[MARILYN MANSON - RESIDENT EVIL: MAIN THEME]
domenica 25 gennaio 2009
domenica 18 gennaio 2009
Il Giorno del Cobra
RICHARD PRESTON - IL GIORNO DEL COBRA
"Alcuni esperti sono poco propensi a parlare apertamente delle armi biologiche, per timore che l'informazione possa innescare il terrorismo biologico o incoraggiare alcune nazioni a oltrepassare questa soglia e a far ricorso agli armamenti biologici. Altri esperti ritengono che il problema sia diventato così preoccupante da rendere necessario informare il pubblico.
"Alcuni esperti sono poco propensi a parlare apertamente delle armi biologiche, per timore che l'informazione possa innescare il terrorismo biologico o incoraggiare alcune nazioni a oltrepassare questa soglia e a far ricorso agli armamenti biologici. Altri esperti ritengono che il problema sia diventato così preoccupante da rendere necessario informare il pubblico.
Io penso che i problemi che non vengono alla luce e non sono discussi pubblicamente divengano sempre meno risolvibili con il passare del tempo. In una nazione libera, la consapevolezza dell'opinione pubblica può incidere sull'indirizzo della politica governativa assai più efficacemente del monito solitario di pochi esperti." (NdA)
"Una ricerca biologica aperta e valutata da tutta la comunità scentifica può produrre frutti molto benefici. L'ingegneria genetica è una procedura come la metallurgia. L'acciaio può essere usato per forgiare vomeri o spade. Il pericolo sta nell'intenzione umana." (NdA)
"Guardando fuori dal finestrino, la Austen vide inaspettatamente quell'organismo chiamato New York City. La sua bellezza le tolse il respiro. Il cuore della città sembrava emergere dalle acque nere che lo circondavano in una trama di luci e di strutture, come una barriera corallina luminosa. Vide i palazzi del centro di Manhattan che si rispecchiavano nel fiume Hudson, così lontani e strani da sembrare una visione immaginaria. L'Empire State Building era una punta inondata di luce. Oltre Manhattan erano visibili le propaggini di Brooklyn e del Queens. A sud riconobbe la massa luminosa di Staten Island e le luci del Ponte di Verrazzano sospese nell'aria come una catena. Più vicino all'aeroplano le acque della Upper New York Bay si estendevano come un tappeto buio, nero come l'inchiostro, tranne per le luci scintillanti delle imbarcazioni all'ancora, con la prua puntata verso la marea che si stava alzando.
La Austen pensò alla città come a un organismo, a una colonia di cellule. Le cellule erano le persone. Individualmente le cellule vivevano per un certo tempo e poi erano programmate per morire, ma sostituivano se stesse con la loro progenie e l'organismo continuava ad esistere. L'organismo cresceva, mutava, reagiva, adattandosi alle condizioni biologiche della vita sul pianeta. Per il momento il paziente della Austen era l'intera città di New York. Un paio di cellule dentro quel paziente si erano spente in modo misterioso. Poteva essere un segno di malattia o anche non voler dire nulla."
"Charles Darwin fu il primo a capire che l'evoluzione è causata dalla selezione naturale e che la selezione naturale significa morte. Egli comprese anche che moltissime morti (ossia gran parte della selezione naturale) sono necessarie per compiere un piccolo mutamento permanente nella forma o nel comportamento di un organismo. Senza morte, gli organismi non cambiano nel corso del tempo. Senza morte, la vita non avrebbe mai superato la complessità delle più semplici molecole autoreplicanti. Senza innumerevoli e ripetute morti le braccia di una stella di mare non sarebbero mai comparse. La morte è la madre delle strutture viventi. Ci vollero quattro miliardi di anni, un terzo dell'età dell'universo, perchè la morte potesse creare la mente umana. Con altri quattro miliardi di anni di morte, o forse con cento miliardi di anni di morte, chi può escludere che la morte non possa giungere a creare una mente così potente e sottile da essere in grado di rovesciare il destino dell'universo fino a diventare Dio?"
"La specie umana è più famelica di un insetto affamato. Con il suo appetito mostruoso e incontrollabile, l'umanità sta rovinando la terra," si disse Archimede. "Quando una specie devasta il suo habitat naturale, divora le risorse disponibili. Allora si indebolisce e diventa vulnerabile alle epidemie infettive. Un'emergenza improvvisa di un agente patogeno esiziale, di un killer infettivo, riduce la specie riportandola a livelli sostenibili. Queste stragi massicce avvengono costantemente in natura. Per esempio, i bruchi della limantria talvolta devastano le foreste nel nordest degli Stati Uniti cibandosi delle foglie degli alberi. Alla fine la popolazione dei bruchi cresce a tal punto da esaurire la disponibilità di cibo; essa viene allora distrutta da ogni genere di virus e in seguito per molti anni gli alberi restano relativamente liberi dai bruchi. I virus svolgono un ruolo importante in natura: tengono sotto controllo le popolazioni."
"La specie umana è più famelica di un insetto affamato. Con il suo appetito mostruoso e incontrollabile, l'umanità sta rovinando la terra," si disse Archimede. "Quando una specie devasta il suo habitat naturale, divora le risorse disponibili. Allora si indebolisce e diventa vulnerabile alle epidemie infettive. Un'emergenza improvvisa di un agente patogeno esiziale, di un killer infettivo, riduce la specie riportandola a livelli sostenibili. Queste stragi massicce avvengono costantemente in natura. Per esempio, i bruchi della limantria talvolta devastano le foreste nel nordest degli Stati Uniti cibandosi delle foglie degli alberi. Alla fine la popolazione dei bruchi cresce a tal punto da esaurire la disponibilità di cibo; essa viene allora distrutta da ogni genere di virus e in seguito per molti anni gli alberi restano relativamente liberi dai bruchi. I virus svolgono un ruolo importante in natura: tengono sotto controllo le popolazioni."
venerdì 9 gennaio 2009
Sometimes I wonder why I'm here at all...
I feel the darkness blanket over me
Seems like forever I've been paralyzed
What is the reason you have come to beckon me
I feel the energy rush through my veins
Take my hand...rescue me
Justify...set me free
Break me down...make it right
Burden of sacrifice
Sometimes I wonder why I’m here at all
A thousand faces yet I’m feeling so alone
Your whispers calling me you speak my name
How can I save you when I couldn’t save myself
Take my hand… rescue me
Justify…set me free
Break me down… make it right
Burden of sacrifice
And silence falls
Like calmness in a storm
My tortured soul
Is broken wanting more
Take my hand… rescue me
Justify…set me free
Break me down… make it right
Burden of sacrifice
[FULL BLOWN ROSE - BURDEN OF SACRIFICE]
mercoledì 31 dicembre 2008
Dal corridoio soffiava un gelido vento...
NEIL GAIMAN - CORALINE
"[...] Coraline si chiese se l'avesse sognato, quel rumore che aveva sentito. Qualcosa si mosse. Poco più che un'ombra, che filò rapidamente in fondo all'ingresso buio, come un piccolo frammento di notte. Si augurò che non fosse un ragno. I ragni mettevano Coraline in uno stato di profonda agitazione. La sagoma nera entrò in salotto e Coraline, con un po' di nervosismo, le andò dietro.
La stanza era buia. L'unica luce veniva dall'ingresso e Coraline, che era ferma sulla soglia della stanza, gettava un'enorme ombra distorta sulla moquette del salotto: sembrava una gigantessa allampanata.
Si stava giusto chiedendo se fosse il caso di accendere la luce, quando vide la sagoma nera uscire lentamente da sotto il divano. Si fermò per un istante, poi sfrecciò in silenzio sulla moquette, in direzione dell'angolo più remoto, dove non c'erano mobili.
Coraline accese la luce. In quell'angolo non c'era niente. Niente altro che una vecchia porta aperta su un muro di mattoni. Era sicura che sua madre avesse richiuso la porta, che adesso, però, era leggermente aperta. Giusto di uno spiraglio. Coraline si avvicinò e guardò dentro. Non c'era niente, solo un muro di mattoni rossi. Chiuse la vecchia porta di legno, spense la luce e tornò a letto.
Sognò sagome nere che strisciavano da una parte all'altra, schivando la luce, fino a concentrarsi tutte insieme sotto la luna. Piccole sagome nere con occhietti rossi e aguzzi denti gialli. Che cominciarono a cantare:
Siamo piccine ma molte
Siamo molte ma piccine
Eravamo qui prima di voi
Saremo qui anche poi
Le loro voci erano un sussurro acuto e vagamente lamentoso. E a Coraline misero addosso una grossa agitazione. Poi sognò degli spot pubblicitari, e finalmente smise di sognare."
"[...] Coraline girò la chiave nella toppa, che scattò con un sonoro clangore. La porta si spalancò. Dall'altra parte non c'era nessun muro di mattoni: solo il buio. Dal corridoio soffiava un gelido vento. Coraline rimase ferma dov'era.
- E mi disse che non era stato coraggioso, restando lì fermo a farsi pungere - disse Coraline al gatto. - Non era stato coraggioso perchè non aveva avuto paura: quella era l'unica cosa che potesse fare. Ma quando era tornato a riprendersi gli occhiali, sapendo che lì c'erano le vespe, aveva veramente paura. Quello era stato vero coraggio -
Mosse il primo passo lungo il corridoio. Sentiva odore di chiuso, di polvere e di umidità. Il gatto avanzava lentamente accanto a lei.
- E perchè mai? - le domandò il gatto, con un tono che rivelava scarso interesse.
- Perchè - disse Coraline - quando hai paura di qualcosa, ma la fai comunque, quello è coraggio -
La candela gettava enormi, bizzarre ombre tremolanti lungo la parete. Coraline sentì che qualcosa si muoveva nel buio accanto a lei, di lato, non ne era sicura. Qualunque cosa fosse, sembrava che accordasse il passo con il suo.
- Ed è per questo motivo che stai tornando nel mondo di lei, allora? - disse il gatto. - Perchè una volta tuo padre ti ha salvato dalle vespe? -
- Non dire sciocchezze - replicò Coraline. - Torno a prenderli perchè sono i miei genitori. Perchè se fossi stata io a scomparire, loro avrebbero fatto esattamente la stessa cosa - [...] Coraline stava per dire qualcosa, quando la candela si spense all'improvviso, come se fosse stata smorzata dalla mano di qualcuno. Ci fu un raspare e un pichiettare, e Coraline sentì che il cuore le batteva forte contro le costole. Tese una mano...e una cosa filiforme, come una ragnatela, le sfiorò il viso e le mani. In fondo al corridoio si accese la luce, accecante dopo tutto quel buio. Un po' più avanti, in controluce, c'era una donna."
"Le fiabe dicono più della verità. E non solo perchè raccontano che i draghi esistono, ma perchè affermano che si possono sconfiggere." (G. K. Chesterton)
sabato 27 dicembre 2008
Blade Runner
"Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi.
Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione,
E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser.
E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo...come lacrime nella pioggia.
È tempo... di morire."
[BLADE RUNNER by RIDLEY SCOTT]
mercoledì 24 dicembre 2008
P. K. Dick antesignano di Pleo
ANNO 1968
PHILIP K. DICK - MA GLI ANDROIDI SOGNANO PECORE ELETTRICHE?
[romanzo dal quale è stato tratto il film BLADE RUNNER]
"[...] Mentre si recava la lavoro Rick Deckard, come dio solo sa quanta altra gente, indugiò davanti alla vetrina di uno dei più grandi negozi di animali, nella via di San Francisco in cui erano concentrati. Al centro della vetrina che si estendeva per un intero isolato, uno struzzo, in una gabbia riscaldata di plastica trasparente, ricambiava il suo sguardo. L'uccello, secondo la targhetta sulla gabbia, era appena arrivato da uno zoo di Cleveland. Si trattava dell'unico struzzo della costa occidentale. Dopo averlo fissato per un po', Rick passò qualche altro minuto a guardare torvo il cartellino del prezzo. Poi continuò verso il Palazzo di Giustizia di Lombard Street e arrivò al lavoro con quasi un quarto d'ora di ritardo.
[...] Non possono volere davvero tutti quei soldi per lo struzzo, disse tra sè Rick. Magari si aspettano che il cliente si metta a tirare sul prezzo, come ai vecchi tempi.
"Cane Contento, prego" annunciò una voce maschile, e sul videoschermo di Rick apparve un faccino allegro. Sullo sfondo si sentivano vari versi di animali.
"Chiamo per quello struzzo che avete in vetrina" disse Rick giocherellando con un posacenere di ceramica sulla scrivania. "Che tipo di anticipo dovrei lasciarvi?"
"Un attimo" rispose il venditore cercando una penna e un blocco per appunti. "Un anticipo di un terzo." Riflettè. "Le posso chiedere, signore, se ha intenzione di permutare qualcosa?"
Guardingo, Rick disse "No...non ho ancora deciso."
"Diciamo che per lo struzzo possiamo stipulare un contratto di trenta mesi" disse il venditore. "A un tasso di interesse basso, veramente basso, del sei per cento al mese. A queste condizioni la sua rata mensile, dopo un ragionevole acconto, sarebbe..."
"Dovete ridurre le vostre richieste" disse Rick. "Togliete duemila dollari e non permuterò nulla; tutto contante."
"Signore" disse il venditore di animali "la nostra offerta è già mille dollari sotto il valore di listino. Controlli pure sul Sidney, io resto in linea. Voglio che veda con i suoi occhi, signore, che il nostro è un buon prezzo."
Cristosanto, pensò Rick. Questi non mollano mica. Però, tanto per provare, estrasse il malconcio catalogo Sidney dalla tasca della giacca, cercò: struzzo, maschio/femmina, vecchio/giovane, malato/sano, nuovo/usato, ed esaminò i prezzi.
"Nuovo, maschio, giovane, sano" lo informò il venditore. "Trentamila dollari." Anche lui stava consultando il Sidney. "Siamo proprio mille dollari sotto il prezzo di listino. Quindi, il suo anticipo..."
"Ci penso su" disse Rick "e vi richiamo."
[...] Compose -a memoria- il numero del negozio di animali finti presso il quale aveva acquistato la sua simil-pecora. Sul piccolo videoschermo apparve un uomo vestito da veterinario. "Qui è il Dottor McRae" si presentò l'uomo.
"Sono Deckard. Quanto viene uno struzzo elettrico?"
"Oh, direi che potremmo accontentarla per meno di ottocento dollari. Che urgenza ha per la consegna? Dobbiamo farlo appositamente per lei; non c'è molta richiesta per..."
"La richiamo dopo" lo interruppe Rick. "La saluto."."
"[...] Dopo una colazione veloce, Rick salì in terrazzo, al pascolo pensile coperto dove la sua pecora elettrica 'brucava'. Dove quel complesso marchingegno automatico ruminanva ebbro di soddisfazione simulata, riuscendo ad infinocchiare gli altri inquilini del palazzo.
Certo, anche alcuni dei loro animali erano surrogati animati da circuiti elettronici - ma naturalmente lui non aveva mai ficcato il naso in quelle faccende, non più di quanto i suoi vicini avessero indagato sui veri meccanismi che animavao la sua pecora. Niente sarebbe potuto essere più indiscreto.
[...] Il proprietario dell'appezzamento adiacente, Bill Barbour, lo salutò: come Rick, si era fermato a salutare il proprio animale.
"La mia cavalla" dichiarò Barbour raggiante "è incinta." Indicò la grossa parcheron, ritta a fissare lo spazio vuoto con sguardo assente. "Allora, che ne dici?"
"Dico che tra non molto avrai due cavalli" rispose Rick. Aveva raggiunto la pecora, adesso; se ne stava distesa a ruminare, gli occhi guardinghi fissi su di lui per capire se le avesse portato dei fiocchi d'avena. La finta pecora era dotata di un circuito avenotropico; alla vista dei cereali si sarebbe alzata un po' a fatica e si sarebbe avvicinata trotterellando in modo abbastanza convincente.
[...] Barbour battè orgoglioso la mano sul collo della cavalla e lei volse la testa verso di lui.
"Hai mai pensato di venderla?" chiese Rick. Pregava il cielo che gli concedesse un cavallo, anzi un animale qualsiasi, purchè vero. Il possederne uno fraudolento riusciva piano piano, non si sa come, a demoralizzare chiunque. Eppure, da un punto di vista 'sociale' era una scelta obbligata, se mancava l'animale vero. Dunque non aveva altra scelta se non continuare.
"Sarebbe immorale vendere la cavalla" disse Barbour.
"Vendi il puledro, allora. Possedere due animali è più immorale che non possederne affatto."
"Ma hai la pecora, diamine!"
Raggiunta la pecora, Rick si chinò, cercando tastoni nel fitto vello bianco -la lana almeno era autentica- finchè non trovò quello che cercava: il pannello di controllo nascosto con i comandi della macchina. Sotto lo sguardo di Barbour, aprì di colpo il coperchio del pannello, rivelandone la presenza. "Vedi?" disse rivolto al vicino. "Capisci adesso perchè mi interessa tanto il tuo puledro?"
Dopo un certo lasso di tempo Barbour disse "Oh, poverino! Ma è sempre stata finta?"
"No" rispose Rick, richiudendo il coperchio del pannello della pecora elettrica; si raddrizzò e guardò in faccia il vicino. "Avevo una pecora vera all'inizio. Poi, più o meno un anno fa, l'ho trovata coricata su un fianco senza che riuscisse ad alzarsi...L'ho portata dal veterinario ed è morta; io ci ho pensato un po' su e mi sono deciso a chiamare una delle ditte che producono animali artificiali. Ho mostrato loro una fotografia di Groucho. Mi hanno costruito questa." indicò l'animale meccanico che, accucciato, continuava intento a ruminare, ancora all'erta per individuare un qualsiasi indizio della presenza dei fiocchi d'avena. "Hanno fatto un gran bel lavoro, roba di qualità. E io ci ho messo tanto tempo e attenzione per accudirla; tanto quanto ne mettevo per Groucho. Però..." Alzò le spalle.
"Non è la stessa cosa" concluse Barbour.
"Comunque, ci manca poco. Accudendola, si provano le stesse sensazioni; bisogna tenerla d'occhio proprio come quando era davvero viva. Perchè potrebbe guastarsi e allora tutti nel palazzo capirebbero."."
"[...] Rick rimase a fissare per parecchio tempo la civetta che sonnecchiava sul trespolo. Gli vennero in mente mille pensieri, pensieri sulla guerra, sui giorni in cui le civette erano come piovute dal cielo; si ricordò di quando durante la sua infanzia si era scoperto che una specie dopo l'altra era scomparsa e di come i giornali ne parlassero ogni giorno -le volpi un mattino, i tassi il seguente- finchè la gente aveva smesso di leggere questi perpetui annunci mortuari degli animali.
Pensò anche al suo bisogno di un animale reale; dentro di lui si manifestò ancora una volta un vero e proprio risentimento nei confronti della pecora elettrica, che doveva tenere e curare come se fosse viva. La tirannia di un oggetto, pensò. Non sa neanche che io esisto. Come gli androidi, non è in grado di rendersi conto dell'esistenza di un altro. Non aveva mai pensato in questi termini prima d'allora, non aveva mai considerato l'analogia che c'era tra un animale elettrico e un droide. L'animale elettrico, meditò, potrebbe venire considerato una subspecie dell'androide, un tipo di robot assai inferiore ad esso. O, al contrario, si poteva considerare l'androide una versione altamente sviluppata ed evoluta dell'animale finto. Entrambi i punti di vista gli ripugnavano.
"Se vendeste la civetta" chiese alla giovane Rachel Rosen "quanto vorreste, e che percentuale in anticipo?"
"Non venderemo mai la nostra civetta."."
ANNO 2008
PLEO [UGOBE LIFE FORM]
DESCRIZIONE:
Pleo è una forma di vita altamente evoluta, creata per conquistare il tuo cuore, destare le tue emozioni e lasciare libero corso alla tua fantasia: 2 processori a 32bit, videocamera, 2 microfoni, 8 sensori epidermici, 14 sensori di pressione, sensori di orientamento, sensori a infrarossi, mini USB, slot SD, 2 diffusori Audio binaurali.
Si comporta come un essere vivente e sembra davvero vivo: esplora da solo l'ambiente in cui si trova, si muove, gesticola come se fosse un essere vivente ed esprime tantissime emozioni.
Si evolve con il passare del tempo. Attraverso le diverse "fasi della sua vita" Pleo impara dalle proprie esperienze ed apprende nuovi trucchi e attività che può svolgere insieme a te. Il fatto probabilmente più incredibile è che sviluppa una personalità straordinaria e unica nel suo genere a seconda di come viene trattato ed educato. Nessun Pleo, infatti, è uguale ad un altro. Potrai rendertene conto meglio condividendo le tue esperienze con altre persone che possiedono Pleo.
Pleo è una creatura sensibile e complessa: reagisce emotivamente a tutte le esperienze che vive. Se è riposato ed ha ricevuto le dovute attenzioni si muove e gesticola in modo giocoso e pieno di energia. Se però riceve poca energia o si sente trascurato, può diventare timido e triste.
Pleo è curioso per natura. Per fortuna ha tutto ciò che gli serve per esplorare l'ambiente che lo circonda, per capirlo e reagire di conseguenza. Il sistema di sensori altamente tecnologici dispone di dispositivi che gli consentono di ascoltare, vedere, tastare e percepire. Questo sistema gli permette di scoprire nuovi oggetti intorno a lui e di interagire con essi.
Pleo inizia a "vivere" da piccolo con le capacità di un neonato. Passando attraverso le varie fasi della vita, amplia il proprio modello di movimento e di comportamento: ha la capacità di imparare e di adattarsi. Con il tempo Pleo sviluppa anche una personalità straordinaria in base al numero di interazioni sia con l'ambiente che con le persone che lo circondano.
- Sente ed esprime emozioni, percepisce se stesso e l'ambiente circostante, impara e si evolve con il passare del tempo
- Articolazioni altamente flessibili e complessa rete di sensori
- Diversi collegamenti: per il download online, per gli ampliamenti di Pleo, per comunicazione tra due Pleo
LE TRE LEGGI DELLE FORME DI VITA UGOBE:
Le forme di vita Ugobe devono percepire e trasmettere emozione
Pleo è una creatura complessa e sensibile. Reagisce emotivamente a ciò che percepisce. Se è amato e coperto di attenzioni lui inizierà a muoversi in modo vivace e giocoso se, invece, ha poca energia o si sente ignorato potrebbe muoversi timidamente e diventare triste.
Le forme di vita Ugobe devono essere consapevoli di loro stesse e del loro ambiente
Pleo è naturalmente curioso: fortunatamente è anche ben equipaggiato per esplorare e reagire agli stimoli del mondo che lo circonda. Il suo sofisticato sistema di sensori include apparati che lo rendono capace di udire, vedere e percepire sia il tocco che il movimento. Questo sistema gli conferisce anche la capacità di riconoscere e interagire con gli oggetti circostanti.
Le forme di vita Ugobe devono imparare ad evolvere nel tempo
Pleo nasce con le stesse abilità di un neonato. Man mano che avanza attraverso gli stadi della vita, la gamma dei suoi movimenti e comportamenti si espande e la sua capacità di imparare e adattarsi al suo mondo aumenta. Nel corso del tempo ti accorgerai che Pleo sviluppa una personalità unica e distinta in base alle interazioni con il suo ambiente e con te.
SPECIFICHE TECNICHE:
- Personalità: sente ed esprime emozioni, percepisce se stesso e l'ambiente circostante, impara e si evolve con il passare del tempo
- Processori: 2 microprocessori a 32 bit per l’elaborazione centralizzata e delle immagini, 4 sottoprocessori a 8 bit per il controllo motore
- Articolazioni: altamente flessibili, 14 servomotori, oltre 100 unità motrici appositamente sviluppate
- Sensori: sistema visivo basato su videocamere, 2 microfoni per ascoltare in stereo, 8 sensori epidermici: testa, mento, spalle, schiena e zampe, 4 sensori sotto le zampe, 14 sensori di pressione – 1 per ogni articolazione, sensori di orientamento per riconoscere la posizione del corpo, sensori a infrarossi per rilevare gli oggetti
- Connettività: miniUSB, SD – per gli ampliamenti di Pleo™, ricetrasmittente a infrarossi
- Audio: 2 diffusori binaurali – nella bocca e sulla schiena
- Alimentazione: 220 V AC, 60 Hz 230 mA / 12 V DC 800 mA, batteria NiMH ricaricabile
- Dimensioni: (526 x 152 x 191) mm
- Peso: 1,36 Kg
- Prezzo: € 299,00
sabato 13 dicembre 2008
Empathy
And everything is lost
A vision forms of better men
Rising from the cross
Never held the key to life
Finally their loss
Rising from the emptiness
And all that ever was
The battle rages on 'til now
Many men were lost
Dried into an empty shell
Nailed onto the cross
As I lie awake by now
Having never loved
Heaven sent for all of us
So painful our loss
In the eyes of the world a believer
But I'm sure they'll be turning away
Takes me down to a place below
Can't you see I'm falling
Pain has come
And the world will surely hide
In empathy
And then the world's religious fools
Come knocking at your door
Mankind is not wiser now
I've heard it all before
Still the mindless will hail the deceivers
And I'm sure they'll be turning away
Takes me down to a place below
Can't you see I'm falling
Pain has come
And the world will surely hide
In empathy
[GAMMA RAY - EMPATHY]
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