per questo motivo che stai tornando nel mondo di lei, allora? - disse il gatto. - Perchè una volta tuo padre ti ha salvato dalle vespe? -
- Non dire sciocchezze - replicò Coraline. - Torno a prenderli perchè sono i miei genitori. Perchè se fossi stata io a scomparire, loro avrebbero fatto esattamente la stessa cosa - [...] Coraline stava per dire qualcosa, quando la candela si spense all'improvviso, come se fosse stata smorzata dalla mano di qualcuno. Ci fu un raspare e un pichiettare, e Coraline sentì che il cuore le batteva forte contro le costole. Tese una mano...e una cosa filiforme, come una ragnatela, le sfiorò il viso e le mani. In fondo al corridoio si accese la luce, accecante dopo tutto quel buio. Un po' più avanti, in controluce, c'era una donna."


"Le fiabe dicono più della verità. E non solo perchè raccontano che i draghi esistono, ma perchè affermano che si possono sconfiggere." (G. K. Chesterton)

sabato 27 dicembre 2008

Blade Runner




"Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi.
Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione,
E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser.
E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo...come lacrime nella pioggia.
È tempo... di morire."


[BLADE RUNNER by RIDLEY SCOTT]

mercoledì 24 dicembre 2008

P. K. Dick antesignano di Pleo


ANNO 1968

PHILIP K. DICK - MA GLI ANDROIDI SOGNANO PECORE ELETTRICHE?
[romanzo dal quale è stato tratto il film BLADE RUNNER]

"[...] Mentre si recava la lavoro Rick Deckard, come dio solo sa quanta altra gente, indugiò davanti alla vetrina di uno dei più grandi negozi di animali, nella via di San Francisco in cui erano concentrati. Al centro della vetrina che si estendeva per un intero isolato, uno struzzo, in una gabbia riscaldata di plastica trasparente, ricambiava il suo sguardo. L'uccello, secondo la targhetta sulla gabbia, era appena arrivato da uno zoo di Cleveland. Si trattava dell'unico struzzo della costa occidentale. Dopo averlo fissato per un po', Rick passò qualche altro minuto a guardare torvo il cartellino del prezzo. Poi continuò verso il Palazzo di Giustizia di Lombard Street e arrivò al lavoro con quasi un quarto d'ora di ritardo.
[...] Non possono volere davvero tutti quei soldi per lo struzzo, disse tra sè Rick. Magari si aspettano che il cliente si metta a tirare sul prezzo, come ai vecchi tempi.
"Cane Contento, prego" annunciò una voce maschile, e sul videoschermo di Rick apparve un faccino allegro. Sullo sfondo si sentivano vari versi di animali.
"Chiamo per quello struzzo che avete in vetrina" disse Rick giocherellando con un posacenere di ceramica sulla scrivania. "Che tipo di anticipo dovrei lasciarvi?"
"Un attimo" rispose il venditore cercando una penna e un blocco per appunti. "Un anticipo di un terzo." Riflettè. "Le posso chiedere, signore, se ha intenzione di permutare qualcosa?"
Guardingo, Rick disse "No...non ho ancora deciso."
"Diciamo che per lo struzzo possiamo stipulare un contratto di trenta mesi" disse il venditore. "A un tasso di interesse basso, veramente basso, del sei per cento al mese. A queste condizioni la sua rata mensile, dopo un ragionevole acconto, sarebbe..."
"Dovete ridurre le vostre richieste" disse Rick. "Togliete duemila dollari e non permuterò nulla; tutto contante."
"Signore" disse il venditore di animali "la nostra offerta è già mille dollari sotto il valore di listino. Controlli pure sul Sidney, io resto in linea. Voglio che veda con i suoi occhi, signore, che il nostro è un buon prezzo."
Cristosanto, pensò Rick. Questi non mollano mica. Però, tanto per provare, estrasse il malconcio catalogo Sidney dalla tasca della giacca, cercò: struzzo, maschio/femmina, vecchio/giovane, malato/sano, nuovo/usato, ed esaminò i prezzi.
"Nuovo, maschio, giovane, sano" lo informò il venditore. "Trentamila dollari." Anche lui stava consultando il Sidney. "Siamo proprio mille dollari sotto il prezzo di listino. Quindi, il suo anticipo..."
"Ci penso su" disse Rick "e vi richiamo."
[...] Compose -a memoria- il numero del negozio di animali finti presso il quale aveva acquistato la sua simil-pecora. Sul piccolo videoschermo apparve un uomo vestito da veterinario. "Qui è il Dottor McRae" si presentò l'uomo.
"Sono Deckard. Quanto viene uno struzzo elettrico?"
"Oh, direi che potremmo accontentarla per meno di ottocento dollari. Che urgenza ha per la consegna? Dobbiamo farlo appositamente per lei; non c'è molta richiesta per..."
"La richiamo dopo" lo interruppe Rick. "La saluto."."
"[...] Dopo una colazione veloce, Rick salì in terrazzo, al pascolo pensile coperto dove la sua pecora elettrica 'brucava'. Dove quel complesso marchingegno automatico ruminanva ebbro di soddisfazione simulata, riuscendo ad infinocchiare gli altri inquilini del palazzo.
Certo, anche alcuni dei loro animali erano surrogati animati da circuiti elettronici - ma naturalmente lui non aveva mai ficcato il naso in quelle faccende, non più di quanto i suoi vicini avessero indagato sui veri meccanismi che animavao la sua pecora. Niente sarebbe potuto essere più indiscreto.
[...] Il proprietario dell'appezzamento adiacente, Bill Barbour, lo salutò: come Rick, si era fermato a salutare il proprio animale.
"La mia cavalla" dichiarò Barbour raggiante "è incinta." Indicò la grossa parcheron, ritta a fissare lo spazio vuoto con sguardo assente. "Allora, che ne dici?"
"Dico che tra non molto avrai due cavalli" rispose Rick. Aveva raggiunto la pecora, adesso; se ne stava distesa a ruminare, gli occhi guardinghi fissi su di lui per capire se le avesse portato dei fiocchi d'avena. La finta pecora era dotata di un circuito avenotropico; alla vista dei cereali si sarebbe alzata un po' a fatica e si sarebbe avvicinata trotterellando in modo abbastanza convincente.
[...] Barbour battè orgoglioso la mano sul collo della cavalla e lei volse la testa verso di lui.
"Hai mai pensato di venderla?" chiese Rick. Pregava il cielo che gli concedesse un cavallo, anzi un animale qualsiasi, purchè vero. Il possederne uno fraudolento riusciva piano piano, non si sa come, a demoralizzare chiunque. Eppure, da un punto di vista 'sociale' era una scelta obbligata, se mancava l'animale vero. Dunque non aveva altra scelta se non continuare.
"Sarebbe immorale vendere la cavalla" disse Barbour.
"Vendi il puledro, allora. Possedere due animali è più immorale che non possederne affatto."
"Ma hai la pecora, diamine!"
Raggiunta la pecora, Rick si chinò, cercando tastoni nel fitto vello bianco -la lana almeno era autentica- finchè non trovò quello che cercava: il pannello di controllo nascosto con i comandi della macchina. Sotto lo sguardo di Barbour, aprì di colpo il coperchio del pannello, rivelandone la presenza. "Vedi?" disse rivolto al vicino. "Capisci adesso perchè mi interessa tanto il tuo puledro?"
Dopo un certo lasso di tempo Barbour disse "Oh, poverino! Ma è sempre stata finta?"
"No" rispose Rick, richiudendo il coperchio del pannello della pecora elettrica; si raddrizzò e guardò in faccia il vicino. "Avevo una pecora vera all'inizio. Poi, più o meno un anno fa, l'ho trovata coricata su un fianco senza che riuscisse ad alzarsi...L'ho portata dal veterinario ed è morta; io ci ho pensato un po' su e mi sono deciso a chiamare una delle ditte che producono animali artificiali. Ho mostrato loro una fotografia di Groucho. Mi hanno costruito questa." indicò l'animale meccanico che, accucciato, continuava intento a ruminare, ancora all'erta per individuare un qualsiasi indizio della presenza dei fiocchi d'avena. "Hanno fatto un gran bel lavoro, roba di qualità. E io ci ho messo tanto tempo e attenzione per accudirla; tanto quanto ne mettevo per Groucho. Però..." Alzò le spalle.
"Non è la stessa cosa" concluse Barbour.
"Comunque, ci manca poco. Accudendola, si provano le stesse sensazioni; bisogna tenerla d'occhio proprio come quando era davvero viva. Perchè potrebbe guastarsi e allora tutti nel palazzo capirebbero."."
"[...] Rick rimase a fissare per parecchio tempo la civetta che sonnecchiava sul trespolo. Gli vennero in mente mille pensieri, pensieri sulla guerra, sui giorni in cui le civette erano come piovute dal cielo; si ricordò di quando durante la sua infanzia si era scoperto che una specie dopo l'altra era scomparsa e di come i giornali ne parlassero ogni giorno -le volpi un mattino, i tassi il seguente- finchè la gente aveva smesso di leggere questi perpetui annunci mortuari degli animali.
Pensò anche al suo bisogno di un animale reale; dentro di lui si manifestò ancora una volta un vero e proprio risentimento nei confronti della pecora elettrica, che doveva tenere e curare come se fosse viva. La tirannia di un oggetto, pensò. Non sa neanche che io esisto. Come gli androidi, non è in grado di rendersi conto dell'esistenza di un altro. Non aveva mai pensato in questi termini prima d'allora, non aveva mai considerato l'analogia che c'era tra un animale elettrico e un droide. L'animale elettrico, meditò, potrebbe venire considerato una subspecie dell'androide, un tipo di robot assai inferiore ad esso. O, al contrario, si poteva considerare l'androide una versione altamente sviluppata ed evoluta dell'animale finto. Entrambi i punti di vista gli ripugnavano.
"Se vendeste la civetta" chiese alla giovane Rachel Rosen "quanto vorreste, e che percentuale in anticipo?"
"Non venderemo mai la nostra civetta."."






ANNO 2008

PLEO [UGOBE LIFE FORM]

DESCRIZIONE:
Pleo è una forma di vita altamente evoluta, creata per conquistare il tuo cuore, destare le tue emozioni e lasciare libero corso alla tua fantasia: 2 processori a 32bit, videocamera, 2 microfoni, 8 sensori epidermici, 14 sensori di pressione, sensori di orientamento, sensori a infrarossi, mini USB, slot SD, 2 diffusori Audio binaurali.
Si comporta come un essere vivente e sembra davvero vivo: esplora da solo l'ambiente in cui si trova, si muove, gesticola come se fosse un essere vivente ed esprime tantissime emozioni.
Si evolve con il passare del tempo. Attraverso le diverse "fasi della sua vita" Pleo impara dalle proprie esperienze ed apprende nuovi trucchi e attività che può svolgere insieme a te. Il fatto probabilmente più incredibile è che sviluppa una personalità straordinaria e unica nel suo genere a seconda di come viene trattato ed educato. Nessun Pleo, infatti, è uguale ad un altro. Potrai rendertene conto meglio condividendo le tue esperienze con altre persone che possiedono Pleo.
Pleo è una creatura sensibile e complessa: reagisce emotivamente a tutte le esperienze che vive. Se è riposato ed ha ricevuto le dovute attenzioni si muove e gesticola in modo giocoso e pieno di energia. Se però riceve poca energia o si sente trascurato, può diventare timido e triste.
Pleo è curioso per natura. Per fortuna ha tutto ciò che gli serve per esplorare l'ambiente che lo circonda, per capirlo e reagire di conseguenza. Il sistema di sensori altamente tecnologici dispone di dispositivi che gli consentono di ascoltare, vedere, tastare e percepire. Questo sistema gli permette di scoprire nuovi oggetti intorno a lui e di interagire con essi.
Pleo inizia a "vivere" da piccolo con le capacità di un neonato. Passando attraverso le varie fasi della vita, amplia il proprio modello di movimento e di comportamento: ha la capacità di imparare e di adattarsi. Con il tempo Pleo sviluppa anche una personalità straordinaria in base al numero di interazioni sia con l'ambiente che con le persone che lo circondano.
- Sente ed esprime emozioni, percepisce se stesso e l'ambiente circostante, impara e si evolve con il passare del tempo
- Articolazioni altamente flessibili e complessa rete di sensori
- Diversi collegamenti: per il download online, per gli ampliamenti di Pleo, per comunicazione tra due Pleo

LE TRE LEGGI DELLE FORME DI VITA UGOBE:
Le forme di vita Ugobe devono percepire e trasmettere emozione
Pleo è una creatura complessa e sensibile. Reagisce emotivamente a ciò che percepisce. Se è amato e coperto di attenzioni lui inizierà a muoversi in modo vivace e giocoso se, invece, ha poca energia o si sente ignorato potrebbe muoversi timidamente e diventare triste.
Le forme di vita Ugobe devono essere consapevoli di loro stesse e del loro ambiente
Pleo è naturalmente curioso: fortunatamente è anche ben equipaggiato per esplorare e reagire agli stimoli del mondo che lo circonda. Il suo sofisticato sistema di sensori include apparati che lo rendono capace di udire, vedere e percepire sia il tocco che il movimento. Questo sistema gli conferisce anche la capacità di riconoscere e interagire con gli oggetti circostanti.
Le forme di vita Ugobe devono imparare ad evolvere nel tempo
Pleo nasce con le stesse abilità di un neonato. Man mano che avanza attraverso gli stadi della vita, la gamma dei suoi movimenti e comportamenti si espande e la sua capacità di imparare e adattarsi al suo mondo aumenta. Nel corso del tempo ti accorgerai che Pleo sviluppa una personalità unica e distinta in base alle interazioni con il suo ambiente e con te.

SPECIFICHE TECNICHE:
- Personalità: sente ed esprime emozioni, percepisce se stesso e l'ambiente circostante, impara e si evolve con il passare del tempo
- Processori: 2 microprocessori a 32 bit per l’elaborazione centralizzata e delle immagini, 4 sottoprocessori a 8 bit per il controllo motore
- Articolazioni: altamente flessibili, 14 servomotori, oltre 100 unità motrici appositamente sviluppate
- Sensori: sistema visivo basato su videocamere, 2 microfoni per ascoltare in stereo, 8 sensori epidermici: testa, mento, spalle, schiena e zampe, 4 sensori sotto le zampe, 14 sensori di pressione – 1 per ogni articolazione, sensori di orientamento per riconoscere la posizione del corpo, sensori a infrarossi per rilevare gli oggetti
- Connettività: miniUSB, SD – per gli ampliamenti di Pleo™, ricetrasmittente a infrarossi
- Audio: 2 diffusori binaurali – nella bocca e sulla schiena
- Alimentazione: 220 V AC, 60 Hz 230 mA / 12 V DC 800 mA, batteria NiMH ricaricabile
- Dimensioni: (526 x 152 x 191) mm
- Peso: 1,36 Kg
- Prezzo: € 299,00






sabato 13 dicembre 2008

Empathy




As the days grow colder now
And everything is lost
A vision forms of better men
Rising from the cross
Never held the key to life
Finally their loss
Rising from the emptiness
And all that ever was

The battle rages on 'til now
Many men were lost
Dried into an empty shell
Nailed onto the cross
As I lie awake by now
Having never loved
Heaven sent for all of us
So painful our loss

In the eyes of the world a believer
But I'm sure they'll be turning away

Takes me down to a place below
Can't you see I'm falling
Pain has come
And the world will surely hide
In empathy

And then the world's religious fools
Come knocking at your door
Mankind is not wiser now
I've heard it all before

Still the mindless will hail the deceivers
And I'm sure they'll be turning away

Takes me down to a place below
Can't you see I'm falling
Pain has come
And the world will surely hide
In empathy

[GAMMA RAY - EMPATHY]


mercoledì 10 dicembre 2008

Predatori solitari...

PHILIP K. DICK - MA GLI ANDROIDI SOGNANO PECORE ELETTRICHE?

"[...] I modelli di androide equipaggiati con il Nexus-6, riflettè Rick, quanto ad intelligenza superavano diverse classi di umani speciali. In altre parole, gli androidi dotati della nuova unità Nexus-6 erano più evoluti -se si considerava la questione da un punto di vista generale, distaccato e pragmatico- di una fetta consistente -ma inferiore- del genere umano. Che piacesse o meno, il servo era -in alcuni casi- divenuto più abile e sagace del padrone. Ma ormai erano disponibili nuovi indici di rendimento, per esempio quelli ricavati dal Test per l'Empatia di Voight-Kampff, che fornivano criteri di giudizio sicuri. Un androide, non importa quanto ben dotato di mera capacità itellettuale, non riusciva in alcun modo a comprendere la fusione che aveva sempre luogo tra i seguaci del Mercerianesimo; un'esperienza che lui, e praticamente chiunque altro, compresi i cervelli di gallina subnormali, riuscivano a dominare senza difficoltà.
Come la maggior parte delle persone, Rick si era spesso chiesto quale fosse il vero motivo per cui un androide girava a vuoto senza speranza quando veniva sottoposto ad un test per la misurazione dell'empatia. L'empatia -evidentemente- esisteva solo nel contesto della comunità umana, mentre qualche grado di intelligenza si poteva trovare in qualsiasi specie e ordine animale, arachnida compresi. La facoltà empatica, tanto per cominciare, richiedeva probabilmente un istinto di gruppo integro; un organismo solitario, per esempio un ragno, non saprebbe cosa farsene; anzi, l'empatia tenderebbe ad atrofizzare la capacità di sopravvivenza del ragno. Lo renderebbe conscio del desiderio di vivere insito nella preda. Di conseguenza tutti i predatori, compresi i mammiferi altamente evoluti, come i felini, morirebbero di fame.
L'empatia, aveva concluso una volta, deve limitarsi agli erbivori o comunque agli onnivori, che possono astenersi da una dieta a base di carne. Perchè, in fondo, il dono dell'empatia rendeva indistinti i confini tra vittima e carnefice, tra chi ha successo e chi è sconfitto. Come anche nello stato di fusione con Mercer, tutti salivano insieme o, quando il ciclo aveva raggiunto la sua conclusione, tutti precipitavano insieme nell'abisso del mondo della tomba. Era strano: sembrava una specie di assicurazione biologica, ma a doppio taglio. Fintantochè una creatura provava un po' di gioia, la condizione di tutte le altre creature comprendeva un frammento di gioia. Però, se un essere vivente soffriva, allora per tutti gli altri quell'ombra non poteva essere completamente dissolta. Un animale di gruppo come l'uomo poteva conseguire un maggior fattore di sopravvivenza grazie a questo fenomeno; un gufo o un cobra ne sarebbero stati distrutti.
Evidentemente il robot umanoide apparteneva alla classe dei predatori solitari."

domenica 30 novembre 2008

Every Time I Die




The faint blaze of the candle of my life
Slowly dying like a fire in a pouring rain
No sparks of hope inside
No shooting stars on my sky
On broken wings, no flying high

Another night, another demise
Cadaverous wind blowing cold as ice
I'll let the wind blow out the light
Cuz it gets more painful every time I die

Out of strenght to fight
I cannot take another night
I cannot take it no more
Lust of light slips through my fingers
Like blood on my arms
Black candle wax has buried me

Another night, another demise
Cadaverous wind blowing cold as ice
I'll let the wind blow out the light
Cuz it gets more painful every time I die

[CHILDREN OF BODOM - EVERY TIME I DIE]


...Sono uno spicchio di me stesso...


FABIO VOLO - ESCO A FARE DUE PASSI

'[...] Ma qualcosa mi manca. Ti ricordi? È sempre stato così, lo sento da come respiro la vita.
Sento che mi manca come se mi fosse già appartenuta e qualcuno me l’avesse portata via.
Ma non so esattamente cos’è.
C’è chi cerca l’altra metà della mela, io sto cercando ancora la mia mezza. Sono uno spicchio di me stesso.'

'[...] È un po’ che penso a questa lettera, a cosa scriverti, ma non tutti i miei pensieri arriveranno a te perché la mente è più veloce della mano e quindi tanti di loro andranno persi. Quello che ti scriverò sarà ciò che la mano e la memoria riusciranno a catturare.'

'[...] Non mi pongo nemmeno il problema di capire se sia giusto o no percorrere una strada e cercare di arrivare il più lontano possibile, perché il mio problema è un passo indietro. Il mio problema è: Qual è la mia strada?'

'[...] Insomma, continuo a camminare, poi torno indietro, faccio un passo avanti, due di lato. Il mio non è un cammino, ma la danza tribale di un ballerino bendato, con qualche livido.'

'[...]A volte vorrei mollare tutto. Vorrei andarmene da qualche parte nel mondo, perché ci sono giorni che qui mi sta stretto tutto.'

'[...] Sento che ho perso in modo chiaro il mio obbiettivo: c’è nebbia qui, nebbia e foschia.
Mi sento come uno scalatore appeso alla parete rocciosa che vede solo ciò che ha davanti appiccicato al naso, e non riesce più a vedere la cima, la vetta, il motivo per cui sta scalando, e nemmeno cosa sta scalando.
Forse ho bisogno di scendere un attimo e chiarirmi bene le idee.
Mi sento solo, Nico, non vedo e non sento nessuno che mi capisca veramente fino in fondo, forse perché sono già io il primo che non si capisce, ma qui, credimi, è tutto un delirio.
Ho sempre voluto fare ciò che volevo nella vita, sono sempre stato pronto a rimettere tutto in gioco, spinto dalla solita irrequietezza, voglia di cambiare, di scappare, di iniziare. Del resto, ho sempre dato il massimo di me negli incominci. Quando inizio una cosa sono sempre bravo, poi mi perdo, piano piano mi spengo, sono come un libro che ha un’introduzione della madonna, ma già nel secondo capitolo si ridimensiona tutto, e lo butteresti nel cesso.
Come quando mi viene il trip di mettere in ordine la stanza e tiro fuori tutto dai cassetti e dagli armadi e poi mi stufo e non ho più voglia di mettere a posto e mi trovo in mezzo a un casino peggio di prima.'

'[...] Nella pagina delle cose certe che voglio nella mia vita ci sono scritte poche righe, fra l’altro qualcuna anche a matita, mentre in quella delle cose che non voglio c’è più roba, c’è più sicurezza, più determinazione. Tutto questo per dirti che anche in questo momento, come ho scritto prima, non so esattamente cosa voglio – come sempre, anche in questo momento so solo ciò che non voglio. Parlo di ruoli: non so in che ruolo sto giocando questa partita e non so che ruolo giocare. Sinceramente non ho nemmeno capito che gioco è.'

'[...] Ci sono dei giorni in questi ultimi anni che mi sento assalire da una sensazione di irrequietezza. In quei giorni non ho voglia di uscire e nemmeno di rimanere in casa. Vorrei strapparmi la pelle di dosso. Anche il mio corpo diventa una gabbia.'

'[...] Io faccio questo lavoro perché amo dire ciò che penso, e anche se – come tutti – voglio guadagnare dei soldi, li voglio guadagnare inseguendo i miei sogni. Non voglio guadagnare soldi inseguendo i soldi.
Non voglio essere ricco, voglio essere libero.
Una parte di me per esserlo deve avere dei soldi, per poter vivere, ma ce n’è un’altra che per esserlo ha bisogno di tutt’altro.'

'[...] Questo è un concetto che il mio direttore non capisce e non capirà mai, nemmeno se gli faccio un disegno, nemmeno se gli parlo in stampatello...
Questo è un grande compromesso: avere a che fare ogni giorno con persone che parlano un’altra lingua. Io non chiedo niente a loro se non di poter essere me stesso, eppure, per poterlo essere, ho bisogno di giustificarmi.
Non ho ancora trovato il dizionario per tradurre il mio linguaggio con il loro: quando devo parlare a questo tipo di persone mi mancano i vocaboli, spesso i miei sinonimi sono i loro contrari.'

'[...] Vivo di musica, nella mia vita c’è sempre un sottofondo musicale, ogni momento importante della mia vita è legato a una canzone, e ogni volta che la sento parte il mio videoclip personale.
Quando devo scendere dalla macchina e l’autoradio sta suonando un pezzo che mi piace, non riesco a spegnerla, devo aspettare che finisca o se proprio sono in super ritardissimo, per spegnere devo sfumare abbassando piano piano il volume.'

'[...] Forse uno dei motivi per cui non sono fidanzato è che io mi sento già da solo una coppia. Litigo con me stesso, mi parlo, a volte non mi sopporto, a volte mi faccio l’amore, a volte mi manco, a volte mi tradisco, capita che mi racconti bugie, che mi dimentichi degli appuntamenti, e spesso mi vorrei lasciare. Un sacco di volte vorrei prendermi una settimana di tempo da me stesso, senza sentirmi, per scoprire come mi sento.
Insomma, io vivo da anni con questa relazione e alla fine, nonostante tutte le difficoltà che si possono avere stando in due, devo dire che ci sto abbastanza dentro. Non è facile rinunciarci.'

'[...] Comunque con le donne tutti mi dicono che il vero problema è che non ho incontrato quella giusta. Boh... sarà come dicono, ma io credo che siano loro a trovarla troppo facilmente.
Luca, io l’ho sempre visto fidanzato e ogni volta dice di essere innamorato; poi finisce una storia e dopo un mese è nuovamente con un’altra ragazza: o è l’uomo più fortunato della terra o è terrorizzato dall’idea di stare solo.
Secondo me quando dice «ti amo» in realtà vuole dire «ho bisogno di te».'

'[...] Io credo che chiunque non riesca a stare bene da solo non possa conoscere il vero amore; dubito sempre di chi dice «non posso vivere senza di te».
Parlo di Amore con la «A» maiuscola, parlo di Essenza, parlo di quell’amore che io non ho mai incontrato ma che sono sicuro esista, quell’amore in cui io credo e per il quale non sono disposto a fingere o mediare.
Questo non significa che, in attesa di quell’amore, si debba restare soli, dico che a volte non si dà il giusto valore ai rapporti, ma si tende a imitarne gli stereotipi. Si vorrebbe che ogni volta fosse sempre quello lì, quello giusto, quello che abbiamo aspettato da sempre, anche se nella maggior parte dei casi l’errore nasce dall’amore per l’amore; cioè ci si innamora più del gioco che del giocatore.'

'[...] Forse è questo che non mi succede da un po’: addormentarmi felice. Voglio un brivido, Nico, un brivido nel leggere un libro, un brivido nel parlare o nel conoscere qualcuno.
In questo periodo è difficile alzarsi al mattino, vorrei dormire per giorni interi, non ho entusiasmo nel fare nulla, mi sembra che non ne valga mai la pena. Non so con chi parlarne e mi rinchiudo nel mio mondo fatto su misura che diventa ogni giorno più grande e concreto. Il mio mondo ha già due fusi orari.'

'[...] Il lavoro sarà sempre una parte importante della mia vita, ma non sarà mai la mia vita. Per molti la carriera è come essere agli arresti domiciliari, il fatto che abbiano dipinto le sbarre d’oro non cambia molto. Forse sono più furbi quelli che le hanno dipinte di azzurro come il cielo, così non le vedono, anche se ci sono...
Ho paura di infognarmi nella routine. Ok?'

'[...] La velocità nelle cose, nel farle, ma soprattutto nell’ottenerle ha scombussolato i valori.
[...] Tutti hanno fretta, tutti corrono, tutti suonano il clacson.
Ieri al supermercato ho visto un pacchetto di pasta già condita che cuoce in soli cinque minuti, il riso è già al nero di seppia nella scatola, nello shampoo c’è già il balsamo, nel bagnoschiuma c’è lo shampoo con il balsamo antiforfora rinforzante alla provitamina C, con scopa e paletta per chi perde i capelli.'

'[...] Ma negli ultimi anni ce un risveglio in particolare che mi accompagna. È un risveglio unico, un risveglio avvolto da una strana e misteriosa sensazione di disagio verso tutto il mondo.
Ci sono giorni che appena apro gli occhi li riconosco subito. Li sento nell’aria e mi sento a casa ovunque mi trovi: è quella sensazione di disagio-misto-blues che non è esattamente tristezza, è più un cappotto con cui difendersi dal freddo, ma che lascia comunque supervulnerabili. Mi sento a casa semplicemente perché giornate così ormai mi capitano spesso e ho imparato ad attraversarle. Ma a volte il freddo morde troppo forte... cazzo troppo forte!
Quei giorni terrei su gli occhiali da sole tutto il tempo. Per isolarmi, per nascondermi.'

'[...] Non mi suonano solo ai semafori, ma anche quando vado – sarà che a me non piace correre. Comunque, anche se volessi, la mia macchina va talmente piano che in autostrada, anche se andassi a tutta velocità, l’autovelox invece della foto potrebbe farmi un ritratto.
[...] Riparto e arrivo in radio. Fortunatamente abbiamo un piccolo parcheggio riservato e quindi non è come quando torno a casa che prima di cercarlo devo fermarmi a fare benzina, perché a volte mi serve tutto il pieno.
[...] Prima di salire vado al bar a bermi un caffé, potrei farlo in radio dove c’è una splendida macchina a gettoni, ma in giorni come questo non potrei sopravvivere se vedessi uno di quei bicchierini di carta che tutti trasformano in portacenere. Lo so, può sembrare snob, ma le sigarette spente in quei bicchieri sporchi di caffé mi toccano lo stomaco. Il caffé è uno dei miei migliori amici e le sigarette sono come la mia donna. Non sarei felice di vederli insieme.'

'[...] Geppo è una persona che a volte mi fa incazzare, ma non riesco a odiarlo. Diciamo che spesso non lo sopporto, per la sua mediocrità-mista-presupponenza. È uno di quelli che spesso parlano ad alta voce per farsi sentire dagli altri. Magari sei in fila da qualche parte o su un treno e ti parlano, ma in realtà ti usano come amplificatore intercalando a voce alta un «siccome non sono un imbecille» o un «fidati di me, te lo dice uno che ci capisce». Non lo odio, ma piuttosto che farmi un viaggio in macchina con lui, mi lego con una corda al paraurti e mi faccio trascinare. Credo che i suoi neuroni non abbiano ancora la marmitta catalitica e che quindi non possano circolare sempre. Spesso è costretto a parcheggiarli.'

'[...] Era uno di quei giorni in cui avrei voluto trovare una finestra, uno strappo, un buco che mi facesse vedere di là, che mi facesse per lo meno respirare un po’ il mio mondo, la mia dimensione, il mio gruppo di appartenenza, riconoscere quelle cose che molti chiamano «Affinità elettive».
Lunedì era uno di quei giorni in cui avrei voluto gridare: CI SIETEEEEE??? MI CAPITE?!
Lunedì avrei voluto trovare un indizio, un profumo, un colore. Perché ogni tanto ho veramente difficoltà anch’io a rimettere insieme i pezzi, e divento vulnerabile, e ho bisogno di un sì, di uno sguardo, di uno specchio.
Ma è possibile che ogni volta che parlo di un’ambizione o di un sogno ci deve sempre essere qualcuno che dice: «Sì vabbè... però alla fine del mese c’è l’affitto da pagare». C’è sempre qualcuno che ti guarda e sembra che dica: «diventa grande».
E per quelli diventare grande vuol dire non credere più di essere una ballerina, un poeta, un musicista, un sognatore, un fiore.
Non li sopporto.'

'[...] Ogni persona tira fuori una parte di me fatta di necessità diverse, di piccoli equilibri che sono all’interno di altri più grandi, come fossero matrioske.'

'[...] Capire, capire, capire il perché delle cose. Capirne il senso. Non è una scelta voler capire, lo devi fare, non puoi farne a meno, è una cosa più forte di te. Giusto?
[...] Vengo assalito a volte dalla voglia di sapere, entro in libreria e guardo tutti i libri e sono tanti, tanti, tanti, e so che in ognuno di loro ci potrebbe essere una cosa che dovrei sapere, che potrebbe essermi utile e vorrei leggerli tutti. Mi sento inerme davanti al fatto che non so tante cose, e che non mi basterà una vita per saperle. Mi succede anche con la musica, pensa quante canzoni che io semplicemente non conosco ma che impazzirei ad ascoltare.
Quante cose che non conosco. Quante. Troppe.'

'[...] A volte mi è capitato di non fare certe cose perché non le ritenevo giuste, per lo meno non lo erano secondo il mio modo di pensare. Spesso ho trovato chi per convincermi mi diceva: «Se non lo fai tu tanto lo fa qualcun altro».
Ma che cazzo vuol dire? Se per me non è giusto, cosa cambia se lo fa qualcun altro? Non può essere la morale e l’etica di un altro a giustificare il fatto che io lo debba fare, visto che comunque io rispondo a me, di me.'

'[...] Fortuna che nella vita poi quando meno te lo aspetti succede qualcosa che cambia tutto, e io aspetto, aspetto ancora un po’ e se non arriva niente, mi toccherà fare la prima mossa.'

'[...] Anche quando si soffre per amore, in quella morte, in quel dolore, io c’ho trovato un sacco di vita. Non sai dove sbattere la testa, non ci sono medicine per farti sentire meglio. C’è solo il tempo, quello biologico, solo lui può curarti. Ma sembra non passare mai e come dice Troisi in un suo film a un amico che gli dice che non ci si ammazza per amore, perché il tempo sistema tutto: «Allora io m’ammazzo per impazienza».'

'[...] Era proprio carina, anzi era proprio bella, ma non di quelle che fanno della propria bellezza un’arma. Una bellezza non appariscente, di quelle che si notano dopo un po’, al secondo sguardo. Insomma non era di quelle che quando vai fuori a mangiare con loro a un certo punto devono andare in bagno, ma lo fanno solo perché amano fare la passerella. Andare in bagno passando tra i tavoli diventa il loro palco. Lei no. Secondo me lei era di quelle che hanno la casa piena di candele, incensi, stoffe orientali e mezzelune. E amano i gatti.
[...] È fidanzata ma non innamorata. E ce ne sono tante ho scoperto. Sono le sognatrici, quelle che hanno aspettato il principe azzurro e non vedendolo arrivare, hanno cominciato a pensare di essersi sbagliate. Hanno iniziato a pensare che il loro principe azzurro è caduto da cavallo e adesso è nel reparto rianimazione del civile.
Prese dalla paura di rimanere sole e dalla voglia di una carezza, si sono messe con il cavallo bianco. Le riconosci subito quando le incontri, sono quelle che vedi ogni tanto guardare ancora fuori dalla finestra.
[...] È indubbiamente più faticoso voler stare con qualcuno per non rimanere sole e impegnarsi a essere come vere fidanzate, che esserlo in modo naturale.
Comunque, stare con il cavallo comporta anche piccoli vantaggi. Non c’è quell’impegno di essere sempre all’altezza, di dover indossare l’abito lungo. Sì, ok, ogni tanto il cavallo per strada caga, ma basta guardare avanti che non la pesti.'

'[...] Dove inizia e finisce la nostra volontà e dove la nostra scelta?
Io credo di essere il pilota della mia vita, cerco di vivere la mia vita e il mio destino. Ascolto molto la voce che ho dentro e provo a seguirla, ma mi chiedo: «Quanto sono libero di scegliere? Quanto sono veramente io a decidere la rotta?».
[...] Per esempio, a me piace leggere, e tu sai quanto i libri mi abbiano aiutato nella vita. Ma non ho scelto io che mi piacesse leggere, lo faccio e l’ho fatto perché mi piaceva. Quindi se sono così, se ho imparato certe cose, è sicuramente perché le ho lette, e perché leggere mi ha aiutato ad avere una mente più aperta, mi ha fatto venire voglia di viaggiare... Ma io che merito ho?
Se tu ami ancora leggere sai di cosa sto parlando. Hai presente quelle volte che inizi un libro e ti cattura subito e non vedi l’ora di andare a casa a leggerlo? Magari dopo che nell’ultimo periodo quelli che avevi letto non erano proprio indimenticabili. O quando certe sere inizi a parlare di libri con qualcuno, e capisci che c’è un feeling pazzesco e nel raccontarti le sue letture preferite quello ti tira dentro, e tu impazzisci perché le librerie sono chiuse e vorresti andare subito a rifornirti.
Come ci sono le farmacie, dovrebbero esserci anche le librerie di turno. Per le crisi di astinenza o per gli incontri interessanti.
[...] Ti sto parlando di persone che non dicono: «Io amo leggere... hai mai letto Siddharta?».
Non che Siddharta non sia un bel libro, ma hai capito cosa intendo?
Se incontrassi invece una che mi dice: «Mi è piaciuto molto Il profumo di Süskind», potrei portarla all’IKEA immediatamente e insieme scegliere i mobili per la nostra convivenza.'

'[...] Molti di noi vivono circondati dalle proprie balle, dalle bugie che continuiamo a raccontarci. Diventano come bolle di sapone che ci volteggiano intorno. Quando ci si fermano davanti agli occhi, falsano qualcosa, distorcono l’espressione. Ma noi viviamo facendo finta di niente nella speranza che se ne vadano via da sole. Ci sono giorni però che le bolle diventano di marmo e non si può più fingere.'

'[...] Ma riecco la domanda da paraculo: cosa fa di un uomo un buon padre?
Come sempre io non ho una risposta.
I genitori migliori sono quelli che non hanno figli, come gli allenatori di calcio migliori sono quelli del lunedì al bar. I politici migliori guidano i taxi e il calciatore migliore è quello che non ha potuto farlo perché è stato operato al menisco da giovane.'

'[...] Una notte quando ero piccolo, sono stato male e sono andato in bagno a vomitare. Ero terrorizzato dal vomitare, ogni volta credevo di morire soffocato, era un’esplosione di violenza allucinante per me. Comunque, mentre vomitavo, mia madre mi sente, si alza dal letto, viene in bagno e mi mette una mano sulla fronte.
«Non preoccuparti, hai solo preso un po’ di freddo.»
Non ho mai provato nella mia vita una sensazione maggiore di sicurezza di quella mano sulla fronte. E quante volte nella vita ne avrei avuto bisogno, e invece a volte stai vomitando e arriva qualcuno che ti mette una mano sulla testa e ti spinge più giù nel cesso, quel qualcuno che di solito è anche il motivo per cui stai vomitando. 'Preoccupati! Non è solo freddo'.'

'[...] Quando senti che il cordone ombelicale tira troppo, quando sembra che ti stia soffocando, allora per sopravvivere tiri calci e pugni senza sapere il male che fanno (o a volte proprio perché lo sai).
[...] Il nostro cordone ombelicale è ancora attivo, ha il profumo di cibo e panni puliti. Non è più rosso vivo come prima ma è un colore pastello, più tenue ed equilibrato.'

'[...] Una notte, mi ricordo, c’era il temporale. Nel letto sentivo la pioggia, i tuoni, le macchine passare, i nonni russare e ogni tanto la voce di chi per ripararsi dall’acqua si fermava vicino alla finestra, dove c’era un piccolo portichetto. A un certo punto ha smesso tutto: tuoni, lampi, acqua, macchine, tutto. Solo silenzio. Anche i miei nonni non russavano più, li sentivo solo respirare e ogni tanto sentivo un rumore di lenzuola...
In quel momento, in quel silenzio, in quella luce soffusa che entrava dalla finestra, ho provato una strana sensazione, un’emozione diversa da tutte.
La mano sulla fronte di mia madre quando vomitavo è unica, ma è un senso di sicurezza, di amore: riesco a decodificarla. Questa invece l’ho riprovata anche altre volte ma non saprei interpretarla, descriverla, paragonarla: è lì, sospesa nell’aria.
In quel momento ero talmente legato alla vita che pensavo mi sarebbe dispiaciuto morire. È strano ma ci sono momenti in cui sento che mi spiacerebbe di più, se dovesse accadere.
Sentire dalla strada i rumori della televisione o i rumori di chi sta apparecchiando la tavola mentre torni a casa nelle sere d’estate è un’altra cosa che mi dà questa sensazione. È un’emozione inspiegabile, che sembra quasi malinconia (ma è più simile a una felicità compressa), e continuo a provarla ogni tanto anche adesso che sono più grande. Cambiano le situazioni ma la sensazione è sempre uguale, inconfondibile.'

'[...] Qualche mese fa sono andato a casa di un mio amico in campagna...Dopo pranzo mi sono trovato a tavola da solo, fuori, sotto il portico...Osservavo le mosche, il cielo, la campagna, il silenzio, sentivo una pace, un’armonia, insomma sentivo quell’emozione di cui ti sto parlando... be’... Nico, ho pianto. Non come un vitello, mi è solo scesa qualche lacrima silenziosa, ma ho pianto: era talmente forte questa volta...
Magari è perché la città è talmente stressante e rumorosa, che uno arriva in campagna e non è più abituato a sentirsi respirare, a sentirsi un’anima con un corpo e non un corpo con un’anima.'

'[...] Insomma, tornando al discorso di prima, non riesco a capire se sia giusto sacrificarsi per un futuro migliore o se sia meglio vivere giorno dopo giorno il presente, rischiando magari di non avere nessuna garanzia per il futuro.
[...] Non riesco a capire se la sicurezza è amica o nemica della libertà.'

'[...] È tutta questione di tempo, è tutta una questione di spazio-tempo. Tutto è relativo.
[...] Ci sono due tipi di problemi nella vita. Quelli senza soluzione e quindi è inutile preoccuparsi e quelli che una soluzione ce l’hanno e quindi è inutile preoccuparsi.'

'[...] Immagina per me, che oltre alle canne, chiacchieravo in inglese... il giorno dopo ho preso il mio cervello e l’ho buttato a calci nel mare: non ha galleggiato nemmeno un secondo.'

'[...] Il disagio che provo ogni tanto con certe persone, ti assicuro che non è presunzione, superbia o simili, ma giuro che vorrei mettermi della Nivea nelle orecchie per idratare e ammorbidire le cose che sento. Mi hanno detto che bisogna imparare ad adattarsi senza perdere la propria essenza, che bisogna essere come l’acqua, che se messa in un bicchiere prende la forma del bicchiere, se messa in una bottiglia prende la forma della bottiglia. Adattarsi e cambiare forma senza mai perdere la propria essenza.
Io ci provo, ma a volte mi versano in uno scolapasta e mi perdo in mille buchini.'

'[...] C’è bisogno di tempo, c’è bisogno di distacco. Come quando fai una foto e ti sembra tutto normale, poi la riguardi dopo dieci anni e dici: come ero pettinato? Come ero vestito? È difficile capire le cose quando ci sei troppo dentro.'

'[...] Spesso nella vita, come nel lavoro, essere gentili ed educati viene scambiato per una debolezza. Aggressivo uguale forte. Mia madre mi ha sempre insegnato che più grande è il coltello più piccolo è l’uomo.
Mi difendo come posso.'

'[...] Ed è bello scoprire che di te ti puoi ancora stupire.'

'[...] Ho il sospetto che la vita non sia solo un andare, ma soprattutto un tornare. Che non sia solo un mettere, ma soprattutto un togliere.
C’è chi decide di rimanere a casa perché sta bene e non ha bisogno di andare a scoprire il mondo, e chi invece lo deve girare, provare, fare esperienze, per capire che magari non c’è niente di particolarmente nuovo ma per capirlo ha bisogno di viaggiare.'


Mi dice la mia casa:
«Non abbandonarmi, il tuo passato è qui».
Mi dice la mia strada:
«Vieni, seguimi, sono il tuo futuro».
E io dico alla mia casa e alla mia strada:
«Non ho passato, non ho futuro.
Se resto qui, c’è un andare nel mio restare;
se vado là c’è un restare nel mio andare.
Solo l’amore e la morte cambiano ogni cosa».
(Kahlil Gibran)