domenica 21 febbraio 2010

But no one knows my name...




We're gonna take you back

Through the pages of the past
Just another lonely boy
I could laugh and play
And live in any other way
Then the devil took my soul
The fortune and the fame
I knew I was not the same
And I know I'd never return

Looking at the sky
I knew I would never die
And forever shining through
Wish the sky would say
That blue would turn to grey
And I know I'd be there

Like was like a fantasy
Taken by reality
Does anyone remember me
You once knew me

Flashes of the day
I knew I was here to stay
But no one stays the same

Turn the pages back in time
Through the chapters in my mind
Life's too short to leave behind
It's too late
Like was like a fantasy
Taken by reality
Does anyone remember me
You once knew me

Flashes of the day
I knew I was here to stay
But no one
Knows my name

[TESTAMENT - THE LEGACY]


domenica 7 febbraio 2010

Non c'è niente che sfiori la coscienza senza intaccarla...


ALEXANDRA MARININA - IL PADRONE DELLA CITTA'

"[...] Aveva sempre sostenuto che le capacità percettive dell'uomo superano si molto le sue effettive possibilità di elaborare i dati che gli sono pervenuti. Non c'è niente che sfiori la coscienza senza intaccarla: nè un volto visto per caso, nè una parola lontana negli anni, nè un'ignota e immotivata sensazione di paura. Tutto si fissa nella mente e vi sedimenta. Il cervello di una persona sana non manda mai segnali casuali. Bisogna solo cercare. Saper cercare."










ALEXANDRA MARININA - PREDE INNOCENTI

"[...] Nastja capì che era tutto inutile. Lui non l'ascoltava. Non voleva ascoltarla. Ascoltava solo sè stesso.
"Signor Lipartija, posso farle una domanda che non c'entra con tutto questo?"
"Prego."
"In che anno ha finito le superiori?"
"E cosa c'entra?"
"La prego, mi risponda."
"Nel settantaquattro."
"E poi ha fatto il servizio militare o è andato all'università?"
"All'università. Continuo a non capire lo scopo delle sue domande."
"Anch'io non capisco," sorrise Nastja "ma ho la sensazione che lei a scuola sia stato membro della gioventù comunista, e poi all'università sia entrato nel comitato del partito. Ho indovinato?"
"Sì...Ma da cosa l'ha capito?"
"Dal suo modo di portare avanti una discussione. A lei non interessa capire le motivazioni del suo interlocutore, le importa solo di mantenere la sua posizione. Ma siccome la sua posizione si basa su contenuti discutibili, non può appoggiarsi su di essi per dimostrare le sue ragioni e quindi deve ricorrere all'uso di frasi demagogiche, che non hanno niente a che vedere con la discussione, ma che costringono l'interlocutore a giustificarsi. Vecchio sistema da pessimo funzionario di partito: "Non puoi andare alla riunione del sabato perchè hai i bambini malati e nessuno te li può tenere? Ma lo sai che in Corea i bambini muoiono di fame?". Il processo dialettico è più o meno questo." "
   

ALEXANDRA MARININA - GIOCHI DI MORTE
 "[...] "Viktor!" Arsen alzò per la prima volta la voce. "Sai qual'è l'errore peggiore? Considerarsi i più intelligenti. Sai quando si perde la partita? Non quando è terminata e vedi i risultati sconfortanti, bensì nel momento in cui, anche solo per una manciata di secondi, hai pensato che il tuo avversario sia più stupido di te. Da quel momento, la tua possibilità di commettere errori cresce a ritmo incessante, e ciò porta inevitabilmente alla sconfitta...Non capisci il nesso tra i miei ragionamenti e la colpa di Rasulov? Te lo spiego subito...E' vero che Rasulov ha arruolato quegli uomini, ma l'ha fatto sulla base delle informazioni che gli hai passato tu. E se lui ci ha portato degli incapaci, la colpa è anche tua...Hai cercato di gettare tutta la colpa su Rasulov perchè mi scordassi della tua, e questo è imperdonabile. Hai deciso che sei più in gamba di noi due?" "



ALEXANDRA MARININA - SONO MORTO IERI
 "[...] "Non dubito che ciò che sta dicendo corrisponda alla realtà, ma in questo caso non è sufficiente. A me non serve la realtà, bensì la verità."
"Perchè, che differenza c'è?"
"Enorme. La realtà è ciò che si sente e si prova. Indipendentemente dal fatto che lei menta o sia sincero, sta comunque enunciando una realtà. Ma non è detto che la sua realtà corrisponda alla verità oggettiva; lei potrebbe benissimo non conoscerla o interpretarla erroneamente. E' un principio filosofico. Mi creda, non ho motivi per dubitare della sua sincerità, ma ne ho per pensare che possa sbagliarsi." " 





Un vero ZOMBIE sarebbe mio per l'eternità. Uno ZOMBIE non giudicherebbe mai.


JOYCE CAROL OATES - ZOMBIE

Mi chiamo Q_ P_ & ho trentun anni & tre mesi. Altezza un metro & settantotto, peso sessantasette chili.

Occhi castani, capelli castani. Corporatura media. Lentiggini su braccia & schiena. Astigmatico da entrambi gli occhi, obbligo di guida con lenti.
Segni particolari: nessuno.
A pensarci però ho delle cicatrici leggere come un groviglio di lombrichi sulle ginocchia. Mi dicono che le ho da quando sono caduto in bicicletta, ero molto piccolo. Non contraddico nessuno però io non me lo ricordo.
Non contraddico mai nessuno. Sono sempre d'accordo ogni volta che qualcuno mi amministra parole sagge. Ogni volta che vedo muoversi quelle bocche a culo di gallina io dico SISSIGNORE & NOSSIGNORA io dico. Occhi timidi. Porto occhiali con la montatura di plastica del colore della pelle vista attraverso la plastica.
Pelle da bianco cioè. Bianchi entrambi i rami della famiglia a risalire fino all'alba dell'uomo per quanto mi sia dato sapere.
Il mio Q.I. l'ultima volta che ho fatto il test: 112. La volta precedente: 107. Al liceo: 121.
Nato a Mt. Vernon, Michigan. 11 febbraio 1963. Scuola statale a Dale Sprìngs. Liceo di Dale Springs, diplomato nella classe del 1981. Q_ P_ si è diplomato quarantaquattresimo su centodiciotto del suo corso. Mai vinta una borsa di studio universitaria. Mai fatto parte di squadre sportive, redazioni di giornali scolastici o annuari del liceo ecc. Voti migliori in matematica tranne l'ultimo anno di liceo quando ho cannato analisi.
Vado dal mio funzionario per la libertà vigilata Signor T_ ogni due giovedì alle dieci, in centro a Mt. Vernon. Vado dal mio analista Dott. E_ il lunedì alle quattro al Centro Medico Universitario. Terapia di gruppo con il Dott. B_ il martedì alle sette di sera.
Non sto andando molto bene, mi sa. O forse me la cavo OK. Lo so che quelli scrivono dei rapporti periodici. Ma non mi è permesso vederli. Sono
convinto che se fra loro ci fosse una donna me la caverei meglio. Le donne ci credono a quello che dici, non ti tengono sempre gli occhi addosso. GUARDARE LA GENTE NEGLI OCCHI È SEMPRE STATA LA MIA ROVINA.
Il Signor T_ snocciola domande come un nastro registrato. SISSIGNORE gli rispondo NOSSIGNORE. Ho un lavoro. Adesso anche a tempo pieno. Il Dott. E_ è quello che mi prescrive le medicine. Mi fa domande per spingermi a parlare. Ho sempre la lingua ingarbugliata. Il Dott. B_ butta lì qualche domanda, come dice lui, per far venire voglia alla gente di chiacchierare. Sono tutti maestri nel dire cazzate. Li ammiro molto. Me ne sto seduto con i vestiti addosso a guardarmi le scarpe. Ho un corpo che è tutto una lingua ingarbugliata.
Ho un furgone Ford che uso per andare dappertutto. È un modello del 1987 color sabbia bagnata. Ormai non è più nuovo di pacca però è fedele. Passa davanti agli occhi della gente come se attraversasse invisibile un muro. Sul lunotto posteriore c'è una bandiera americana autoadesiva grande come una bandiera vera.
Sul paraurti ho un adesivo che dice USO I FRENI PER SALVARE GLI ANIMALI. Ho sempre pensato che è una buona idea avere un adesivo sul paraurti.

È stato cinque anni fa che mi è venuta l'idea di creare uno ZOMBIE da usare per il mio piacere, un'idea come un fulmine che mi ha cambiato la vita.
Dio! In certi momenti irripetibili sembra di sentire le cariche elettriche dei neuroni nei lobi prefrontali che si spostano & si allineano in una direzione nuova come trucioli di ferro attirati dalla calamita.
La Terra subisce un bombardamento continuo di particelle cosmiche ad alta velocità stava spiegando una voce. Una voce amplificata.
Un'aula per seminari immersa nella penombra, all'Università. Non sapevo come c'ero arrivato. Non ricordavo neanche di esserci entrato, in quell'aula...C'era una specie di ronzio & un senso di vibrazione. Come capita quando si sente il pavimento che si inclina o la Terra che si agita sotto i piedi. Gli studenti del Professor R_ P_ erano tutti occupati a prendere appunti & io li guardavo con quelle spalle & quelle teste curve sui banchi & mi era venuto in mente di colpo che praticamente tutti quanti sarebbero stati degli ottimi candidati per farne ZOMBIE.
Se non che: c'era bisogno di una persona giovane & in salute, di sesso maschile. Di una determinata altezza, peso & corporatura ecc. C'era bisogno di un uomo «forte» & «vigoroso». & ben dotato, anche.
Ma gli studenti universitari mi sono proibiti. Dopo quell'incidente dovuto all'ignoranza che per fortuna di Q_ P_ non ha avuto conseguenze. Dietro il dormitorio era buio & il ragazzino era piegato in due a vomitare & tossire & quando aveva alzato gli occhi nel sentirmi gli avevo pestato il piede di porco sull'orecchio prima che riuscisse a vedermi in faccia per cui tutto OK. Avevo addosso il mio giaccone di tela col cappuccio & non c'erano testimoni, ma lo stesso mi sono lasciato prendere dal panico & sono scappato, cosa che adesso con l'esperienza che ho non farei mai. Ma era meglio così. Avevo imparato una lezione.
& poi a Ypsilanti talmente tanto tempo fa che non me lo ricordo quasi ero arrivato più o meno alla stessa conclusione. Il punto è questo: la scomparsa di qualsiasi studente universitario (tranne gli stranieri che sono a migliaia di chilometri da casa) verrebbe notata immediatamente. Le famiglie ci tengono, a loro. & gli studenti universitari hanno tutti famiglia.
Un candidato più sicuro per farne uno ZOMBIE poteva essere qualcuno che veniva da fuori città. Magari un autostoppista o un vagabondo o un tossico (purché in buone condizioni & non emaciato & non sieropositivo). O magari dai casermoni popolari per neri nel centro. Qualcuno di cui non frega un cazzo a nessuno. Qualcuno che non doveva neanche nascere.
Ero uscito dall'aula mentre la voce proseguiva nella sua cantilena & mi ero diretto alla biblioteca del dipartimento di psicologia per consultare i libri alla voce LOBOTOMIA.

Un vero ZOMBIE sarebbe mio per l'eternità. Obbedirebbe a ogni mio ordine & esaudirebbe ogni mio capriccio. Direbbe «Sì, Padrone» & «No, Padrone». & così per sempre nei secoli dei secoli. Perché un vero ZOMBIE non sarebbe mai in grado di dire qualcosa che non è, solo ciò che è. Avrebbe sempre gli occhi aperti & vigili ma gli mancherebbe dentro qualcosa che vede. O pensa. O giudica.
Proprio come voi che mi osservate (credete forse che non sappia benissimo che siete tutti impegnati a osservare Q_ P_? che prendete nota di tutto quello che fa Q_ P_? che passate il tempo a parlare di Q_ P_?) & pensate pensieri segreti & ORA & SEMPRE NEI SECOLI DEI SECOLI GIUDICATE.
Uno ZOMBIE non giudicherebbe mai.

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Quentin P. è un enigma per i suoi genitori, anche se naturalmente non credono affatto all'accusa di molestie sessuali mossa nei suoi confronti.

Quentin P. è un enigma anche per il suo psichiatra, che comunque lo incoraggia apprezzando le potenzialità sempre più positive dei suoi sogni, di cui parla tanto apertamente.
Per la nonna, poi, Quentin è solo un ragazzo dolcissimo, cui è impossibile dire di no.
Ma Quentin P., in realtà, è il più terrificante e credibile psicopatico assassino che sia mai stato messo su pagina...

lunedì 18 gennaio 2010

Innocence




(Who is innocent? No one is innocent. Who is innocent?)
Who is innocent?
Is it relevant in the world today?
I shake my head in disbelief
The killer walks again
Freed by evil men in their dark charade
This can't be happening
A mother's selfish pride
Her child's homicide
Can she be to blame?
The suited vultures circling
A father's cruelty
A murdered family
Is the world insane?
Their defenders ready to embrace their lies
With their devious smiles 


Your corruption is like
A cancer growing inside
You owe the world an apology
You've been taught all your life
That truth is easy to hide
You'll face your judgement another day
And suffer eternally


(Who is innocent? No one is innocent. Who is innocent?)
Presumed innocent
Justice fails again in the masquerade
A battered woman trembling
Her lover drunk again
When will the torture end
In her web of shame?
Is death the only way?
A child victimized
The crime politicized
For the counselor's gain
The rabid media congregates
His tortured memories
A pervert's fantasies
Is the world insane?
The parasitic devastation seen
On your TV screen


Your corruption is like
A cancer growing inside
You owe the world an apology
You've been taught all your life
That truth is easy to hide
You'll face your judgement another day
And suffer eternally


False defender, burn forever
Cold and spineless, have you no soul?
Wicked-minded, out of control and guided
By their hunger, they will find new
Ways to betray us


Your corruption is like
A cancer growing inside
You owe the world an apology
You've been taught all your life
That truth is easy to hide
You'll face your judgement another day
And suffer eternally

Who is innocent?
Is it relevant in the world today?
I shake my head in disbelief
Presumed innocent
Justice fails again in the masquerade
Has the whole world become insane?

[DISTURBED - INNOCENCE]


lunedì 4 gennaio 2010

La tecnologia ha i suoi lati positivi; sono gli effetti sul lungo periodo a preoccuparmi...


PETER MAY - SETTE NOTTI DI SANGUE

[…] "Sa cos’è il DNA?
…E’ semplicemente un codice, una sequenza di geni che determina la natura di tutti gli esseri viventi: la loro sostanza, le loro caratteristiche. Supponiamo che lei coltivi pomodori e che vengano tutti distrutti da un certo tipo di bruco. Che cosa fa?"
"Non lo so…uccido i bruchi con un pesticida."
"Questo è quello che si fa da anni. Il problema è che il pesticida contamina gli alimenti e l’ambiente, e inoltre costa. Ma un giorno lei scopre che tra le patate che coltiva c’è una qualità che non viene mai attaccata dal bruco. E scopre che la spiegazione sta nel codice genetico della patata, in quanto contiene un gene che produce una sostanza velenosa per il bruco. Quindi, dice a questo punto il nostro simpatico ingegnere genetico, ecco la soluzione del problema dei pomodori! Si prende il gene che produce la sostanza velenosa nella patata e lo si inserisce nel DNA del pomodoro. Ecco fatto: si ottiene un pomodoro che i bruchi evitano come la peste.
…I suoi pomodori hanno un altro problema: maturano troppo in fretta. Appena raccolti, confezionati e spediti al mercato, cominciano già ad andare male. Allora arriva l’ingegnere genetico, adesso suo grande amico, e dice di aver identificato, nel DNA dei pomodori, il gene che li fa avvizzire e andare a male. Lui può togliere quel gene, modificarlo e rimetterlo a posto, in modo che i pomodori maturino più tardi sulla pianta e rimangano freschi per settimane o addirittura mesi. Problema risolto.
…Si pensa di avere appena creato un pomodoro perfetto: non viene attaccato dai bruchi, si conserva a lungo sugli scaffali dei negozi e permette di risparmiare una fortuna perché non si devono più acquistare pesticidi. Ma anche la tecnologia ha i suoi costi. La società da cui dipende l’ingegnere genetico ha speso miliardi per la ricerca e lo sviluppo e scarica questi costi su di te. E non sono costi una tantum perché il DNA modificato non si trasmette nei semi e così lei deve ricomprarli ogni anno. Poi scopre che, nel pomodoro, la sostanza velenosa della patata, innocua per l’uomo, si è combinata con un’altra sostanza creando qualcosa a cui sono allergiche migliaia di persone, alcune in modo grave, fino a morire. E poi il gene modificato ha sì rallentato il processo di maturazione e di invecchiamento dei pomodori, ma ne ha rovinato il sapore. Così, anche se i clienti non sono allergici ai suoi pomodori, il loro sapore non piace. E lei è rovinato.
…Ma non è ancora finita. Per trasferire questi geni, i genetisti hanno usato un MARKER, cioè un altro gene che non ha niente a che fare né con la patata né con il pomodoro e permette di verificare presto e facilmente i risultati del trasferimento di altri geni. Ma il MARKER è stato prelevato da un batterio che è appena risultato resistente a un antibiotico molto usato per curare alcune malattie mortali dell’uomo. E allora, cosa succede? Chi mangia i suddetti pomodori non muore per la reazione allergica, ma diventa resistente ad alcuni antibiotici e muore per malattie perfettamente curabili."
"Ma il pomodoro verrà senz’altro testato, no? Saranno individuati i problemi e la coltivazione verrà interrotta."
"Lei la pensa così, vero? Ma le società che hanno finanziato la ricerca e lo sviluppo vogliono avere un ritorno del loro investimento. E gli scienziati che vi hanno lavorato sono tanto arroganti da pensare che una tecnologia relativamente recente possa sostituire un equilibrio ecologico raggiunto dalla natura nei millenni. Quindi sono ben felici di ignorare o negare l’evidenza. Intendo dire, abbiamo già avuto una soia geneticamente modificata che provocava gravi reazioni allergiche. Poi è stata la volta di un batterio manipolato in modo da produrre grandi quantità di un integratore alimentare che, negli Stati Uniti, ha causato la morte di 37 persone e l’invalidità permanente di altre 1500. Colture che hanno subito modificazioni genetiche per diventare resistenti ai diserbanti e agli insetticidi possono trasmettere, mediante impollinazione crociata, questa resistenza creando delle ‘super erbacce’ che soffocano le colture invadendo tutto il terreno a disposizione. E poi sa che c’è?…Adesso prendono alcuni geni anche dagli animali e dai pesci e li inseriscono nelle piante: patate contenenti geni di gallina per aumentarne la resistenza alle malattie, ottime se sei vegetariano. Pomodori contenenti geni di sogliola per cercare di ridurre i danni della conservazione in frigorifero. In alcune colture hanno usato addirittura il gene che produce il veleno dello scorpione per creare un insetticida naturale.
…Attraverso l’introduzione di colture geneticamente modificate, gli scienziati stanno liberando nell’ambiente grandi quantità di batteri e di virus. E non hanno la minima idea dei possibili effetti a lungo termine di questa operazione. Probabilmente nel giro di dieci anni non ci sarà un solo alimentare che non sia stato trasformato e nessuno potrà farci niente. E sa qual è il motivo di tutto ciò? I soldi: tutta la ricerca scientifica è motivata dal profitto. Alla fine del millennio, la ricerca biotecnologica aveva un valore di circa 100miliardi di dollari. Dicono che è per il bene dell’umanità, per nutrire milioni di persone nel mondo. Ma non hanno la minima prova che, alla lunga, questa tecnologia possa diventare meno costosa o più produttiva. Quando hanno incontrato difficoltà a causa delle normative vigenti negli Stati Uniti, le grandi società biochimiche non hanno fatto altro che trasferire i loro progetti in altri paesi, come la Cina, in cui le norme che regolamentano l’introduzione di colture geneticamente modificate sono meno restrittivi o addirittura assenti. E sa una cosa interessante? Quando una di queste società sviluppa una coltura resistente ad un certo diserbante, indovini chi fabbrica il diserbante?"
"Proprio quella società?"
"Giusto. E, invece di ridurre la quantità di diserbante con cui inquiniamo il pianeta, saremo costretti a usarne sempre di più perché la coltura è resistente ad esso…E quei maledetti scienziati! Filantropi? Neanche per sogno! Farebbero qualsiasi cosa per continuare a ricevere i finanziamenti delle società biochimiche in modo da continuare a credersi padreterni. E non dia retta alla storiella che le nuove colture riducono i costi e aumentano i raccolti per nutrire il Terzo Mondo affamato. Ricorda il coltivatore di pomodori, che ogni anno deve comprare i semi nuovi? Be’, anche i contadini dei paesi poveri dovranno fare la stessa cosa. E da chi li compreranno? Naturalmente dalle società biochimiche, che ne controllano anche il prezzo.
…Come le ho detto, la tecnologia ha senz’altro i suoi lati positivi. Sono gli effetti sul lungo periodo a preoccuparmi, le conseguenze imprevedibili che ricadranno sui nostri figli e sui figli dei nostri figli."

lunedì 28 dicembre 2009

The Regulator




I see that lantern trimmed low burning in our home
And though I feel like crying, I swear tonight, I'll cry no more

How many times have I prayed
That I would get lost along the way?

Dream with the feathers of angels stuffed beneath your head
The regulator's swinging pendulum
Dream with the feathers of angels stuffed beneath your head
The regulator's swinging pendulum

Come with me and walk the longest mile
Come with me and walk the longest mile

Is his wallet leather? Is his wallet fat?
For not a year later it's got you lying on your back
You should have closed your windows and got another dog
You should have chained up all the doors and switched up all the locks

And how many times have I prayed
The angels would speed me away

Dream with the feathers of angels stuffed beneath your head
The regulator's swinging pendulum
Dream with the feathers of angels stuffed beneath your head
The regulator's swinging pendulum

Come with me and walk the longest mile
Come with me and walk the longest mile

[CLUTCH - THE REGULATOR]


lunedì 21 dicembre 2009

...Vi chiedo di staccare la spina per qualche ora e di inventare la realtà...


DANIEL PENNAC - SIGNORI BAMBINI

"Immaginazione non significa menzogna."

"E Crastaing non era invecchiato. Non quel che si intende per invecchiare, non quel tracollo della carne intorno ad un rimpianto di giovinezza, nè quella calcificazione del cuore in nome del realismo. Non quel genere di invecchiamento. Era rimasto sè stesso, semplicemente, senza età, fin dall'inizio."

"Signorina Fontange!"
Il sollievo di tutti nel sentire il cognome di un altro!
E il mancamento di Isabelle Fontange all'esplosione
del proprio cognome...
"Sì, proprio lei, Fontange..."
Mi sono sempre chiesto come facesse un pedagogo di età matura a chiamare per cognome un affarino di dodici anni e tre mesi sui cui piedi grava ancora tutto il peso dell'infanzia..."

"La verità è che la famiglia è una specie in via di estinzione! Continuano a ripeterci il ritornello della perdita dei valori familiari. Baggianate! E' la famiglia che è scomparsa! Totalmente dissolta dagli enzimi mediatici! La televisione produce generazione spontanea e voi siete il disastroso prodotto di questa creazione! Il vostro televisore vi basta, è questo il dramma," prosegue Crastaing in lungo e in largo: "avete facce da schermo. Facce da schermo, con auricolari da walkman! Eppure non vi chiedo mica chissà cosa! Vi chiedo di staccare la spina per qualche ora e di inventare la realtà."

"E' curioso, il dolore. Il dolore più autentico si difende da sè stesso elaborando frasi. Forse è proprio questa la necessità letteraria...questo bisogno vitale di scrivere su...altrimenti non resterebbe che morire insieme ai morti."

"E niente soluzioni di comodo, per favore."

"Joseph ignora ancora che Moune è retrocessa fino all'età esatta in cui "perchè sì" è la risposta meno soddisfacente alla domanda "perchè?".
Dal canto mio, non ho mai lasciato che Igor mi soffocasse sotto i "perchè?". Mentre Tatiana si imbarcava con una pazienza sospetta nella catena senza fine dei "perchè? perchè?...ma perchè? perchè?...", io ho subito messo sotto accusa le risposte causali.
"I bambini se ne fregano delle cause, Tatiana! Quello che gli interessa è solo lo scopo."
Chè è la pura verità. Se uno sbarbato ti chiede "perchè piove?", la risposta peggiore che tu gli possa dare concerne "le nuvole...", risposta che provoca immediatamente "perchè le nuvole..?", ed eccovi imbarcati nella complessa analisi delle "precipitazioni atmosferiche"..."perchè le precipitazioni?"...con il loro codazzo di anticicloni e "perchè vengono dalle Zazzorre?"...Folle spirale in cui ben presto vai a sbattere contro le pareti della tua incompetenza, cosa che ti costringe al ceffone liberatorio o, peggio ancora, alla bugia.
No. Questa età esige risposte finalistiche. Un esempio di risposta finalistica?
"Perchè piove?" chiedeva invariabilmente Igor quando passavamo le nostre domeniche in campagna. "Eh? Perchè piove?"
"Affinchè i fiori crescano, Igor." Non che Igor amasse particolarmente i fiori, ma la loro necessità era fuori discussione, visto che li aveva sotto gli occhi, lì, sul ciglio del sentiero dove sguazzavamo in famiglia. "Affinchè i fiori crescano."
La risposta finalistica concede cinque minuti buoni di tranquillità. Provare significa adottarla.
Tatiana ovviamente era contraria. Sosteneva che a voler "finalizzare" tutto (l'espressione è sua) avrei fatto di Igor un cinico, un amputato della nostalgia, forse addirittura un uomo politico. Io affermavo che le madri "causaliste" (l'espressione è mia) fabbricavano cavillatori senza prospettive, dissettori di poesie, medici legali del sogno.
"Perchè litigate?" domandava Igor.
"Affinchè tu venga su bene." "