venerdì 30 aprile 2010

I Am The One




I am the One
From the dark side of your dreams
I am the One
The one who hears your screams
I am the One, I am the One

I am a vampyre a-calling for your love
I am the fire that burns within your blood
I am the One, I am the One
I am the One, I am the One

No bars or chains can keep me from your bed
Nothing on earth can get me from your head
I am the One, I am the One
I am the One, I am the One

I’m the angel of your desire
Burning in the night
I’m the pyre, I’m the fire
Come to set you alight
I’m the One

Forget the past, live only for tonight
How many loves have shared such pure delight?
I am the One, I am the One
I am the One, I am the One

I’m the angel of your desire
Burning in the night
I’m the pyre, I’m the fire
Come to set you alight
I’m the One

Rest now, my love, let troubles slip away
I shall return on the darkening of the day
I am the One, I am the One

I’m the angel of your desire
Burning in the night
I’m the pyre, I’m the fire
Come to set you alight
I’m the One

[INKUBUS SUKKUBUS - I AM THE ONE]


sabato 17 aprile 2010

Non può essere tutto ciò che hai visto...

ANNE RICE - LA REGINA DEI DANNATI

"Si tratta di una verità spaventosa: il dolore può renderci più profondi, può conferire un maggiore splendore ai nostri colori e una risonanza più ricca alle nostre parole. Questo avviene se non ci distrugge, se non annienta l'ottimismo e lo spirito, la capacità di avere visioni e il rispetto per le cose semplici ed indispensabili."

"E devi sapere che in realtà non cambiamo con il passare del tempo; siamo come fiori che si schiudono; ci limitiamo a diventare più simili a noi stessi."

"Ci avviammo insieme nel lungo corridoio; no, non mi piaceva, non volevo stare lì. Era un luogo infestato; ma le vere infestazioni non hanno nulla a che fare con gli spettri; hanno a che fare con la minaccia del ricordo."

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"Io creerò una nuova ragione", disse Akasha con una sfumatura di collera. "Creerò un nuovo e diverso futuro. Definirò il bene. Definirò la pace. E non invocherò dèi o dee o spiriti mitici per giustificare le mie emozioni in nome di una morale astratta. Non mi appello neppure alla storia!"
Marius non voleva che quella scena continuasse. "Akasha", disse in tono implorante, "anche se fosse possibile, anche se la popolazione dei mortali non insorgesse contro di te e gli uomini non trovassero il modo di annientarti molto prima che il piano venga realizzato..."
"Sei uno sciocco, Marius, o pensi che la sciocca sia io. Non credi che sappia di cosa è capace questo mondo, e di quale mistura assurda di mentalità selvaggia e di tecnologia sia l'uomo moderno?"
"Mia regina, non credo che tu lo sappia", ribattè Marius. "In verità non lo credo. Non penso che tu possa contenere nella mente l'intera concezione di ciò che è il mondo. Nessuno di noi lo può: è troppo vario e troppo immenso; possiamo cercare di abbracciarlo con la ragione, ma non ci riusciamo. Tu conosci un mondo, ma non è il mondo, è un mondo che hai scelto tra una dozzina di altri per ragioni tutte tue."
Akasha scosse la testa e la sua collera divampò di nuovo. "Non mettere alla prova la mia pazienza, Marius. Attento a ciò che fai", disse.
Scese un profondo silenzio.
Sicuramente Marius sapeva che Akasha stava mentendo. Lei lo amava, e questo le sembrava umiliante, perciò cercava di ferirlo. E c'era riuscita.
In silenzio, Marius frenò la rabbia. "Anche se fosse possibile", insistette con gentilezza, "puoi affermare che gli esseri umani si sono comportati male al punto di meritare una simile punizione?"
"Ah, ora mi disgusti", rispose lei.
"Akasha, sono duemila anni che osservo e frequento questo mondo", disse Marius. "Chiamami il romano nell'arena, se vuoi, e parlami delle epoche antecedenti. Quando m'inginocchiavo ai tuoi piedi pregavo perché mi dispensassi il tuo sapere. Ma ciò che ho veduto in questo breve tempo mi ha riempito di reverenza e di amore per tutte le cose mortali; ho veduto rivoluzioni del pensiero e della filosofia che credevo impossibili. La razza umana non si sta forse avviando verso l'era di pace di cui parli?"
Il volto di Akasha era il ritratto dello sdegno. "Marius", disse, "questo passerà alla storia come uno dei secoli più sanguinosi della storia umana. Di quali rivoluzioni parli, quando milioni di persone sono state sterminate da una piccola nazione europea per il capriccio di un pazzo, quando intere città sono state cancellate dalle bombe? Quando nei paesi desertici dell'est i bambini fanno guerra ad altri bambini in nome di un Dio antico e dispotico? Marius, le donne di tutto il mondo gettano nelle fogne i frutti del loro grembo. Le urla degli affamati sono assordanti, ma non sono ascoltate dai ricchi che folleggiano nelle cittadelle tecnologiche; le malattie si scatenano tra gli affamati di interi continenti mentre i malati miliardari, negli ospedali principeschi, spendono la ricchezza del mondo in perfezionamenti estetici e nella promessa di una vita eterna grazie a pillole e fìalette!" Akasha rise sommessamente. "Le grida dei morenti si sono mai levate più forti agli orecchi di quelli di noi che possono udirle? È mai stato sparso più sangue?"
"C'è qualcosa che tu non puoi vedere", disse alla fine. "Qualcosa che non puoi comprendere."
"No, mio caro. La mia visione non ha difetti. Non ne ha mai avuti. Sei tu che non sai capire. È sempre stato così."
"Guarda la foresta!" esclamò Marius indicando le pareti di vetro. "Scegli un albero: descrivilo in termini di ciò che distrugge, di ciò che sfida e di ciò che non realizza, e avrai un mostro dalle radici avide e dallo slancio irresistibile che ruba la luce ad altre piante, le loro sostanze nutritive e la loro aria. Ma non è questa la verità dell'albero. Non è tutta la verità quando viene visto come parte della natura, e per natura io non intendo nulla di sacro, Akasha, ma soltanto la trama completa. Mi riferisco solo alla cosa più vasta che abbraccia tutto."
"E così sceglierai le tue cause per essere ottimista", disse Akasha. "Come hai sempre fatto. Suvvia, esamina le città occidentali dove persino ai poveri vengono dati ogni giorno piatti di carne e verdure e dimmi che la fame non esiste più...l'idiozia su cui si è sempre basato il compiacimento dei ricchi. Il mondo è sprofondato nella depravazione e nel caos; è come sempre, o è addirittura peggiorato."
"Oh, no, non è vero", ribattè Marius. "Uomini e donne sono animali capaci di apprendere. Se non vedi ciò che hanno imparato, sei cieca. Sono creature che mutano sempre, migliorano sempre e ampliano la loro visione e le capacità dei loro cuori. Non sei giusta con loro quando dici che questo è il secolo più sanguinoso; non vedi la luce che risplende più fulgida proprio a causa delle tenebre? Non vedi l'evoluzione della razza umana?"
"È vero ciò che dici della guerra", continuò Marius: l'implorava e nello stesso tempo lottava con la propria dignità. "Sì, le grida dei morenti: anch'io le ho udite. Tutti le abbiamo udite nel corso dei decenni, e ancora oggi il mondo è sconvolto dalle notizie quotidiane dei conflitti armati. Ma la luce di cui parlo è la protesta contro tali orrori, un atteggiamento che non era mai stato possibile in passato. È l'intolleranza di uomini e donne al potere: per la prima volta nella storia della razza umana vogliono veramente porre fine all'ingiustizia in tutte le forme."
"Parli della posizione intellettuale di pochi."
"No", disse. "Parlo della filosofia che cambia; parlo dell'idealismo dal quale nasceranno nuove realtà. Akasha, per quanto siano carichi di difetti, devono avere il tempo di perfezionare i loro sogni, non capisci?"
"Sì!" esclamò Louis. "Il mondo è loro, non nostro", disse umilmente. "Noi vi abbiamo rinunciato con la perdita della mortalità. Non abbiamo diritto d'interrompere la loro lotta: altrimenti li derubiamo di vittorie che sono costate anche troppo! Negli ultimi cent'anni i loro progressi sono stati miracolosi; hanno raddrizzato torti che l'umanità credeva inevitabili; per la prima volta hanno messo a punto il concetto della vera famiglia dell'uomo...Non uccidere gli esseri umani! Non interferire, anche se si uccidono fra loro! Dai loro il tempo di veder realizzata la nuova visione; lascia che le città dell'Occidente, per quanto corrotte, possano diffondere i loro ideali in un mondo sofferente."
"Il tempo", disse Maharet. "Forse è ciò che chiediamo. Il tempo. Ed è ciò che puoi darci."
Vi fu un silenzio.
Maharet continuò: "Hai meditato in silenzio e per secoli le tue soluzioni. Cosa contano altri cent'anni? Non negherai che l'ultimo secolo ha superato ogni predizione e ogni fantasia... e che i progressi tecnologici possono assicurare cibo, riparo e salute a tutti i popoli della terra".
"È davvero così?" rispose Akasha. Un odio profondo accese il suo sorriso. "È questo che i progressi tecnologici hanno dato al mondo. Hanno portato gas velenosi, malattie nate nei laboratori, incidenti nucleari che hanno contaminato il cibo e le bevande di interi continenti. E gli eserciti fanno con efficienza moderna ciò che hanno sempre fatto. L'aristocrazia di un popolo massacrata in un'ora in una foresta piena di neve; l'intellighentia di una nazione uccisa sistematicamente. Nel Sudan le donne vengono ancora mutilate abitualmente per piacere ai mariti; in Iran i bambini corrono incontro al fuoco dei fucili!"
 
"Non può esser tutto ciò che hai visto", disse Marius.

lunedì 29 marzo 2010

Somewhere I Belong...




(When this began)
I had nothing to say
And I get lost in the nothingness inside of me
(I was confused)
And I let it all out to find
That I’m not the only person with these things in mind
(Inside of me)
But all that they can see the words revealed
Is the only real thing that I’ve got left to feel
(Nothing to lose)
Just stuck, hollow and alone
And the fault is my own, and the fault is my own

I wanna heal, I wanna feel what I thought was never real
I wanna let go of the pain I’ve felt so long
(Erase all the pain till it’s gone)
I wanna heal, I wanna feel like I’m close to something real
I wanna find something I’ve wanted all along
Somewhere I belong

And I’ve got nothing to say
I can’t believe I didn’t fall right down on my face
(I was confused)
Looking everywhere only to find
That it’s not the way I had imagined it all in my mind
(So what am I)
What do I have but negativity
’Cause I can’t justify the way, everyone is looking at me
(Nothing to lose)
Nothing to gain, hollow and alone
And the fault is my own, and the fault is my own

I wanna heal, I wanna feel what I thought was never real
I wanna let go of the pain I’ve felt so long
(Erase all the pain till it’s gone)
I wanna heal, I wanna feel like I’m close to something real
I wanna find something I’ve wanted all along
Somewhere I belong

I will never know myself until I do this on my own
And I will never feel anything else, until my wounds are healed
I will never be anything till I break away from me
I will break away, I'll find myself today

I wanna heal, I wanna feel what I thought was never real
I wanna let go of the pain I’ve felt so long
(Erase all the pain till it’s gone)
I wanna heal, I wanna feel like I’m close to something real
I wanna find something I’ve wanted all along
Somewhere I belong

I wanna heal, I wanna feel like I’m somewhere I belong
I wanna heal, I wanna feel like I’m somewhere I belong
Somewhere I belong

[LINKIN PARK - SOMEWHERE I BELONG]


domenica 14 marzo 2010

La Seduzione Del Male


ANDREW VACHSS - LA SEDUZIONE DEL MALE
 
"La razza umana è l'unica che tollera predatori della sua stessa specie. Molti credono che "famiglia" sia un termine biologico. La mia non lo è. La mia famiglia è una scelta, e io le appartengo come un cucciolo di lupo appartiene a un branco. Solo che ora sono un adulto. Tutti siamo adulti. Solo i neonati, quelli fortunati, godono di quell' "amore incondizionato" di cui si parla tanto nei talk-show. Noi lo sappiamo. Per gli adulti ci sono sempre delle condizioni. E una di esse è che il branco sopravviva, che il rifugio sia sicuro."

"Le persone non uccidono senza una ragione. Ma ciò che i poliziotti non capiscono è che -a volte- la mancanza di ragioni è in sè stessa una ragione."

"Non capisco perchè non riesco a dirlo in un modo diverso, perchè non riesco a dire la verità: che l'avrei sempre voluta con me. Ma gli alligatori non si accoppiano con gli aironi, anche se vivono gli uni accanto agli altri nella stessa palude."

"Ascolta, come ti ho già detto, non capisco il tuo gioco, e in realtà non è un problema. Però non capisco neppure come parli, e questo sì che lo è. Capisci?"
"No, non capisco!" ribattè lei, voltandosi verso di me, con il mento sollevato e le mani sui fianchi.
"Allora te lo spiego", dissi, cercando di controllarmi. "Ogni squadra ha il suo linguaggio. A volte varie squadre ne hanno uno in comune, a volte no. In prigione, tutto ciò che è fuori viene chiamato 'il mondo'. E anche nell'esercito è lo stesso. Ma tu non conosci questo linguaggio, e se qualcuno ti dicesse che sta 'aspettando di tornare nel mondo', non capiresti che cosa significa, giusto? Bene; tu dici che questa donna è tua amica. Che cosa significa? Dipende dal tuo linguaggio, capisci? Devo sapere che significato hanno le parole per te, se dobbiamo fare qualcosa insieme. Altrementi, magari ad un certo punto io dico 'Giù!' e tu pensi che stia indicando qualcosa in basso."

"Sei sorpreso che mi ricordi il nome?"
"No", dissi, sinceramente. "Si vede subito che sei una ragazza sveglia."
"E questo è positivo, vero?"
"No. Semplicemente...è. Una mente acuta è come un oggetto di buona qualità. Di per sè è neutro. Come una pistola o un coltello. Non è quello che hai, è come lo usi che importa."

"Se è riuscito ad organizzare dei sequestri senza un socio è davvero bravo", ammise il Prof. "Ma somiglia lo stesso a un idiota che conoscevo...Uno così scemo che se gli dicevi che qualcuno stava arrivando con una pistola per sparargli, correva in giro a cercare un coltello."
"Tipi così ce ne sono ancora", disse Clarence, in tono grave.
"Ce ne saranno sempre", gli assicurò il Prof. "Come se non fossero nati abbastanza stupidi, e avessero bisogno di allenarsi."

"Non succederà", disse il Prof. "Nessuno potrà mai prendere il posto di Wesley. Wesley non morirà mai. E il modo per non morire mai è uno solo: morire."

"L'arte pura sopravvive. Il tempo è l'unico giudice. Assiomaticamente, io non posso verificare una cosa del genere. E' un atto di fede."

domenica 21 febbraio 2010

But no one knows my name...




We're gonna take you back

Through the pages of the past
Just another lonely boy
I could laugh and play
And live in any other way
Then the devil took my soul
The fortune and the fame
I knew I was not the same
And I know I'd never return

Looking at the sky
I knew I would never die
And forever shining through
Wish the sky would say
That blue would turn to grey
And I know I'd be there

Like was like a fantasy
Taken by reality
Does anyone remember me
You once knew me

Flashes of the day
I knew I was here to stay
But no one stays the same

Turn the pages back in time
Through the chapters in my mind
Life's too short to leave behind
It's too late
Like was like a fantasy
Taken by reality
Does anyone remember me
You once knew me

Flashes of the day
I knew I was here to stay
But no one
Knows my name

[TESTAMENT - THE LEGACY]


domenica 7 febbraio 2010

Non c'è niente che sfiori la coscienza senza intaccarla...


ALEXANDRA MARININA - IL PADRONE DELLA CITTA'

"[...] Aveva sempre sostenuto che le capacità percettive dell'uomo superano si molto le sue effettive possibilità di elaborare i dati che gli sono pervenuti. Non c'è niente che sfiori la coscienza senza intaccarla: nè un volto visto per caso, nè una parola lontana negli anni, nè un'ignota e immotivata sensazione di paura. Tutto si fissa nella mente e vi sedimenta. Il cervello di una persona sana non manda mai segnali casuali. Bisogna solo cercare. Saper cercare."










ALEXANDRA MARININA - PREDE INNOCENTI

"[...] Nastja capì che era tutto inutile. Lui non l'ascoltava. Non voleva ascoltarla. Ascoltava solo sè stesso.
"Signor Lipartija, posso farle una domanda che non c'entra con tutto questo?"
"Prego."
"In che anno ha finito le superiori?"
"E cosa c'entra?"
"La prego, mi risponda."
"Nel settantaquattro."
"E poi ha fatto il servizio militare o è andato all'università?"
"All'università. Continuo a non capire lo scopo delle sue domande."
"Anch'io non capisco," sorrise Nastja "ma ho la sensazione che lei a scuola sia stato membro della gioventù comunista, e poi all'università sia entrato nel comitato del partito. Ho indovinato?"
"Sì...Ma da cosa l'ha capito?"
"Dal suo modo di portare avanti una discussione. A lei non interessa capire le motivazioni del suo interlocutore, le importa solo di mantenere la sua posizione. Ma siccome la sua posizione si basa su contenuti discutibili, non può appoggiarsi su di essi per dimostrare le sue ragioni e quindi deve ricorrere all'uso di frasi demagogiche, che non hanno niente a che vedere con la discussione, ma che costringono l'interlocutore a giustificarsi. Vecchio sistema da pessimo funzionario di partito: "Non puoi andare alla riunione del sabato perchè hai i bambini malati e nessuno te li può tenere? Ma lo sai che in Corea i bambini muoiono di fame?". Il processo dialettico è più o meno questo." "
   

ALEXANDRA MARININA - GIOCHI DI MORTE
 "[...] "Viktor!" Arsen alzò per la prima volta la voce. "Sai qual'è l'errore peggiore? Considerarsi i più intelligenti. Sai quando si perde la partita? Non quando è terminata e vedi i risultati sconfortanti, bensì nel momento in cui, anche solo per una manciata di secondi, hai pensato che il tuo avversario sia più stupido di te. Da quel momento, la tua possibilità di commettere errori cresce a ritmo incessante, e ciò porta inevitabilmente alla sconfitta...Non capisci il nesso tra i miei ragionamenti e la colpa di Rasulov? Te lo spiego subito...E' vero che Rasulov ha arruolato quegli uomini, ma l'ha fatto sulla base delle informazioni che gli hai passato tu. E se lui ci ha portato degli incapaci, la colpa è anche tua...Hai cercato di gettare tutta la colpa su Rasulov perchè mi scordassi della tua, e questo è imperdonabile. Hai deciso che sei più in gamba di noi due?" "



ALEXANDRA MARININA - SONO MORTO IERI
 "[...] "Non dubito che ciò che sta dicendo corrisponda alla realtà, ma in questo caso non è sufficiente. A me non serve la realtà, bensì la verità."
"Perchè, che differenza c'è?"
"Enorme. La realtà è ciò che si sente e si prova. Indipendentemente dal fatto che lei menta o sia sincero, sta comunque enunciando una realtà. Ma non è detto che la sua realtà corrisponda alla verità oggettiva; lei potrebbe benissimo non conoscerla o interpretarla erroneamente. E' un principio filosofico. Mi creda, non ho motivi per dubitare della sua sincerità, ma ne ho per pensare che possa sbagliarsi." " 





Un vero ZOMBIE sarebbe mio per l'eternità. Uno ZOMBIE non giudicherebbe mai.


JOYCE CAROL OATES - ZOMBIE

Mi chiamo Q_ P_ & ho trentun anni & tre mesi. Altezza un metro & settantotto, peso sessantasette chili.

Occhi castani, capelli castani. Corporatura media. Lentiggini su braccia & schiena. Astigmatico da entrambi gli occhi, obbligo di guida con lenti.
Segni particolari: nessuno.
A pensarci però ho delle cicatrici leggere come un groviglio di lombrichi sulle ginocchia. Mi dicono che le ho da quando sono caduto in bicicletta, ero molto piccolo. Non contraddico nessuno però io non me lo ricordo.
Non contraddico mai nessuno. Sono sempre d'accordo ogni volta che qualcuno mi amministra parole sagge. Ogni volta che vedo muoversi quelle bocche a culo di gallina io dico SISSIGNORE & NOSSIGNORA io dico. Occhi timidi. Porto occhiali con la montatura di plastica del colore della pelle vista attraverso la plastica.
Pelle da bianco cioè. Bianchi entrambi i rami della famiglia a risalire fino all'alba dell'uomo per quanto mi sia dato sapere.
Il mio Q.I. l'ultima volta che ho fatto il test: 112. La volta precedente: 107. Al liceo: 121.
Nato a Mt. Vernon, Michigan. 11 febbraio 1963. Scuola statale a Dale Sprìngs. Liceo di Dale Springs, diplomato nella classe del 1981. Q_ P_ si è diplomato quarantaquattresimo su centodiciotto del suo corso. Mai vinta una borsa di studio universitaria. Mai fatto parte di squadre sportive, redazioni di giornali scolastici o annuari del liceo ecc. Voti migliori in matematica tranne l'ultimo anno di liceo quando ho cannato analisi.
Vado dal mio funzionario per la libertà vigilata Signor T_ ogni due giovedì alle dieci, in centro a Mt. Vernon. Vado dal mio analista Dott. E_ il lunedì alle quattro al Centro Medico Universitario. Terapia di gruppo con il Dott. B_ il martedì alle sette di sera.
Non sto andando molto bene, mi sa. O forse me la cavo OK. Lo so che quelli scrivono dei rapporti periodici. Ma non mi è permesso vederli. Sono
convinto che se fra loro ci fosse una donna me la caverei meglio. Le donne ci credono a quello che dici, non ti tengono sempre gli occhi addosso. GUARDARE LA GENTE NEGLI OCCHI È SEMPRE STATA LA MIA ROVINA.
Il Signor T_ snocciola domande come un nastro registrato. SISSIGNORE gli rispondo NOSSIGNORE. Ho un lavoro. Adesso anche a tempo pieno. Il Dott. E_ è quello che mi prescrive le medicine. Mi fa domande per spingermi a parlare. Ho sempre la lingua ingarbugliata. Il Dott. B_ butta lì qualche domanda, come dice lui, per far venire voglia alla gente di chiacchierare. Sono tutti maestri nel dire cazzate. Li ammiro molto. Me ne sto seduto con i vestiti addosso a guardarmi le scarpe. Ho un corpo che è tutto una lingua ingarbugliata.
Ho un furgone Ford che uso per andare dappertutto. È un modello del 1987 color sabbia bagnata. Ormai non è più nuovo di pacca però è fedele. Passa davanti agli occhi della gente come se attraversasse invisibile un muro. Sul lunotto posteriore c'è una bandiera americana autoadesiva grande come una bandiera vera.
Sul paraurti ho un adesivo che dice USO I FRENI PER SALVARE GLI ANIMALI. Ho sempre pensato che è una buona idea avere un adesivo sul paraurti.

È stato cinque anni fa che mi è venuta l'idea di creare uno ZOMBIE da usare per il mio piacere, un'idea come un fulmine che mi ha cambiato la vita.
Dio! In certi momenti irripetibili sembra di sentire le cariche elettriche dei neuroni nei lobi prefrontali che si spostano & si allineano in una direzione nuova come trucioli di ferro attirati dalla calamita.
La Terra subisce un bombardamento continuo di particelle cosmiche ad alta velocità stava spiegando una voce. Una voce amplificata.
Un'aula per seminari immersa nella penombra, all'Università. Non sapevo come c'ero arrivato. Non ricordavo neanche di esserci entrato, in quell'aula...C'era una specie di ronzio & un senso di vibrazione. Come capita quando si sente il pavimento che si inclina o la Terra che si agita sotto i piedi. Gli studenti del Professor R_ P_ erano tutti occupati a prendere appunti & io li guardavo con quelle spalle & quelle teste curve sui banchi & mi era venuto in mente di colpo che praticamente tutti quanti sarebbero stati degli ottimi candidati per farne ZOMBIE.
Se non che: c'era bisogno di una persona giovane & in salute, di sesso maschile. Di una determinata altezza, peso & corporatura ecc. C'era bisogno di un uomo «forte» & «vigoroso». & ben dotato, anche.
Ma gli studenti universitari mi sono proibiti. Dopo quell'incidente dovuto all'ignoranza che per fortuna di Q_ P_ non ha avuto conseguenze. Dietro il dormitorio era buio & il ragazzino era piegato in due a vomitare & tossire & quando aveva alzato gli occhi nel sentirmi gli avevo pestato il piede di porco sull'orecchio prima che riuscisse a vedermi in faccia per cui tutto OK. Avevo addosso il mio giaccone di tela col cappuccio & non c'erano testimoni, ma lo stesso mi sono lasciato prendere dal panico & sono scappato, cosa che adesso con l'esperienza che ho non farei mai. Ma era meglio così. Avevo imparato una lezione.
& poi a Ypsilanti talmente tanto tempo fa che non me lo ricordo quasi ero arrivato più o meno alla stessa conclusione. Il punto è questo: la scomparsa di qualsiasi studente universitario (tranne gli stranieri che sono a migliaia di chilometri da casa) verrebbe notata immediatamente. Le famiglie ci tengono, a loro. & gli studenti universitari hanno tutti famiglia.
Un candidato più sicuro per farne uno ZOMBIE poteva essere qualcuno che veniva da fuori città. Magari un autostoppista o un vagabondo o un tossico (purché in buone condizioni & non emaciato & non sieropositivo). O magari dai casermoni popolari per neri nel centro. Qualcuno di cui non frega un cazzo a nessuno. Qualcuno che non doveva neanche nascere.
Ero uscito dall'aula mentre la voce proseguiva nella sua cantilena & mi ero diretto alla biblioteca del dipartimento di psicologia per consultare i libri alla voce LOBOTOMIA.

Un vero ZOMBIE sarebbe mio per l'eternità. Obbedirebbe a ogni mio ordine & esaudirebbe ogni mio capriccio. Direbbe «Sì, Padrone» & «No, Padrone». & così per sempre nei secoli dei secoli. Perché un vero ZOMBIE non sarebbe mai in grado di dire qualcosa che non è, solo ciò che è. Avrebbe sempre gli occhi aperti & vigili ma gli mancherebbe dentro qualcosa che vede. O pensa. O giudica.
Proprio come voi che mi osservate (credete forse che non sappia benissimo che siete tutti impegnati a osservare Q_ P_? che prendete nota di tutto quello che fa Q_ P_? che passate il tempo a parlare di Q_ P_?) & pensate pensieri segreti & ORA & SEMPRE NEI SECOLI DEI SECOLI GIUDICATE.
Uno ZOMBIE non giudicherebbe mai.

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Quentin P. è un enigma per i suoi genitori, anche se naturalmente non credono affatto all'accusa di molestie sessuali mossa nei suoi confronti.

Quentin P. è un enigma anche per il suo psichiatra, che comunque lo incoraggia apprezzando le potenzialità sempre più positive dei suoi sogni, di cui parla tanto apertamente.
Per la nonna, poi, Quentin è solo un ragazzo dolcissimo, cui è impossibile dire di no.
Ma Quentin P., in realtà, è il più terrificante e credibile psicopatico assassino che sia mai stato messo su pagina...